attac italia

  • 12 e 13 Giugno 2017 - Appello e iniziative "Tutte e tutti siamo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua"

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    di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

    A pochi giorni dal sesto anniversario della vittoria referendaria per l’acqua bene comune, stiamo assistendo non solo alla pervicace non attuazione di quella decisione popolare sovrana, bensì all’attacco diretto a chi quell’esperienza ha promosso, costruito, fatto vivere in maniera reticolare in tutti i territori del paese, fino a farla divenire maggioritaria a livello nazionale.

  • A Piazza Affari il postino ha sbagliato casella

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    di Luca Martinelli, Altreconomia — 3 novembre 2016

    Dalla quotazione in Borsa di un anno fa Poste Italiane ha bruciato quasi un miliardo di capitalizzazione, ma il ministero dell’Economia pensa di privatizzare un ulteriore 29,69% della società nel 2017. E il 4 novembre è in programma uno sciopero generale.

  • ACQUA E BENI COMUNI: IL SECONDO SCALPO DI RENZI

    di Marco Bersani

    Attac Italia

    Forum italiano dei movimenti per l'acqua

    Attraverso la famigerata coppia normativa, formata dal decreto “Sblocca Italia” e dalla Legge di Stabilità, il governo Renzi sta tentando di portare un secondo scalpo al tavolo dei rigoristi europei e al banchetto dei grandi interessi finanziari: i servizi pubblici locali, a partire dall'acqua.

    Il disegno sotteso è quello di un processo di aggregazione/fusione che veda i quattro colossi multiutility attuali – A2A, Iren, Hera e Acea- già collocati in Borsa, fare man bassa di tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo gli unici campioni nazionali, finalmente in grado di competere sui mercati internazionali.

  • Acqua Pubblica - Buon compleanno referendum!

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    di: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

    5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia!

    In questi giorni il referendum sull'acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni. Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l'esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persisente mobilitazione del movimento per l'acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.

  • ACQUA SOTTO ATTACCO

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    di Marco Bersani

    Ad oltre quattro anni dalla vittoria referendaria sull’acqua, continua senza sosta l’indifferenza governativa verso quella straordinaria esperienza di democrazia diretta e proseguono con pervicacia i tentativi di consegnarne la gestione ai grandi interessi finanziari.

  • ACQUA SOTTO ATTACCO: FERMARE RENZI E MADIA!

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    di Marco Bersani

    Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, Partito Democratico, governo Renzi e ministro Madia tentano un doppio affondo per chiudere definitivamente l’anomalia di un pronunciamento democratico dell’intero paese, frutto di un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti e di un’alfabetizzazione sociale che ha imposto il paradigma dei beni comuni contro il pensiero unico del mercato.

  • ACQUA: IL RE E’ NUDO

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    di Marco Bersani
    Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.

  • Appello - Fermare il decreto Madia!

    Campagna STOP-MADIA sul sito www.acquabenecomune.org

    Difendere i beni comuni e i servizi pubblici locali!

    L’Italia non si vende

    E' stato approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto legislativo attuativo dell'art. 19 della L. 124/2015 (Legge Madia). Il decreto, ora all'esame del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata, verrà approvato in via definitiva entro la fine del mese di giugno.

    Il Testo unico è un vero e proprio manifesto liberista, la cui finalità è quella di promuovere “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.

  • BASTA AUSTERITA’! BASTA PRIVATIZZAZIONI! ACQUA, TERRA, BENI COMUNI, DIRITTI SOCIALI E DEMOCRAZIA IN ITALIA E IN EUROPA

    Appello per la costruzione di una manifestazione nazionale il 17 maggio

    Una nuova stagione di privatizzazione dei beni comuni, di attacco ai diritti sociali e alla democrazia è alle porte.

    Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all’ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni e la difesa dei territori suggeriscono la possibilità e l’urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l’ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”.

    L’obiettivo è chiaro: consentire all’enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, imponendo un modello produttivo contaminante, mercificando i beni comuni e alienando i diritti di tutti.

    Le conseguenze sono altrettanto chiare: un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, ai danni ambientali e ai conseguenti impatti sulla salute, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale.

