INIZIATIVA EUROPEA CONTRO I PARADISI FISCALI

sabato 9 ottobre

Come abbiamo annunciato alla riunione di Firenze dei comitati locali sabato 9 ottobre si terranno SIMULTANEAMENTE in varie parti d’Europa iniziative contro i paradisi fiscali (Monaco; Lussemburgo, Andorra, Jersey…). Non si tratta di iniziative di massa ma di dimostrazioni con distribuzioni di volantini sul confine dei paradisi fiscali europei.Lo scopo è quello di far parlare di questa vergogna.Il Comitato locale di ATTAC di Lecco partecipà all’iniziativa che si terrà a Monaco a partire dalle ore 13.30 del 9.10.2004 sul confine dalla parte francese, punto di frontiera OVEST (CAP D’AIL/MONACO) “bassa cornice”.

Monaco, oltre che in auto, si può raggiungere anche in treno da Milano (partenza ore 7.10, arrivo a Monaco ore 11.16).

Di seguito la traduzione del documento sulla base del quale si terranno le iniziative:


Paradisi fiscali, inferno sociale

La realtà quotidiana, la conosciamo……

Pressione sul lavoro, condizioni di vita che si degradano, salari che non aumentano, minacce di cancellazione di posti di lavoro, delocalizzazione, disoccupazione, precarietà che si generalizza (contratti di lavoro usa e getta), rimessa in discussione dei diritti del lavoro, insufficienza di case popolari, contro-riforma pensionistica e della sicurezza sociale.

” Potete ammettere che i tempi sono duri, che non c’è più denaro nelle casse dello Stato, come in quelle della sicurezza sociale, e che dovete quindi accettare la riduzione delle vostre pensioni, che dovrete pagare di più per un accesso alle cure e sopportare una loro diminuzione e vedere la soppressione dei servizi pubblici?”

E tuttavia la Francia appartiene ai paesi ricchi. E’ uno dei primi paesi al mondo in termini di produttività del lavoro (ricchezza prodotta per ora lavorata).

Ciò significa che questo degrado sociale e le condizioni di vita che ne risultano sono inevitabili, che sono il risultato di una fatalità?

Sappiamo che in questo tempo…….

miliardi d’euro si sottraggono alla solidarietà nazionale, eludono le imposte e evadono verso i paradisi fiscali?

Frodi fiscali e storno dei guadagni delle grandi società si sono considerevolmente ampliati dopo la deregolamentazione totale dei movimenti di capitale che data dagli anni 80-90. Questa deregolamentazione è stata voluta, decisa e organizzata dai responsabili politici della maggior parte dei paesi a vantaggio del più grande profitto delle grandi imprese multinazionali.

Ormai i capitali possono circolare totalmente liberi, senza alcun controllo, e molto rapidamente, attraverso il pianeta.

Essi dunque vanno in gran parte a istallarsi la dove i loro proprietari pensano di ottenere il massimo del profitto (salari e contributi sociali indeboliti, imposte quasi azzerate….)

In Francia, la frode fiscale rappresenta 50 miliardi di euro per anno, ossia il 17% del bilancio dello Stato

Questa frode è principalmente praticata dalle multinazionali che possono utilizzare le loro diverse filiali all’estero per dissimulare tutto o in parte i loro guadagni. I detentori di grosse fortune e i titolari di rendite elevate possono egualmente ridurre le loro imposte domiciliando certe loro attività in paesi a legislazione e regolamentazione ridotta.In tutti i casi, è questo ricorso ai paradisi fiscali, che permette queste frodi di grande ampiezza.

Le conseguenze sulla vita quotidiana sono immediate: l’insufficienza di interventi pubblici accelera la degradazione dei servizi pubblici, ed è il reddito di chi non evade che viene più fortemente tassato per supplire ai capitali in fuga.

I paradisi fiscali sono dei territori senza legge al servizio della criminalità finanziaria.

I paradisi fiscali sono non solamente dei luoghi che accolgono benevolmente il denaro proveniente dalla frode fiscale e dalla corruzione in particolare, ma sono anche i ” nascondigli ” complici dei capitali di origine criminale (furti, prostituzione, traffico d’organi, racket, droghe, armamenti, terrorismo…), come mostra e denuncia un rapporto delle Nazioni Unite. L’assenza di ogni regola e la libertà di circolazione dei capitali si traducono così nella libertà d’accumulazione nei paradisi fiscali.

Il segreto bancario e il lassismo giudiziario di questi territori permettono di riciclare e ripulire questo denaro sporco e di reintrodurlo nell’economia legale dove potrà fare concorrenza agli investitori che hanno rispettato le legislazioni nazionali.

Secondo il Fondo monetario internazionale (F.M.I):

- il fenomeno del denaro ripulito rappresenta circa il 5% del prodotto interno lordo mondiale,
- la metà dei flussi di capitale internazionali transita o ha sede in quei territori,
- la loro attività è una industria che amministra circa il 25 %,
- fra 600 e 1500 miliardi di dollari di denaro sporco circolano ogni anno.

I paradisi fiscali sono delle zone di non -diritto, ma, per loro, curiosamente, non si parla mai di tolleranza zero! La delinquenza dei colletti bianchi è poco o nulla punita e , pertanto, le sue conseguenze sull’economia e per tutti i cittadini sono temibili e pesano in modo onerosissimo sul nostro quotidiano.

Perché allora i paradisi fiscali possono continuare a esistere?

Perché servono degli interessi finanziari potenti e mondiali e perché non esiste oggi la volontà politica perché le cose vadano altrimenti.

Complicità e ipocrisie caratterizzano la storia delle reazioni e delle azioni politiche in materia.

Per un susseguirsi di tolleranze, di compromissioni e di arretramenti, i governi si sono privati degli strumenti di controllo della grande delinquenza finanziaria. Così, Monaco, paradiso fiscale, si mantiene con la complicità del governo francese, il Lussemburgo è diventato un paradiso fiscale che pratica il segreto bancario sotto la convincente pressione delle banche di Francoforte e Jersey serve molto direttamente da piattaforma per la City di Londra.

ATTAC chiama i cittadini a manifestare la loro indignazione e a esigere delle azioni politiche concertate e determinanti per la soppressione dei paradisi fiscali.

Se pensiamo che il liberismo, i paradisi fiscali, la criminalità finanziaria, la delocalizzazione, i licenziamenti non sono il risultato della fatalità, se crediamo che un altro mondo è possibile, che la democrazia non può sopportare l’ingiustizia, ALLORA non esitiamo a partecipare alla giornata di mobilitazione europea contro i paradisi fiscali organizzata dai comitati locali di ATTAC:

Sabato 9 ottobre 2004

A Andorra, Ginevra, Jersey, Lussemburgo, Monaco e in numerose città della Francia