Riprendiamoci il comune

 
PROPOSTE DI LEGGE IN PDF:
Proposta di legge socializzazione CDP [PDF]

Proposta di legge riforma della finanza pubblica locale [PDF]

RIPRENDIAMOCI IL COMUNE

proposta di una campagna per l’approvazione

di due leggi d’iniziativa popolare

per la riforma della finanza locale

e per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti

 

 

La lettura della situazione da cui nasce la proposta

 

  1. Il paradigma dei beni comuni, posto con forza dall’azione dei movimenti per l’acqua, culminata nella straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011, è divenuto il timone di moltissime lotte che sono tuttora in campo, a livello urbano e territoriale.

Che si parli di grandi opere o di servizi, di spazi occupati o di diritto all’abitare, di acqua o di rifiuti, il tema della riappropriazione sociale dei beni comuni costituisce l’humus di un altro modello di comunità locale, di città e di società.

Se il paradigma dei beni comuni è riuscito a mettere in discussione il pensiero unico del mercato, rischia tuttavia di essere drasticamente depotenziato dalla nuova narrazione che i poteri dominanti hanno costruito, con la crisi esplosa a partire dal 2011, e con le ricette liberiste e austeritarie da allora imposte senza soluzione di continuità.

L’enorme massa di denaro accumulata in questi decenni sui mercati finanziari ha stretta necessità di essere investita per riprendere l’accumulazione di profitti, e il terreno obbligato è quello dei settori che, grazie alle lotte prodotte, erano sinora stati esclusi dal mercato: parliamo dei beni comuni naturali, come aria, acqua, energia e territorio, e dei beni comuni sociali, come sanità istruzione, casa, rifiuti, servizi sociali.

Un attacco a tutto campo che, ponendo i vincoli di stabilità finanziaria come priorità, ha costruito la trappola del debito, quale grimaldello per poter approfondire la privatizzazione dei servizi pubblici e la mercificazione dei beni comuni.

Si tratta in tutta evidenza di un gigantesco processo di espropriazione di democrazia.

 

  1. L’attacco in corso ha come obiettivo primario le città e i Comuni. Non a caso, nonostante il loro contributo al debito pubblico complessivo sia irrisorio -non supera l’1,8%- tutte le politiche finanziarie sinora adottate -tagli ai trasferimenti, spending review, patto di stabilità, pareggio di bilancio- sono state indirizzate a mettere gli enti locali con le spalle al muro.

Il motivo è semplice: nelle città e nei Comuni risiede la gran parte della ricchezza collettiva, costituita da territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi pubblici locali.

Una ricchezza, quantificata in oltre 570 miliardi, che i grandi interessi finanziari e immobiliari non vedono l’ora di “valorizzare”.

Le città e i Comuni sono oggi il terreno privilegiato dell’espropriazione liberista, rivolta a mercificare l’intera società, la natura e la vita stessa delle persone.

D’altronde, qual è lo scopo delle politiche securitarie, se non quello di disciplinare le comunità, espellendo i non conformi e reprimendo i ribelli?

Di fronte a questa situazione, occorre che tutti i movimenti, i comitati e le realtà sociali producano un salto di qualità nella loro azione, inserendo il quadro economico-finanziario nella filiera della propria lotta, come terreno di scontro politico tra i profitti e i diritti, tra la Borsa e la vita.

 

  1. Dentro questo solco nasce la proposta “Riprendiamoci il Comune”, che vogliamo sottoporre.

Si tratta della necessità di riprendersi il comune, ovvero quel terreno che, contro il privato e oltre il pubblico, può costruire il nuovo orizzonte, fuori dal paradigma della proprietà e del valore di scambio, e dentro quello della condivisione e del valore d’uso.

Si tratta della necessità di riprendersi il Comune, ovvero di riappropriarsi degli enti locali come luoghi della democrazia di prossimità, garanzia dei diritti fondamentali, strumenti dell’autogoverno partecipativo.