    Il Governo Renzi, sostenuto dall’imponente grancassa dei mass-media e in piena continuità con gli esecutivi precedenti, sta accelerando l’approfondimento delle politiche liberiste, rendendo irreversibile, attraverso il decreto Poletti e il Job Act, la precarietà del lavoro e della vita delle persone; continuando a comprimere gli spazi democratici delle comunità costrette a subire gli effetti delle devastazioni ambientali, delle grandi opere, dei grandi eventi e delle speculazione finanziaria e immobiliare; mettendo a rischio, attraverso i tagli alla spesa, il diritto alla salute, alla scuola e all’università, e la conservazione della natura e delle risorse.

    Dentro questo disegno, viene messa in discussione la stessa democrazia, con una nuova spinta neoautoritaria che toglie rappresentatività alle istituzioni legislative (in particolare la nuova legge elettorale “Italicum”) ed aumenta i poteri del Governo e del Presidente del Consiglio, e con l’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali.

    Tutto ciò in piena sudditanza con i vincoli dell’elite politico-finanziarie che governano l’Unione Europea e che, le politiche di austerità, i vincoli monetaristi imposti dalla BCE, il patto di stabilità, il fiscal compact e l’imminente trattato di libero scambio USA-UE (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivoglia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni.

    A tutto questo è giunto il momento di dire basta.

    In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della gestione dei territori, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa.

    Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, dell’autodeterminazione alimentare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia.

    Vogliamo fermare la nuova stagione di privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale.

    Vogliamo costruire assieme un nuovo futuro.

    Vogliamo collegarci alle diffuse mobilitazioni europee, per affermare la difesa dei beni comuni nella dimensione continentale, a partire dal semestre italiano di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

    Vogliamo costruire un appuntamento collettivo che nasca in ogni territorio dentro momenti di confronto e iniziative reticolari, che, a partire da oggi, mettano in campo reti e associazioni, comitati, movimenti e organizzazioni sociali per arrivare tutte e tutti assieme ad una grande manifestazione nazionale a Roma per sabato 17 Maggio, con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 14.00.

