L’Università delle migrazioni – Un’esperienza partecipativa

di Roberto Guaglianone

Nel 2016 Attac Saronno, alla prese con la vittoria elettorale della Lega alle elezioni amministrative dell’anno prima, decide che è venuto il momento di lavorare ancora più incisivamente sul versante della conoscenza del fenomeno migratorio. Un argomento che era stato rimosso dalla campagna elettorale del 2015, quando in città l’unica formazione che – in periodo elettorale – organizzò un dibattito sul tema dell’immigrazione fu proprio “L’altra Saronno”, contenitore organizzato da Attac.

Ecco allora presentarsi l’occasione di un’inedita collaborazione con un gruppo di associazioni locali, da tempo impegnate nel sociale – alcune specificamente nel settore immigrazione.

A seguito di un 2016 di mobilitazioni, che portano anche alla condanna in tribunale civile per discriminazione della Lega Nord di Saronno (ed anche di quella nazionale) per l’affissione di un manifesto contro i richiedenti asilo “clandestini”, una ventina di associazioni si convocano ad un incontro per decidere come muoversi per contrastare non solo le politiche, ma anche la cultura della discriminazione ferocemente ostentata dalle forze al governo della città, si trova un accordo su un programma di cinque incontri, uno al mese per altrettanti mesi, da tenersi a partire dal febbraio 2017.

Una caratteristica tuttora presente è l’impostazione partecipativa degli incontri di ideazione del percorso “didattico” dell’Università, aperti a tutte e tutti coloro le/i quali, in forma singola e/o organizzata, intendano proporre contenuti, man mano approvati con il metodo del consenso, all’unanimità.

Sarà un partecipatissimo intervento pubblico di Virginio Colmegna sulla campagna “Ero straniero” ad aprire, idealmente, la prima edizione dell’Università delle Migrazioni – questo il nome attribuito all’appuntamento.

Ogni “lezione” tratta un argomento con la presenza di un esperto in materia, la cui presenza, talvolta onerosa, viene coperta dall’autotassazione dei venti soggetti che alla fine risulteranno essere gli organizzatori dell’evento, con una forte presenza del mondo laico e cattolico di base, a regia Attac.

Incoraggiante, da subito, la risposta “di pubblico”, con 100 presenze medie ad ogni incontro della prima annualità. Questa (febbraio – giugno 2017) ha affrontato – per così dire – l’ABC delle migrazioni, seguendo idealmente il percorso di una persona che lascia il suo Paese, per emigrare più o meno forzatamente, fino a descrivere i percorsi di accoglienza e integrazione presenti nei Paesi di destinazione, includendo anche gli aspetti giuridici che regolano questi percorsi.

Altre 150 persone, in media, seguono le lezioni in differita: ogni incontro è filmato e viene scaricato sul blog di Attac Saronno, dove sono reperibili tutti gli incontri effettuati nelle tre edizioni dell’Università.

Favorita anche dalla gratuità di partecipazione, l’Università delle migrazioni ha continuato a registrare una ragguardevole media di presenze anche nelle due successive edizioni, quella del 2018 – sul tema degli stereotipi delle migrazioni- e nella terza edizione del 2019, quando è stato affrontato il discorso sulle cause delle migrazioni, affrontando il tema dell’economia sociale territoriale come risposta agli squilibri tra nord e sud del mondo.

Interessante notare come si sia deciso, a partire dal 2018, di modificare l’assetto delle “lezioni”, prevedendo la presenza di due docenti per ogni appuntamento: il primo, un teorico della materia, esperto di livello, viene affiancato da un secondo interlocutore, che rappresenta un progetto di realizzazione concreta di quanto viene teoricamente esposto nella prima parte: ad esempio, a proposito del tema dello sfruttamento minerario di vaste aree del mondo, l’intervento del docente esperto (nella fattispecie un giornalista) è stato affiancato dall’esperienza della cooperazione sociale locale che lavora  per il recupero di materiali elettronici, reinvestendo gli utili in operazioni sociali con rifugiati in Italia e con autoctoni in Africa.

Interessanti e curati anche gli “eventi collaterali” allo svolgimento dell’Università delle migrazioni: presentazioni di libri, rappresentazioni teatrali, concerti, momenti conviviali, partecipazione a iniziative cittadine – il tutto sempre con un contributi di multiculturalità ed esperienze vissute, non ultima quella delle ONG che salvano vite in mare, oppure dell’ultima frontiera di “sviluppo” dell’Università, rappresentata – in questi ultimi mesi – dall’ideazione di un Film Festival – denominato “Liberazioni” (fb: liberazioniff), che sta prevedendo la proiezione di quattro pellicole prodotte dal basso sul tema di libertà, migrazioni e lotte nel sud e nel nord del pianeta.

In cui si parla –  molto spesso al femminile – di rivoluzione in Rojava come di migrazioni dalla Turchia, di diritti delle donne in Medioriente come di accoglienze in casa nostra, con titoli come “Dove bisogna stare”, “Binxet – Sotto il confine”, oppure “I am the revolution” e “The harvest – il raccolto”. Il tutto gestito sotto forma di cineforum, alla presenza di un protagonista della pellicola, dal regista al produttore.

Ed ancora una volta, la risposta del pubblico non si fa attendere: anche grazie al traino di un concerto “partigiano” realizzato due settimane prima dell’inizio del festival, il Film Festival sta raccogliendo oltre 150 presenze a serata, andando a contribuire – anche grazie al prezzo popolare per assistere alla proiezione: 5€ – i fondi necessari a finanziare a prossima edizione dell’Università delle Migrazioni, in partenza nel febbraio 2020. Tema: le diverse facce dell’integrazione e dei diritti di tutte e tutti.

Con un riconoscimento politico all’iniziativa che si è recentemente concretizzato nella partecipazione di oltre venti associazioni e gruppi ad una serata pubblica di Attac Saronno che – in prospettiva delle imminenti elezioni amministrative – ha chiesto ed ottenuto di discutere un documento sulle priorità da inserire nei programmi amministrativi d chi si opporrà alle destre alle prossime elezioni locali: tra cui, ovviamente, politiche redistributive delle risorse (non solo economiche) della città, a favore delle fasce più deboli della popolazione, cittadini stranieri residenti  (e non) in prima battuta.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 43 di Gennaio- Febbraio 2020. “La diseguaglianza e le rivolte