Per fare questo, occorre avviare un radicale conflitto tra la trappola del debito e i vincoli finanziari da una parte, e la riapppropriazione, attraverso nuove forme di gestione partecipativa da parte di lavoratori e cittadini, dei beni comuni, dei diritti e della democrazia dall’altra.

A partire dalla realtà delle città e dei Comuni.

 

Gli obiettivi della proposta

 

Per costruire una lotta diffusa e agita territorialmente, ma che diventi vertenza nazionale da imporre all’agenda politica del Paese, riteniamo che due siano i nodi da mettere in campo.

Il primo riguarda il ruolo degli enti locali e la loro funzione pubblica e sociale.

Si tratta di rivendicare la priorità di questo ruolo, rispetto a quello, costruito in questi anni, di enti locali “manageriali”, il cui unico obiettivo è ridurre la spesa sociale e mettere il patrimonio comune sul mercato.

Il secondo riguarda la Cassa Depositi e Prestiti, l’ente -ora Spa- che raccoglie oltre 250 miliardi di risparmi dei cittadini, affidati alle Poste.

 

Si tratta di proporre strumenti che, attraverso un percorso di alfabetizzazione dal basso su entrambi questi nodi, facciano comprendere come, tanto il ruolo delle città e dei Comuni, quanto il ruolo del risparmio dei cittadini, siano stati stravolti e messi al servizio dei grandi interessi finanziari.

Riappropriarsi del Comune -ente locale autogovernato in forma partecipativa- e riappropriarsi del comune -la ricchezza collettiva dei risparmi-  per costruire, tutti insieme e dal basso, un altro modello di città e di comunità territoriale.

 

Lo strumento della proposta

 

Proponiamo la costruzione collettiva e inclusiva di una campagna per l’approvazione di due leggi d’iniziativa popolare, che riesca a mettere in campo tutte le soggettività sociali già attive dentro lotte specifiche, che quotidianamente si confrontano con il muro di gomma neoliberale del “C’è il debito, non ci sono i soldi”, a cui non intendono più sottostare, per rivendicare la riappropriazione sociale dei beni comuni, della ricchezza collettiva prodotta e della democrazia.

 

La prima proposta di legge d’iniziativa popolare riguarda “Principi e disposizioni per la riforma della finanza pubblica locale”, e ha l’obiettivo di far uscire città e Comuni dalla gabbia dell’austerità e del pareggio di bilancio, proponendo risorse adeguate e non comprimibili, la gestione partecipativa delle stesse, e la finalizzazione al pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere, ovvero alla garanzia dei diritti e del futuro delle comunità locali di riferimento (vedi scheda 1 allegata).

 

La seconda proposta di legge d’iniziativa popolare riguarda “Principi e disposizioni per la tutela del risparmio e per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti”, e ha l’obiettivo di trasformare Cdp in un ente pubblico e sociale, decentrato territorialmente, con lo scopo di finanziare a tassi agevolati gli investimenti, scelti con percorsi partecipativi. di città e Comuni (vedi scheda 2 allegata).

 

Un binomio di leggi che, se approvate, costituirebbero le basi concrete di un altro modello di città e di comunità locale.

 

La verifica della proposta

 

Come tutte le esperienze dei movimenti insegnano, il metodo è sostanza. La proposta che vogliamo sottoporre va dunque discussa, integrata, modificata, attraverso momenti di confronto collettivo e aperto a tutte le persone, realtà e soggettività interessate.

Per questo proponiamo di costruire, tutte e tutti assieme, momenti assembleari decentrati e itineranti, come prima verifica collettiva delle possibilità e potenzialità di lancio della campagna.

Se ci saranno le condizioni, crediamo importante provare a costruire cinque prime assemblee geograficamente collocate (nord-ovest, nord-est, centro, sud-ovest e sud-est) nel Paese.

Ogni ulteriore passo sarà deciso collettivamente, sulla base delle risultanze di queste assemblee.

