Lamezia Terme: Riappropriamoci della città

12 logo progetto 480x627

 fonte: Collettivo Autogestito Casarossa40

a cura del Collettivo Autogestito Casarossa40

Oggi, come spesso è accaduto in passato, la città, il suo spazio urbano (centro e periferia) e le sue campagne, si trasformano in luoghi dove si condensano e precipitano gli effetti del capitale e della sua crisi sistemica. Non è un caso infatti che tali spazi siano diventati centrali nello scontro di classe e del conflitto sociale.

La povertà e i processi di impoverimento, risultato della crisi economica, vengono affrontati con provvedimenti da shock economy che non solo non risolvono i problemi quotidiani di chi cerca di sopravvivere all’asprezza della crisi, ma favoriscono palesemente mercato e finanza.

Il progressivo ritirarsi dello Stato dalle forme del welfare in tutti i territori del nostro Paese sta rendendo degli involucri vuoti tutti i corpi intermedi della regolazione sociale, sostituiti, da una parte, da un apparato repressivo come elemento di controllo sociale e, dall’altra, dal cosiddetto privato sociale come elemento di garanzia ed accesso ad un welfare, che muta la sua forma da statale a privata.

In questo contesto di instabilità sociale e istituzionale si apre nei territori, e per chi in essi milita, uno spazio importante di possibilità per risolvere le difficoltà quotidiane e la condizione di precarietà e sofferenza, in una prospettiva collettiva, mutando nelle lotte la condizione di impoverimento in condizione di potenza. Per farlo, occorre uscire dalla rassegnazione, con una presa di coscienza collettiva della necessità di abolire un sistema che, per garantire enormi profitti ad un’esigua minoranza di persone, condanna alla povertà e alla solitudine la stragrande maggioranza della popolazione.

 La riappropriazione sociale dei beni comuni e dei servizi diviene, pertanto, la base per la costruzione di una nuova soggettività conflittuale, che sappia mettere in campo un’economia socialmente ed ecologicamente orientata, partendo dalla condivisione collettiva su “cosa, come, dove e per chi produrre”; che si riappropri della ricchezza sociale prodotta per garantirne un’adeguata redistribuzione

È necessario, allora, promuovere processi che vedano protagonisti i comitati popolari, le organizzazioni sociali e le comunità locali nella costruzione di mobilitazioni in difesa del territorio e della salute, per la riappropriazione sociale dei beni comuni, per una nuova economia sociale territoriale, che metta al centro dell’agire nuove forme autonome, autogestionarie e di democrazia diretta e che respinga il meccanismo – spesso autoassolvente – della delega e delle scorciatoie elettoralistiche.

Riprendiamoci il Comune per noi significa riprendersi la città ed i suoi territori con una pratica di mobilitazione cittadina, che rimetta al centro la partecipazione diretta delle comunità locali per la costruzione collettiva di un’adeguata consapevolezza sull’attacco espropriatore messo in campo da Governo, finanza e mercato e che costruisca nuovi strumenti concreti di azione per riappropriarsi di quello che appartiene a chi vive e lotta in città.

Proveremo quindi a costruire un laboratorio popolare sull’autogoverno coinvolgendo le realtà territoriali e i singoli cittadini che non vogliono limitarsi a rivendicare un “altro mondo”, ma che vogliono metterlo in atto nelle loro pratiche quotidiane.

Intendiamo aprire degli scenari di possibilità per un nuovo governo del territorio, capace di elaborare forme permanenti, autonome e popolari per la raccolta e il coordinamento di istanze, bisogni e desideri, perché non esiste nessun tipo di avanzamento delle lotte contro la crisi e l’austerità senza la creazione di un rapporto di forza reale, fatto di corpi in carne ed ossa che divengono forti proprio nei processi di autorganizzazione.
Per fare ciò non esistono scorciatoie semplicistiche.

Se vogliamo riprendere parola sul futuro della nostra città dobbiamo far spaziare la nostra azione all’interno di alcuni grandi filoni d’inchiesta e lotte sociali, che oggi acquistano un’importanza strategica all’interno di un quadro ricompositivo di classe: “ambiente, difesa del territorio e diritto alla città”, “reddito, lavoro e ridistribuzione”, “democrazia diretta, autogoverno, mutualismo e riappropriazione”, “solidarietà, antirazzismo ed antifascismo”, “cultura, formazione ed accesso ai saperi”.

Questi filoni d’inchiesta non possono prescindere dal contesto politico e sociale nel quale operiamo e che vede le realtà antagoniste/anticapitaliste in una fase di ristagno sul piano delle lotte sociali.

Coscienti, quindi, che non sia possibile costruire una nuova soggettività antagonista “a tavolino”, occorre attrezzarci per cogliere, di volta in volta e in “ciò che si muove”, le opportunità per rafforzare politicamente la nostra gente, la nostra classe, ed essere punto di riferimento – tra molte altre esperienze di lotta – di una prospettiva di cambiamento reale.

Diventa pertanto importante, in una primissima fase, far veicolare i contenuti di “Riprendiamoci il Comune” in tutte le opportunità e le interazioni che il nostro agire politico ci pone dinanzi (assemblee, rassegne, comitati, coordinamenti, ecc.). Ciò chiaramente non basta.

Occorre rompere il muro di silenzio che ci separa dalla “nostra gente”. Questa fase del progetto dovrà essere caratterizzata e sviluppata come una sorta di “scuola territoriale e popolare di autoformazione al conflitto”, in cui vengano esplicitati i nessi tra le diverse problematiche sociali e gli intrecci esistenti tra scelte globali e ricadute territoriali. In essa Casarossa40 fungerà da soggetto promotore di un momento di controtendenza sociale rispetto a quello che oggi sono i luoghi comuni costruiti dalla politica locale attorno ai temi come la salute, i migranti, l’ambiente, i beni comuni, solo per citarne alcuni.

La cassetta degli attrezzi si dovrà riempire e svuotare di volta in volta, a seconda delle esigenze contestuali: presidi e cortei, banchetti di controinformazione, manifesti e volantini, assemblee pubbliche, ecc.

Per fare ciò sarà fondamentale seguire passo passo tutti gli sviluppi e le scelte di natura politica, economica e finanziaria dell’Amministrazione Comunale e smascherare tutti i meccanismi perversi di gestione delle finanze territoriali; denunciare quali sono gli svantaggi strutturali del patto di stabilità, insieme alle cause vere del debito pubblico; proporre e provare a costruire delle alternative atte a scardinare la fissità del problema della redistribuzione delle risorse.

La seconda fase emergerà da ciò che saremo riusciti a produrre e da ciò che affiorerà in termini di vertenzialità e mobilitazione diffusa; avendo sempre, come duplice obiettivo, la necessità, da una parte, di prefigurare lo scenario di un altro modello di territorio e di città e, dall’altra, di perseguire in tutte le tappe del percorso il coinvolgimento diretto della “nostra gente”, della nostra classe, come elemento costituente dell’altro modello stesso.

Leggi il documento integrale sul sito casarossa40.org

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 23 di Gennaio-Febbraio 2016 “Verso una Nuova Finanza Pubblica e Sociale: Comune per Comune, riprendiamo quel che ci appartiene!. 

12 assemblea mutualismo 480x320

12 presidio pro palestina 480x270 

 fonte: Collettivo Autogestito Casarossa40