L’ultimo paradosso torinese: privatizzare per non privatizzare

di Mariangela Rosolen (Attac Torino)

Ha sollevato interesse nazionale il destino di Cavallerizza Reale, lo storico compendio militare dei Savoia situato nel pieno centro di Torino e destinato dal Piano Regolatore cittadino ad albergo, negozi, uffici e residenze sicuramente non popolari.

L’occupazione dal 2014 da parte di cittadini di varie connotazioni culturali e sociali per impedirne la privatizzazione e destinarlo a usi civici, è naufragata in uno sgombero dolce, a fronte di promesse di un futuro ritorno, di cui si fanno gran vanto Sindaca e Prefetto.

Chi si augurava che la revisione in corso del vecchio PRG, oltre a porre rimedio all’eccessiva cementificazione e mercificazione di Torino, tenesse conto anche di tali promesse … lasci ogni speranza.

Lo ha fatto capire chiaramente la Sindaca di Torino, che, dopo la defenestrazione dell’assessore Montanari, ha avocato a sè la delega al PRG, e mercoledì 11 dicembre 2019, ha presentato pubblicamente la documentazione per la Revisione del Piano.

Enorme il divario tra il fraseggio subdolo e insinuante della delibera Montanari che evoca una Città Ideale, e l’assenza di ogni sia pur minimo accenno a porre rimedio alle conseguenze più gravi del vecchio PRG, del quale in realtà non si propone la revisione, ma solo una “manutenzione straordinaria” (sic!) fatta di poche regole e tanta flessibilità.

Di suo, la Sindaca aggiunge la “semplificazione”: in sostanza ancor meno lacci e lacciuoli urbanistici, così da consegnare la città fisica del tutto indifesa agli interessi speculativi, fondiari e immobiliari.

In quella presentazione, il totale silenzio sul futuro della Cavallerizza conferma il totale assenso alle previsioni di privatizzazione, testimoniate del resto dal PUR – Progetto Unitario di Riqualificazione di Cavallerizza Reale, consegnato dai progettisti alla città alla scadenza concordata del 30 ottobre scorso, che Sindaca e Giunta si guardano bene dal rendere pubblico.

Al punto che la consigliera comunale Montalbano (DemA) ha dovuto fare un accesso agli atti per poterlo vedere, mentre i movimenti di base come Assemblea 21 hanno dovuto chiedere con una lettera aperta a Sindaca, Giunta e Consiglio comunale, che il PUR venga reso pubblico, senza ricevere a tutt’oggi risposta alcuna.

Il fatto è che il PUR conferma integralmente la destinazione di Cavallerizza ad albergo, negozi, residenze e uffici privati, riservando all’uso pubblico una piccola parte del piano terreno.

Il resto del pian terreno, anch’esso privatizzato, è assoggettato all’uso pubblico secondo queste indicazioni: “Il proprietario dovrà consentire l’accesso al pubblico compatibilmente con l’attività ivi esercitata, in ogni caso garantendo il pubblico accesso al cortile interno e alle vie interne 4 ore al giorno, con possibilità di deroga a tale imposizione in presenza di giustificato motivo.”

Eppure, ancora il 12 novembre l’Assessore Iaria dichiarava a La Stampa: “Il Piano sarà integrato con il dialogo per valorizzare  la vocazione culturale e artistica della Cavallerizza”.

Dialogo su che cosa – chiede Assemblea21 – se il PUR è tenuto segreto? Dialogo con chi, se finora le decisioni sono state prese da pochi intimi, in qualche stanza del Comune, escludendo chiunque “fuori dal coro” si voglia occupare del futuro di Cavallerizza?

Come non definire menzognere le affermazioni della maggioranza 5Stelle al governo di Torino che per anni ha fatto credere che il compendio Cavallerizza non sarebbe stato privatizzato, mentre in realtà esplorava ogni possibilità di vendita fino a creare, con l’aiuto di alcuni accademici torinesi, lo strumento della Fondazione, adatto per privatizzare senza rumore e in certi casi anche senza il controllo del consiglio comunale?

La Fondazione è la novità del Regolamento dei Beni Comuni Urbani che la maggioranza 5 Stelle si vanta di aver approvato e che considera “all’avanguardia”. E lo è sicuramente per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico: nessuna città italiana era giunta finora a tanto!

Nessuna amministrazione comunale è finora arrivata al punto di dichiarare la propria incapacità di governo del patrimonio pubblico e di certificare la propria inutilità istituzionale, mettendo la città fisica in mano ai privati: disinteressati? filantropi? benefattori? che metterebbero la loro proprietà a disposizione della Città !?!?

In realtà metterebbero i loro soldi per valorizzare, rectius: estrarre valore dai beni immobili di proprietà dei cittadini tutti. Gli accademici torinesi autori della pensata, la giustificano considerando “… screditato il concetto di demanio pubblico rispetto alla presa d’atto della sua totale impotenza storica rispetto alle privatizzazioni (…) la contrapposizione fra pubblico e privato è il prodotto più squisito di quell’ideologia borghese che nel contesto neoliberale sta privatizzando ogni bene pubblico e comune (….) I beni comuni vanno difesi tanto nei confronti del pubblico quanto del privato (…). Ogni strumento di autonomia privata (che meglio sarebbe chiamare autonomia civica) deve essere sviluppato nella costruzione di nuove istituzioni del comune, per essere gramscianamente utilizzato in modo contro egemonico…. per cui: bisogna privatizzare per non privatizzare”.

Per noi quivis de populo, la Fondazione è un’altra trovata di lorsignori, per i quali quel che è mio è mio è quel che è tuo è anche mio!

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 43 di Gennaio- Febbraio 2020. “La diseguaglianza e le rivolte