La finanziarizzazione dell’economia mondiale e la sua crisi. Come restituire potere ai cittadini?

Atti della VIII Università Popolare di Attac Italia

La finanziarizzazione dell’economia mondiale e la sua crisi. Come restituire potere ai cittadini?

Edizioni Alegre – Attac Italia
144 pagine EURO 12

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Indice

- Introduzione di Fabrizio Consalvi

-  Origini, cause e sviluppo della finanziarizzazione
“Gli anni Ottanta, dalla crisi del debito al neoliberismo: come siamo arrivati al punto in cui siamo” di Ernesto Screpanti.
Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime” di Susan George

-  Effetti della finanziarizzazione sul modello sociale
“Da Maastricht a Lisbona: il nuovo modello economico-sociale europeo” di Michel Husson
“La politica dei redditi e le relazioni sindacali nell’epoca della globalizzazione” di Giorgio Cremaschi

-  Effetti della finanziarizzazione sulla disparità di genere
“La demolizione dello stato sociale e le nuove disparità di genere” di Daniela Danna
“Finanziarizzazione, nuova divisione internazionale del lavoro e disparità di genere” di Valeria Sodano

-  Le relazioni sociali nella finanziarizzazione e le risposte dei cittadini
“La solitudine competitiva nell’era del mercato globale” di Marco Bersani
Le proposte dei movimenti altermondialisti per un sistema di tassazioni globali” di Andrea Baranes

-  Impatto della finanziarizzazione sui beni pubblici
“Beni pubblici per la sicurezza sociale: nuove vulnerabilità e empasse dell’azione politica in epoca tardo-neoliberista” di Tommaso Vitale
“Funny games:esiste una ragione per privatizzare le public utilities?” di Stefano Lucarelli ed Alessandro Santoro

Introduzione

ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l’Aiuto ai Cittadini) è un movimento di autoeducazione popolare orientata all’azione e volta alla costruzione di un altro mondo possibile.

ATTAC è nata in Francia il 3 giugno 1998, attorno alla “piattaforma dei cittadini, delle associazioni, dei sindacati e dei giornali”, in seguito all’appello lanciato, nel dicembre 1997, da Ignacio Ramonet sulle colonne di “Le Monde Diplomatique”, intitolato “Disarmare i mercati”.

Nel dicembre 1998, l’associazione si era già allargata ad un orizzonte internazionale con la “piattaforma del movimento internazionale ATTAC”. Da allora ATTAC costituisce una delle più grandi reti internazionali di opposizione e alternativa al neoliberismo. E’ presente in oltre cinquanta paesi in Europa, Asia, Africa ed America Latina, e conta circa 100’000 iscritti in tutto il mondo.

ATTAC nasce in risposta alle politiche neoliberiste degli ultimi trent’anni che hanno garantito il dominio assoluto della finanza internazionale e provocato la mercificazione di tutte le cose, nonché l’aggravarsi della crisi ecologica, la precarizzazione dei lavoratori e l’acutizzazione delle disuguaglianze nel pianeta. Tutti questi elementi ci vengono presentati come ineluttabili, come se non esistessero alternative, mentre il movimento anticapitalista, nato a Seattle nel ’99, ha aperto una nuova fase: la fase della speranza. Da allora il movimento è cresciuto, unisce milioni di persone nel nome della giustizia globale, della pace, dell’autodeterminazione.

In Italia ATTAC è attiva dal giugno 2001, e legalmente costituita dal gennaio 2002.

Sin dalle sue origini, ATTAC Italia ha partecipato a campagne, iniziative, approfondimenti nel denominatore comune della lotta al neoliberismo, come la costruzione del Primo Forum dei Movimenti per l’acqua, che è stato un successo e segnerà un nuovo salto di qualità nella lotta per i Beni Comuni e per la ri-pubblicizzazione dell’acqua, come la Campagna contro la Direttiva Bolkestein, che ha portato in piazza milioni di persone in Italia e in Europa nel segno dell’unità dei movimenti e delle forze sociali, per la rivendicazione dei diritti dei lavoratori e dei cittadini e della rinascita del pubblico, e poi, ovviamente, ha perseguito il suo obiettivo iniziale, che è la lotta per la Tobin Tax, un granello di sabbia negli ingranaggi del liberismo.