 

Un possibile valore aggiunto della proposta

 

Poichè la campagna proposta tocca radicalmente i nodi dell’Ente locale -qual è la sua funzione, come si finanzia- è possibile che, a sostegno della stessa, si possa creare un fronte parallelo, che veda in campo direttamente gli Enti locali, e che coinvolga un certo numero di Comuni e città.

Sarebbe un innegabile valore aggiunto alla campagna messa in atto dai movimenti dal basso.

 

 

 

 

Giugno 2019                                                    ATTAC ITALIA

 

RIPRENDIAMOCI IL COMUNE

 

 

  1. Motivazione politica generale

Attac Italia ha definito il profilo del proprio ruolo associativo, nella fase politica che stiamo attraversando, come orientato a promuovere e costruire l’alleanza sociale e politica dei movimenti, come processo di realizzazione dal basso di un’alternativa reale alle politiche monetariste europee, alle politiche di austerità nazionali e al conseguente attacco ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia.

 

  1. Motivazione politica nel merito

Dentro il quadro generale, Attac Italia ha definito, come risultato della propria analisi, gli enti locali e le comunità territoriali come uno dei luoghi fondamentali di precipitazione della crisi e dello scontro sociale. In questo senso, l’insieme delle misure relative ai parametri del patto di stabilità interno e al pareggio di bilancio, alle politiche applicate con la trappola del debito pubblico, ai tagli previsti dalla spendingreview ha creato il terreno per mettere con le spalle al muro gli enti locali, mettendo a repentaglio la loro storica funzione pubblica e sociale e trasformandoli in luoghi di mera facilitazione dell’espansione degli interessi finanziari, finalizzata a mettere le mani sul patrimonio pubblico, sui servizi pubblici locali, sul territorio. Funzionale a questo nuovo ciclo di espropriazione è la progressiva sottrazione, formale e sostanziale, degli spazi di democrazia.

 

  1. L’alleanza sociale e politica dei movimenti a livello territoriale

L’obiettivo più generale di Attac Italia ha dunque una sua declinazione territoriale, che consiste nel capire come costruire in ogni realtà un percorso capace di unificare le diverse vertenze aperte sui temi dei beni comuni, dei servizi pubblici locali e della democrazia di prossimità, promuovendo un’analisi sul sistema “comunità locale” e una piattaforma condivisa di obiettivi intorno ai quali promuovere una diffusa e radicata mobilitazione sociale.

 

Chiamiamo questo percorso “Riprendiamoci il Comune” per significare il salto di qualità che ogni conflittualità aperta deve fare per rendere più forte la propria vertenza e per costruire gli intrecci necessari ad invertire la rotta e a promuovere processi di riappropriazione sociale dei beni comuni, dei servizi pubblici locali, di una nuova economia sociale territoriale, di una reale democrazia di prossimità.

 

4.Favorire la partecipazione diretta dei cittadini

L’obiettivo del percorso “Riprendiamoci il Comune” è quello di favorire la partecipazione diretta dei cittadini, costruendo, da una parte, un’adeguata consapevolezza sull’attacco in corso, volto a modificare strutturalmente la funzione dell’ente locale e ad espropriare le comunità territoriali dei beni comuni, dei servizi pubblici locali e della democrazia di prossimità, e, dall’altra, mettendo in campo strumenti concreti di azione per riappropriarsi di quello che da sempre appartiene alle collettività locali.

 

  1. I temi di analisi e gli obiettivi per un’azione collettiva

Per affrontare in maniera sistemica la trasformazione in corso negli enti locali, crediamo che tre siano i filoni principali che possono connettere fra loro le diverse vertenze e favorire la partecipazione dei cittadini:

 

  1. a) la finanza locale
  2. b) i beni comuni, il territorio e la nuova economia
  3. c) la democrazia di prossimità

 

Di seguito alcune tracce di riflessione su ciascuno degli stessi.