    Stop privatizzazioni - Stop precarietà - Stop devastazione ambientale

    Per la riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni, del territorio

    Per la difesa e l’estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali

    Stop fiscal compact - Stop pareggio di bilancio e patto di stabilità - Stop TTIP

    Per la riappropriazione delle risorse e della ricchezza sociale

    Per la difesa e l’estensione della democrazia

  • Cassa Depositi e Prestiti al servizio delle grandi opere

    di Marco Bersani

    Quando si dichiara che il Paese affronta una drammatica crisi economica e sociale si dice solo una parte della verità: quella che riguarda la condizione della grande maggioranza della popolazione. Perché i profitti delle grandi multinazionali continuano a viaggiare a due cifre e perché la ormai mitica “uscita” dalla crisi continua a poggiare su un’idea di sviluppo tutta incentrata sull’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società. Il ruolo principe in questo processo lo svolge Cassa Depositi e Prestiti, l’ente che raccoglie il risparmio postale dei cittadini (240 miliardi di euro!) e che, per oltre 150 anni, aveva l’unico scopo di convogliare questa mole di denaro nel finanziamento a tasso agevolato dei piccoli investimenti degli enti locali. Da dieci anni a questa parte, il ruolo di Cdp è invece profondamente mutato: trasformata in SpA nel 2003, con l’ingresso nel suo capitale sociale delle fondazioni bancarie (18,4%), Cassa Depositi e Prestiti ha ormai assunto stabilmente il ruolo di garante del sistema economico italiano, una sorta di tutore in grado di intervenire attivamente e a tutto campo nell’economia del Paese, attraverso prestiti, acquisizioni e finanziamenti. E se il compito prioritario di Cdp sino ad allora era stato “la concessione di finanziamenti relativi alle opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla fornitura dei servizi pubblici, effettuate esclusivamente attraverso investitori istituzionali”, con l’art. 22 del D. L. n. 185/2008, convertito in Legge n. 2/2009, il legislatore ha stabilito che il risparmio postale possa essere utilizzato “per ogni operazione di interesse pubblico, prevista dallo statuto sociale, nei confronti dei soggetti ammessi al credito della Gestione Separata o da essi promossa, tenendo conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione posta in essere e del merito di credito dei soggetti proponenti”. Il passaggio è fondamentale, poiché estende la specificità dei finanziamenti di Cdp dagli investimenti degli enti locali agli investimenti fatti da società private, purché siano di “interesse pubblico”. Si è aperta così la strada per l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti sulle grandi opere. Le linee guida del Piano Industriale di Cdp per il triennio 2013-2015 possono così annunciare che “9 miliardi di euro saranno destinati alla progettazione, avvio e finanziamento di opere infrastrutturali”. E aggiungere che “sarà rafforzato il ruolo di Cdp nelle promozione attiva della bancabilità delle grandi opere, anche attraverso offerta di credito e investimenti in capitale di rischio”, nonché concludere: “ si darà inoltre impulso alla realizzazione di grandi opere con finanziamenti e con investimenti diretti in capitale di rischio attraverso FSI (Fondo Strategico Italiano, interamente controllato da Cdp), che già ha realizzato importanti interventi ai fini del consolidamento del settore delle public utilities e dello sviluppo delle infrastrutture digitali”. I grandi piani infrastrutturali, meglio conosciuti come grandi piani di devastazione territoriale, hanno di conseguenza trovato il loro carburante. Di fatto, e al netto di ogni altra considerazione, il piano industriale di Cdp è la risposta alla mancanza di fondi delle nuove autostrade (innanzitutto quelle lombarde, progettate con l’alibi dell’Expo 2015), del piano di ristrutturazione dei diversi porti italiani, della mancanza di liquidità delle banche italiane. Se qualcuno sinora ha creduto al mantra, continuamente ripetuto da tutti i livelli istituzionali ed amplificato dai media mainstream del “i soldi non ci sono”, ora sa come ciò, non solo non corrisponda alla verità, bensì prefiguri la natura prettamente politica dei problemi del Paese : il controllo e la destinazione delle risorse, ovvero, e ancora una volta, un problema di democrazia. In questo risiede la vera natura del problema. Perché ciò che non va in ogni momento dimenticato è la provenienza dell’ingente patrimonio a disposizione di Cassa Depositi e Prestiti, che per l’80% deriva dalla raccolta postale, ovvero è il frutto del risparmio dei lavoratori e dei cittadini di questo Paese. Provenienza giuridicamente riconosciuta e sostenuta dall’art.10 del D. M. Economia del 6 ottobre 2004 (decreto attuativo della trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni ), tuttora vigente, che così recita : “I finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti rivolti a Stato, Regioni, Enti Locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, costituiscono ‘servizio di interesse economico generale’ “. Il paradosso risiede nel fatto che, mentre si afferma ciò, la Cassa Depositi e Prestiti è stata trasformata in una Spa a capitale misto, rendendo inevitabili una serie di domande : a) come possono un ente di diritto privato (tale è la SpA) e soggetti di diritto privato presenti al suo interno (come le fondazioni bancarie) decidere per l’interesse generale? b) si può lasciar decidere la strategia economica e industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto, qualunque essi siano, nei settori che appaiono più interessanti e senza vincoli di alcun tipo? c) è accettabile che le priorità di intervento nel sistema industriale ed economico del Paese non vengano stabilite nelle sedi deputate (il Parlamento) e che i mezzi per perseguirle escano dal controllo pubblico? La risposta a queste domande consente di coniugare la lotta contro le grandi opere con il contrasto all’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società; la difesa dei territori con la necessità della riappropriazione della ricchezza sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti. Ai movimenti il compito di comprendere e praticare questo nesso fondamentale.

    Articolo tratto dal Granello di sabbia di Aprile 2014: "Finanza e grandi opere", scaricabile qui.

  • Cassa Depositi e Prestiti: SI VENDONO PERSINO LA CASSA

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    di Marco Bersani

    Occorreranno studi approfonditi di psicologia per riuscire un giorno o l'altro finalmente a capire come mai, ogni volta che si parla di debito pubblico, al Ministro dell'Economia di turno brillino gli occhi, si guardi furtivamente intorno e con riflesso pavloviano decida di mettere sul mercato un altro pezzo di ricchezza sociale.

