Termina la Cop 24, vincono ancora le lobby della grande industria

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di Riccardo Carraro (articolo pubblicato su dinamopress.it)

Era nei timori che la COP24 in Polonia non si sarebbe conclusa con un accordo a favore del clima e della difesa del pianeta e purtroppo i più foschi presagi si sono avverati.

Non è bastato il grave monito degli scienziati del IPCC (International Panel on Climate Change) dell’ONU che a ottobre avevano detto chiaramente che la situazione era grave ed era necessario velocizzare le misure per fermare il riscaldamento globale. Neppure sono servite le decine di report e notizie che testimoniano quotidianamente una situazione sempre più drammatica in vaste aree della terra. Recentemente, ad esempio, si è venuti a conoscenza, che parti rilevanti dei ghiacciai dell’Antartide Orientale si stanno staccando, con conseguenze che poi si riprodurranno a tutti i livelli: oceani, clima, fauna ecc.

Ancora una volta, in Polonia, invece, gli interessi del capitalismo mondiale che si fondono sulle energie fossili hanno sovradeterminato i negoziati. Sono in molti infatti a giudicare del tutto inadeguati i risultati finali della Conferenza di Katowice, ancora di più se posti in relazione con la complessità della sfida.

Johan Rockstrom, direttore dell’Istituto Potsdam per la Ricerca sull’Impatto Climatico ha detto a “The Guardian”: «La mia preoccupazione più grande è che i negoziati ONU hanno fallito l’obiettivo di allineare le proprie ambizioni ai dati scientifici. Continuiamo a seguire una strada che ci porterà a un mondo pericolosamente più caldo di 3 o 4 gradi entro il secolo. Eventi metereologici estremi colpiscono persone in tutto il mondo già con 1 grado di aumento della temperatura».

Secondo Greenpeace: «[…] abbiamo solo 12 anni per salvare il clima del Pianeta, eppure la COP24 di Katowice si è conclusa senza nessun chiaro impegno di miglioramento delle azioni climatiche da intraprendere. Dal summit emergono solo progressi procedurali. Mentre è stato approvato un regolamento relativo agli Accordi di Parigi, non è stato raggiunto un chiaro impegno collettivo per migliorare gli obiettivi di azione sul clima – Nationally Determined Contributions (ndc) – nonostante le aspettative che si avevano su questo appuntamento».

Unico aspetto positivo della conferenza è stata infatti l’introduzione di un “rulebook” ossia di una procedura che dovrebbe permettere l’implementazione degli Accordi di Parigi. Tuttavia se non si fissano obiettivi vincolanti per la riduzione di produzione gas serra (gli NCD di cui sopra), nessun passo significativo si potrà compiere.

Va ricordato che la questione climatica a oggi è anche una questione coloniale. Le lobby delle industrie fossili e della grande industria capitalista (legname, estrattivismo, allevamenti) sono infatti per lo più basate in paesi occidentali a clima temperato, mentre i paesi che già ora stanno soffrendo in modo disastroso gli effetti del climate change sono quelli del Sud del mondo, in particolar modo isole e zone costiere.

Inoltre cambiamenti climatici e guerre sono oggi le due ragioni principali che spingono le popolazioni a emigrare, affrontando tutta la violenza e la durissima realtà delle rotte migratorie. Per evitare di muovere la gente dalle proprie terre basterebbe garantire più giustizia (anche climatica oltre che sociale) anziché le fortezze, le frontiere e le politiche spregevoli quali quelle decise dai governi occidentali sulla tematica.

Va infine ricordato che la lotta contro i cambiamenti climatici è anzitutto una lotta contro il capitalismo, perché è chiaro a tutti che l’economia capitalista, per come è costruita oggi non è compatibile con le misure necessarie per fermare il riscaldamento globale.

La prossima Cop sarà in Cile e quella successiva, che dovrebbe essere decisiva per chiudere i negoziati, si svolgerà o in Gran Bretagna o in Italia. La lotta da qui a quel momento per chiedere giustizia climatica sarà fondamentale e urgente per evitare una catastrofe di proporzioni che ancora oggi non immaginiamo pienamente.

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 38 di Gennaio – Febbraio 2019. “Il cambiamento del clima, il clima del cambiamento