 

5.1. La finanza locale

Sviluppare la conoscenza sulla situazione finanziaria dell’ente locale diviene sempre più necessario per evitare di far precipitare ogni rivendicazione territoriale contro il muro di gomma del “non ci sono i soldi, ci sono il debito e il patto di stabilità” e per rivendicare la riappropriazione della ricchezza sociale territoriale.

 

In questo senso, alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

  1. a) cos’è e come nasce la trappola del debito
  2. b) cos’è e quali conseguenze comportano il patto di stabilità interno e il pareggio di bilancio
  3. c) qual è la situazione finanziaria dell’ente locale
  4. d) quali forme alternative di finanza locale sono possibili

 

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

  1. rompere il patto di stabilità e il pareggio di bilancio e fuoriuscire dall’austerità come paradigma della finanza locale
  2. rivendicare il pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere, ovvero una spesa pubblica locale, necessaria e incomprimibile, finalizzata al riconoscimento dei diritti individuali e sociali
  3. socializzare la Cassa Depositi e Prestiti come leva finanziaria per gli investimenti a tassi agevolati degli enti locali
  4. contrapporre alla “spending review” dall’alto una “quality review” dal basso, attuata da comitati di lavoratori e di cittadini allo scopo di lottare contro gli sprechi e per una diversa qualità dei servizi

 

 

5.2. I beni comuni, il territorio e la nuova economia

Mettere a fuoco la questione dei beni comuni e del territorio significa rovesciare il quadro di analisi dato dai poteri forti dominanti e assumere la qualità della vita collettiva come priorità di ogni azione territoriale. Significa rimettere il Comune nel ruolo di garante dei diritti individuali e sociali e di motore di un nuovo modello di economia sociale territoriale, all’interno del quale la finanza torni ad essere strumento al servizio dell’interesse generale.

 

In questo senso, alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

  1. a) beni comuni e servizi pubblici strumenti per la qualità della vita territoriale o per la valorizzazione di mercato?
  2. b) territorio e patrimonio pubblico e privato esistente strumenti per un altro modello di città o per la rendita fondiaria e finanziaria?
  3. c) qual è e quale può essere il ruolo dell’ente locale nell’economia sociale territoriale?

 

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

  1. riappropriazione sociale e gestione partecipativa di tutti is ervizi pubblici locali

2.progettazione partecipativa della politica urbanistica e riuso autogestito del patrimonio pubblico e privato inutilizzato

  1. proposte per la costruzione dal basso di uan nuova economia territoriale

 

 

5.3. La democrazia di prossimità

 

Porre al centro la democrazia di prossimità significa evidenziare come gli abitanti di un territorio, per il fatto stesso di aver deciso di viverci, sono gli unici ad avere chiaro come il tempo delle scelte di un Comune non debba essere misurato secondo la redditività immediata (questo è il tempo scandito dagli interessi finanziari) o secondo gli effetti a breve termine (questo è il tempo scandito dalla consiliatura che vede in carica gli amministratori), bensì sul tempo lungo della persistenza della qualità della vita per sé e per le generazioni che verranno. In questa direzione, la partecipazione dei cittadini non va vista come un lusso, ma come una necessità e una garanzia.

 

In questo senso,alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

  1. a) cosa significa un Comune trasparente in termini di informazione condivisa e di socializzazione dei saperi?
  2. b) quali sono le difficoltà della democrazia locale rappresentativa e quali gli strumenti attivabili di democrazia diretta e di democrazia partecipativa?

 

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

 

  1. proposte di strumenti di informazione e conoscenza diffusa
  2. strumenti di democrazia diretta: consigli comunali aperti, delibere d’iniziativa popolare, referendum cittadini su ogni problema importante
  3. strumenti di democrazia partecipativa: bilancio partecipativo, piano regolatore partecipativo, gestione partecipativa del ciclo dei beni comuni, bilancio sociale partecipativo