  • CDP : TRA UTILI POMPATI E ACCUSE DI USURA

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    di Marco Bersani

    Grazie all'inedito conflitto tra il Ministro dell'Economia Padoan e il segretario in pectore del Pd Renzi, ogni velleità di ulteriore privatizzazione di Cassa Depositi e Prestiti è quantomeno rimandata. Infatti, mentre dal Tesoro si cerca in tutti i modi di rendersi “credibili” agli occhi di Bruxelles, mettendo in campo tutte le privatizzazioni possibili, un argine viene questa volta posto nientepopodimeno che dall'ex premier Renzi, il quale, finalmente consapevole della necessità del consenso per vincere le elezioni, si è trasformato in paladino del rinvio.

    Nel frattempo, Cassa Depositi e Prestiti può annunciare urbi et orbi i positivi dati del bilancio 2016: utile netto di 1,7 miliardi, quasi il doppio dei 900 milioni del 2015. Il grosso del miglioramento è arrivato dal margine di interesse che ha raggiunto 2,4 miliardi, quasi tre volte quello del 2015.

  • CETA E TTIP CONTRO I SERVIZI PUBBLICI

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    di Marco Bersani

    "Per chi legge in buona fede il mandato negoziale del TTIP, è del tutto evidente che i servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione”. Così ripete ad ogni occasione il viceministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” verrebbe da rispondere citando il famoso “belzebù” della prima repubblica. D’altronde, basta leggere quanto previsto dal CETA (Accordo commerciale Ue-Canada, la cui ratifica partirà nel 2016) e dal TTIP (Accordo Usa-Ue, in fase di negoziazione) per capire chi ha ragione.

  • CHE SUCCEDE ALLA POSTA?

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    di Marco Bersani

    Pochi giorni fa, il CdA di Poste Italiane ha approvato il piano industriale e strategico 2015-2020.

  • COMUNE PER COMUNE, RIPRENDIAMOCI CIO’ CHE CI APPARTIENE, Livorno 23.1.16

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  • Comuni fra debiti, sponsor e sceriffi

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    di Marco Bersani

    Articolo pubblicato su il manifesto del 29 aprile 2017 (link: https://ilmanifesto.it/comuni-fra-debiti-sponsor-e-sceriffi/ )

    L’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali prosegue senza soluzione di continuità. D’altronde, è nella disponibilità dei Comuni la ricchezza sociale cui da tempo mirano i grandi interessi finanziari e immobiliari: territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi.
    Una ricchezza, quantificata a suo tempo dalla Deutsche Bank in 571 miliardi di euro, da mettere sul mercato attraverso la trappola del debito e la gabbia del patto di stabilità e del pareggio di bilancio.

  • Contro le privatizzazioni occulte: Il ruolo di una Grande Coalizione Sociale - n.16, novembre dicembre 2014

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    diCorrado Oddi (Forum Italiano Movimenti per l'Acqua)