Si è fatta promotrice della campagna contro i Fondi Pensione per non distruggere la previdenza pubblica e non sottoporre i nostri risparmi alla speculazione e al rischio dei mercati finanziari per il guadagno di pochi, e comunque in generale è impegnata in decine di lotte nel territorio, schierandosi a fianco dei Movimenti che si oppongono alla TAV, al Ponte sullo Stretto, agli inceneritori e alle discariche, ai CPT e alla Bossi-Fini, per i diritti delle donne e contro le discriminazioni sessuali, contro i brevetti, per l’antiproibizionismo e contro la legge Fini sulle Droghe.

ATTAC, in quanto movimento di educazione popolare orientato verso l’azione, ritiene che il primo strumento per cambiare il mondo sia il sapere dei suoi cittadini. Il sapere si appoggia tanto su dati di tipo accademico che sulle lotte militanti perché solo questa combinazione permette di avere le basi indispensabili per battere efficacemente la visione del mondo che vorrebbero costringerci a credere sia l’unica possibile.

Al fine di promuovere il sapere, ATTAC, da ormai quattro anni, organizza un ciclo di seminari tenuti da professori universitari e da militanti che vivono le lotte, chiamato Università Popolare di ATTAC. L’Università Popolare di ATTAC è un’iniziativa ormai consolidata, giunta alla sua ottava edizione nazionale, oltre alle numerose iniziative locali poste in essere dai comitati territoriali di ATTAC a Roma, Verona, Catania, Milano e Torino.

L’idea nasce nel 2004 con la volontà di creare un’iniziativa di approfondimento delle tematiche affrontate dai movimenti altermondialisti in quegli anni. Così dal 9 al 12 aprile a Rocca di Papa (Roma) si sono tenuti degli incontri, quasi nati dalla spontanea esigenza di informarsi degli attivisti, tra coloro che avevano da poco depositato in Parlamento 178000 firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per la Tobin Tax, coloro che avevano redatto la proposta di legge e i vari economisti e giuristi sensibili al tema della lotta contro le speculazioni finanziarie.

I temi affrontati in quella occasione vanno dall’analisi dei movimenti di capitale e la possibilità di una loro tassazione, alla “guerra come politica keynesiana”, dalla storia delle politiche economiche italiane al conflitto capitale-natura, dalle forme di partecipazione dei movimenti di massa alla questione di genere ai movimenti femministi.

Nello stesso anno si è ripetuto nuovamente l’esperimento con lo scopo di indagare la ridefinizione del concetto di pubblico, sia in riferimento alle relazioni politiche e istituzionali, sia riguardo ai modelli economici alternativi, concludendo con una discussione sul rapporto tra democrazia e movimenti di quella fase storica. Era già la seconda edizione dell’Università Popolare che si svolgeva a Ferrara dal 30 ottobre al 1 novembre 2004 sul tema: “Le ragioni del pubblico: democrazia ed economia”.

La terza edizione si è svolta dal 23 al 25 aprile 2005 a Colli del Tronto (AP). Il tema di discussione è stato: “Capitalismo, natura, società. Modelli di sviluppo, tra ideologia della sostenibilità e pratica dell’alternativa”. La quarta edizione dell’Università di ATTAC: “Modelli e pratiche per uno sviluppo economico alternativo”, si è tenuta come la precedente a Colli del Tronto (AP).

La quinta edizione trattava della distribuzione delle ricchezze, per leggere attraverso questa lente le mobilitazioni sindacali, i movimenti contro le privatizzazioni, il movimento femminista ed indigeno, ed in generale ogni forma di opposizione al neoliberismo.

La sesta edizione trattava della privatizzazione dei beni comuni dettata dalle necessità dell’economia neoliberista e coincideva con l’impegno concreto di ATTAC nella Campagna per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.La settima edizione si è svolta ad Urbino dall’1 al 3 novembre 2007 ed ha focalizzato l’attenzione sul tema:”Globalizzazione, economia e ambiente” poiché le questioni ambientali non possono essere analizzate senza un riferimento al processo di globalizzazione, il quale richiede il controllo della sfera sociale e politica da parte della sfera economica.