    1. Il Grande comunicatore sembra procedere in modo inarrestabile e a grandi falcate lungo il proprio cammino. Il progetto è quello che proviene in modo limpido dalle sirene neoliberiste che sono egemoni da lungo tempo in Europa, nonostante Renzi faccia finta di litigare con la Commissione Europea; in più è, contemporaneamente, rafforzato e reso meno trasparente da una buona dose di populismo e di propaganda. La triade su cui si muove è decisamente semplice: azzeramento del diritto del lavoro e precarizzazione dello stesso, con l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il restringimento degli ammortizzatori sociali e l'estensione delle forme di lavoro precario; ripresa di un forte ciclo di privatizzazioni, a partire dalle aziende che gestiscono i servizi pubblici locali e che garantiscono i beni comuni, a cui si associa la continuità dei tagli agli Enti Locali; restringimento degli spazi di democrazia, finalizzando a ciò le riforme costituzionali e la riforma elettorale, con l'obiettivo di rendere centrale il costituendo partito della nazione e ridurre la rappresentanza. Al fondo di tutto ciò non è difficile vedere un'idea strategica su come aggredire la crisi e rispondere ad essa. Anche se non dichiarata, c'è una sostanziale valutazione negativa sul capitalismo italiano e la sua capacità di ricostruire una fase di sviluppo, da cui discende, da una parte, la “necessità” di attrarre il capitale industriale e finanziario straniero, a cui si offre in cambio una nuova subordinazione del lavoro; dall'altra, il fatto di rendere profittevoli e consegnare al mercato settori sinora riservati all'intervento pubblico, dall'acqua alla sanità, dal trasporto pubblico alla scuola, sempre rendendoli appetibili al capitale internazionale, ma proponendo qui anche una possibilità di ricollocazione del capitalismo nostrano. Infine, il ridisegno dell'architettura istituzionale, con il predominio del ruolo dell'esecutivo e la costruzione di un sistema politico basato su uno schema bipartitico e di pura alternanza, guarda a garantire quelle condizioni di stabilità, anch'esse giudicate essenziali ai fini di rendere affidale e attrattivo il Paese. In questo quadro, mi interessa sviluppare un breve ragionamento sul tema del rilancio di un forte ciclo di privatizzazioni e di finanziarizzazione dei servizi pubblici locali, che finora è rimasto un po' troppo in ombra. In realtà, occorre avere grande attenzione ai provvedimenti messi in campo dal governo con il decreto SbloccaItalia e con la Legge di Stabilità. Essi mirano esplicitamente, attraverso il taglio delle risorse destinate agli Enti Locali da una parte, e dall'altra, prevedendo che i proventi ricavati dalla vendita delle quote societarie di proprietà degli stessi Enti Locali potranno essere utilizzati al di fuori dei vincoli del patto di stabilità, ad accantonare definitivamente il risultato referendario di 3 anni fa, disegnando una prospettiva per cui, in futuro, alcuni grandi monopoli privati – le multiutilities quotate in Borsa – gestiranno la gran parte dei servizi pubblici locali.
    2. Eppure, se solo si prova ad alzare lo sguardo dal contingente, che dal punto di vista mediatico sembra rendere credibile e già in atto quello scenario, non è difficile cogliere i punti di debolezza e di difficoltà di quest'ipotesi. In realtà, quello che non torna è proprio il fatto che in essa non c'è posto e si elude il tema della crisi, della sua natura e profondità. Detto in altri termini, l'idea di fondo del renzismo sembra ripercorrere la ricetta blairiana, quella del rilancio del mercato e della finanziarizzazione dell'economia, condita con l'ideologia della modernizzazione e dell'innovazione, ma non si confronta con il fatto che essa ha potuto funzionare prima dell'irruzione della grande crisi, quella inauguratasi nel 2007-2008 con il crollo dei mutui americani subprime e poi con il fallimento della Lehman Brothers. È da lì che finisce la “spinta propulsiva” dell'economia del debito che aveva sorretto i decenni precedenti di crescita significativa; ed è sempre da lì che il debito pubblico, anche per dover provvedere al salvataggio del sistema finanziario, inizia a diventare un problema significativo e a “spaventare” i mercati e non riesce più a sostenere la via della crescita economica. E tutto ciò aggravato dalla linea rigorista che, sotto l'egemonia dell'impostazione tedesca, assurge sempre più a dogma intoccabile in Europa, fino a imporre politiche socialmente devastanti per il Sud Europa e a mettere in forte tensione persino la moneta unica. Insomma, debito, alto tasso di disoccupazione e stagnazione economica continuano ad essere elementi costanti della situazione economica del Paese, non vengono scalfiti dalle scelte di politica economica dei governi Monti e Letta, e non paiono aggredibili neanche da quelle che sta mettendo in campo il governo Renzi. L'appuntamento con la ripresa viene spostato di semestre in semestre, mentre il debito continua a crescere e il suo livello diventa sempre più incompatibile con i parametri previsti dal fiscal compact, tant'è che, a meno di un'inversione di tendenza molto seria delle politiche europee, di cui non si intravede alcun segno, non bisogna essere cattivi profeti per immaginare che, con i primi mesi dell'anno prossimo, questi nodi si aggroviglieranno e le “sentenze” dell'Europa e dei mercati non tarderanno a farsi sentire da quel momento.
    3. Ovviamente, non solo non si può avere una visione deterministica di quel che succederà, come se tutto fosse già scritto, ma proprio il fatto che siamo in un contesto non stabilizzato e non pacificato, in un quadro denso di contraddizioni, ci dice che l'esito di questa situazione è aperto a diversi sviluppi e per nulla univoci. Per esempio, non si può certo sottovalutare il diffondersi di sentimenti xenofobi e razzisti, di una sorta di guerra tra “penultimi e ultimi” e tantomeno la crescita di una destra con tratti lepenesti e autoritari. Ma, allo stesso modo, dopo una fase in cui il Paese, dopo la vittoria di Renzi alle elezioni europee, è parso un po' frastornato e ripiegato, dando in qualche modo credito alla sua “inarrestabile” avanzata, si avvertono segnali importanti di risveglio e di opposizione sociale. Non mi riferisco solo alla grande battaglia in corso sul lavoro e contro la manomissione dell'art.18, in cui la CGIL, nonostante i molti errori degli anni passati, sembra iniziare a fare i conti con il dato che oggi non esiste più una rappresentanza politica del lavoro. Ancor più, la giornata del 14 novembre segnala, nella sua diversità di approccio e discorso, le potenzialità di mettere in campo un ragionamento e un'iniziativa che guarda all'insieme del mondo del lavoro per come esso si è trasformato, quello di una realtà complessa, che mette insieme “vecchie” composizioni di un lavoro stabile sempre più minacciato e nuova precarietà che connota l'intera esperienza della vita. Allo stesso modo, continua ad essere in campo un variegato movimento che lotta per difendere i beni comuni, da quello per l'acqua a quello per la scuola pubblica, animato in primo luogo dagli studenti, e che rappresenta un importante riferimento per la ripresa di una prospettiva e di un orizzonte alternativo alle attuali politiche governative.
    4. Quello che a me pare più evidente – e di cui sono sempre più convinto – è che solo un'ampia e plurale coalizione sociale può provare a mettere in campo rapporti di forza capaci di incrinare seriamente la narrazione renziana. Una coalizione sociale ampia, non solo e non tanto nel senso nella capacità di coinvolgere forze e soggetti di ispirazione e collocazione diversa, ma soprattutto perché si pone esplicitamente il tema di costruire connessioni e un'idea di unificazione dei temi su cui oggi si agisce il conflitto e si manifesta l'opposizione alle attuali politiche. L'altra sua caratteristica di fondo è quella di essere plurale, anche qui non semplicemente intendendo il fatto, abbastanza scontato, che essa deve essere composta da soggettività diverse, ma soprattutto che è bene che le stesse mantengano la propria autonomia e specificità rispetto alle questioni su cui intervengono e i percorsi che hanno definito. Insomma, tradotto in modo più esplicito, quello di cui abbiamo bisogno è la costruzione di una “coalizione sociale del lavoro e dei beni comuni”, che, proprio per le cose dette prima, non può essere pensata come luogo (o peggio ancora contenitore) in cui tutti i potenziali soggetti interessati si ritrovino, ma piuttosto come un processo per cui si individuino le questioni su cui si può mettere in campo una convergenza tra gli stessi, lasciando che poi ciascun soggetto porti avanti le proprie iniziative e percorsi che connotano la propria identità e finalità. In questo senso, la mia opinione è che oggi il tema unificante su cui è pensabile e realistico porre le basi per quest'operazione è quello della democrazia e della sua espansione. Proprio perchè, a contrario, e per dirla in modo un po' sloganistico, la democrazia sostanziale diventa tendenzialmente incompatibile con la fase di finanziarizzazione del capitalismo, anzi la sua riduzione è condizione e ingrediente fondamentale della risposta neoliberista alla crisi, mentre mettere al centro la questione della democrazia e della sua effettività costituisce un terreno forte di unificazione delle varie soggettività e di elaborazione di un'idea alternativa di modello produttivo e sociale. Solo per esemplificare, proporsi di costruire un'iniziativa forte volta a rilanciare la democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro, da una parte, e contrastare le controriforme istituzionali, contrapponendo ad esse l'ampliamento delle forme di democrazia diretta e partecipativa, come i referendum e le leggi di iniziativa popolare, dall'altra, potrebbe costituire una piattaforma assai significativa per produrre un salto di qualità dei vari conflitti oggi in corso. Non mi sfugge la difficoltà di procedere in questa direzione e proprio per questo ragiono di caratteristiche inedite con cui dar vita ad una coalizione sociale innovativa, a partire dalle forme che dovrebbe assumere. Nè che tutto ciò, in qualche modo, ha a che fare, sia pure in modo laterale e indiretto, con il tema sempre più ineludibile della progressiva messa in campo di una soggettività nuova di rappresentanza politica. Ma questo è un altro ragionamento e se si darà il caso occorrerà tornarci sopra in modo specifico e in termini approfonditi.
  • ENTI LOCALI: Cronaca di una morte annunciata