Il presente volume è il frutto dell’ottava edizione dell’Università Popolare, dal titolo “La finanziarizzazione dell’economia mondiale e la sua crisi”, che si è tenuta a Pomezia (Roma) dal 25 al 27 aprile 2008. Durante questi tre giorni si è provato a descrivere le peculiarità del processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale, che è caratterizzato da una rinnovata ed accresciuta importanza del capitale finanziario, libero di spostarsi senza vincoli tra i mercati mondiali, dall’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, a tutto vantaggio dei capitalisti ma a detrimento delle condizioni occupazionali in tutto il mondo, e a discapito delle possibilità di sviluppo delle economie del Sud del mondo.

Si è studiato l’aumento dell’instabilità dell’economia mondiale negli anni Ottanta e Novanta, fino all’odierna crisi dei mutui subprime statunitensi, che minaccia di rappresentare l’innesco di una recessione su scala mondiale. Infatti la crisi dei mutui subprime degli Stati Uniti fa da sfondo alla crisi globale perché crea una forte stagnazione che dipende dalla limitata possibilità di richiedere prestiti negli Stati Uniti e che comporta una riduzione generale dei consumi.

La crisi è soltanto una delle crisi cicliche generate dal sistema liberista ed accentuata da questa nuova organizzazione del capitale, la finanziarizzazione appunto, che si basa su fenomeni speculativi del tutto sganciati dall’andamento della produzione globale. Nel mercato non vi è più corrispondenza tra la produzione di un certo bene e il suo valore, ma è come se le due cose fossero assolutamente sganciate. Ciò è dimostrato dal fatto, per esempio, che il valore delle materie prime cambia molto velocemente. Si compiono ogni giorno migliaia di operazioni di vendita ed acquisto di prodotti finanziari che riescono a farne alterare sensibilmente il prezzo sul mercato. I prodotti finanziari non si acquistano più perché si crede in una certa azienda ma solo per avere dei dividendi in un termine di tempo brevissimo.

Anche l’Europa sembra essere più interessata ad un’economia non basata su dati reali e per questo cerca di mantenere una moneta che risulti più forte rispetto al dollaro, anche se i mercati interni all’Unione hanno una crescita reale molto bassa.

La finanziarizzazione è accompagnata dall’adozione di politiche economiche neoliberiste, dalle privatizzazioni su larga scala delle economie pubbliche, fino ad arrivare ai servizi essenziali come la gestione dell’acqua e dei rifiuti, erodendo il potere decisionale dei cittadini e svuotando il fondamento stesso della democrazia.

La politica europea, attenta soltanto all’aspetto economico e finanziario, imponendo il rispetto dei parametri di Maastricht, costringe da un lato alla precarizzazione della situazione dei lavoratori e dall’altro ad una riduzione del Welfare.

La precarietà elimina le certezze e rende i lavoratori ancora più esposti ai rischi del mercato, e i tagli alla spesa pubblica fanno sì che lo Stato si ritragga dal fornire una protezione ai suoi cittadini, costringendoli all’acquisto dei servizi o ad una familiarizzazione di talune attività di assistenza e di cura. Ciò chiaramente comporta un impatto molto forte in termini di aumento del gap sussistente tra i due generi; le donne, infatti, sono le prime, da un lato a subire l’esclusione sociale e quindi a perdere il lavoro in una situazione di crisi finanziaria e, dall’altro, ad essere chiamate a colmare le carenze nell’attività di assistenza dello Stato con il loro lavoro gratuito dedicato alla famiglia.Infine, sia la precarietà che le politiche neoliberiste di Welfare incidono sulle relazioni sociali comportando una crisi non indifferente della comunità perché senza beni pubblici non può aversi una comunità, né tanto meno può parlarsi di comunità se tutti sono in competizione con gli altri.

Nella situazione attuale la risposta al neoliberismo e alle continue crisi finanziarie cui esso ci espone con le sue attività speculative deve essere in termini di ritorno ad un sistema in cui i servizi vengono forniti in maniera assolutamente gratuita e direttamente dallo Stato e finanche alla nazionalizzazione di servizi che svolgono una funzione di utilità pubblica ma sono in mano a privati, le banche ad esempio.

E ancora, la risposta viene dalla difesa del territorio dalle continue aggressioni ai beni naturali dettate dalla logica del profitto, dai conflitti sociali che mirano ad ottenere finalmente uno sviluppo sostenibile, da un sistema di pace e da una ridistribuzione delle ricchezze.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, che si pongano dei limiti alle speculazioni attraverso l’introduzione di una tassazione sui prodotti finanziari.