    il granello di sabbia gennaio febbraio 201515

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    EDITORIALE:
    Alla Grecia il Sol dell’Avvenire, all’Italia uno Scudo Crociato diffuso
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Enti locali nel mirino della finanza
    di Marco Bersani

    “Città metropolitana” dal sindaco al podestà
    di Mariangela Rosolen

    Acqua, beni comuni: secondo scalpo di Renzi
    di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

    Gli enti locali e il degrado urbanistico
    di Paolo Berdini

    CDP all’assalto dei Comuni
    di Marco Bersani

    Tor Sapienza: sperimentazioni ed Enti Locali
    di Riccardo Troisi

    “RIPRENDIAMOCI IL COMUNE”
    Campagna di Attac Italia

    Una diversa politica fiscale per i Comuni
    di Fabio Alberti

    Intervista a Roberto Balzani
    di Redazione Attac Italia

    Una luce nella notte dell’economia
    di Comune-info

    Comunità territoriali per una società sostenibile e democratica
    di Livio Martini

    Valsamoggia: fusione a freddo
    Lista di Cittadini Civicamente Samoggia

    Un comune diverso e dal basso
    di Alberto Zoratti

    Territori di conversione ecologica
    Laura Greco

    Esperienze di audit del debito in Europa
    di Chiara Filoni

    Riflessioni sull’auditoria del debito
    di Antonio De Lellis

    RUBRICHE
    il fatto del mese
    Renzi: le armi di distrazioni di massa
    di Marco Schiaffino

    democrazia partecipativa
    Esercizi di democrazia (di prossimità)
    di Pino Cosentino e Marina Savoia

  • FERMARE TTIP E’ NECESSARIO. INSIEME E’ POSSIBILE

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    di Marco Bersani

    Oltre 30.000 persone hanno partecipato sabato 7 maggio a Roma alla riuscitissima manifestazione nazionale promossa dalla Campagna Stop TTIP, una rete di oltre 250 associazioni e di 70 comitati locali. Una piazza plurale, allegra e determinata, che riassumeva in sé l’ampia composizione sociale che, in oltre due anni di lavoro nei territori, si è aggregata intorno a questa battaglia: c’erano i produttori agricoli e le piccole imprese, i sindaci di diversi Comuni, le reti dell’altra economia, del commercio solidale e del consumo critico, le associazioni ambientaliste e di movimento, i sindacati e le forze politiche. E, soprattutto, tantissime donne e uomini da tutta Italia che hanno deciso di scendere in campo per fermare un trattato che mette a repentaglio diritti e democrazia.

  • Finanza & Grandi Opere 2.0

    il granello di sabbia settembre ottobre 2015

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

    Indice
    EDITORIALE:
    Con le pezze al culo ma griffati dalle ArchiStar
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Sblocca Italia: legge criminogena
    di Marco Bersani | Attac Italia

    Dopo l’EXPO
    di Mario Vitiello | Comitato No Expo

    Roma all’ultimo stadio?
    di Marco Bersani | Attac Italia

    Il flop della BRE.BE.MI
    di Marco Bersani | Attac Italia

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