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  • Cinque storie di ordinaria precarietà

    Pubblichiamo cinque racconti di una rubrica sulla precarietà lavorativa dei giovani aperta dal sito delle Camere del lavoro autonomo e precario (CLAP)

    Per chi volesse prendere contatto, l'indirizzo è: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

    Primo raccontoFinale di Champions League: non è tutto oro quel che luccica

    Secondo racconto"Nino, Nino, Nino": medici precari in ambulanza

    Terzo raccontoPiù sorrisi? Più soldi! Un mese di lavoro gratuito per le campagne umanitarie

    Quarto raccontoColloquio per Ryanair

    Quinto racconto“Food manager”? Servi polpette e sorridi

     

    Primo racconto
    Finale di Champions League: non è tutto oro quel che luccica

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    “Ah ma hai lavorato a San Siro per la finale UEFA? Che figata!” NO! FIGATAUNCAZZO. “Beata te!” NO! Non eravamo beate nessuna di noi 200 hostess. Che da mezzogiorno ci siamo ritrovate là, sotto il sole a fare appello dopo appello, fila dopo fila, a timbrare il pass una alla volta per ogni spostamento. Poi quelle mezz’ore di attesa che si fanno infinite, aspettare che il personale UEFA ti venga a prendere per mostrarti l’area di lavoro, sentirti spronata a ingozzare qualunque snack ti sei portato dietro, perché, “ricordati che rimangerai solo alle 21!”.

  • Il girone infernale del popolo dei voucher

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    di Roberto Ciccarelli 

    Articolo tratto da il Manifesto del 6.10.2016 https://ilmanifesto.it/il-girone-infernale-del-popolo-dei-voucher/

    Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sui voucher, e non avete mai osato chiedere,si trova oggi nella ricerca commissionata dall’Inps a Bruno Anastasia, Saverio Bombelli e Stefania Maschio «Il lavoro accessorio dal 2008 al 2015». 
    Il paper, lanciato su twitter dal presidente dell’istituto previdenziale Tito Boeri, chiarisce che i buoni da 10 euro destinati al pagamento orario delle prestazioni occasionali non servono a fare emergere il lavoro nero e in molti casi rappresenta l’unica fonte di reddito a disposizione di chi non è mai entrato nell’«Olimpo» dei contratti stabili.

    La maggioranza del milione e 380 mila percettori dei buoni lavoro nel 2015 opera in nero e, solo in parte, viene pagata con i voucher. I lavoratori maschi tra i 30 e i 50 anni che sono effettivamente emersi dal nero rappresentano una componente irrisoria e, tra l’altro, hanno un costo aziendale medio annuo tra i 6-700 euro ciascuno. In realtà, i voucher sono un «iceberg» e segnalano che il «nero» è in gran parte rimasto sott’acqua. Il lavoro a scontrino va piuttosto inteso come una prestazione associata molto spesso al lavoro part-time.

  • La fuga dei precari

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    di Raphael Pepe
    Si sente spesso parlare negli ultimi dieci anni della cosiddetta “fuga dei cervelli”, di quei tanti giovani laureati o dottorati che scelgono di partire all’estero per lavorare, cercando migliori opportunità e soprattutto un riconoscimento delle loro capacità che spesso manca in Italia.

    Sono tanti i dottorandi che si trovano a collaborare anni e anni con i nostri atenei, da lavoratori precari, facendo spesso da semplici assistenti ai cosiddetti baroni delle università, e guadagnando spesso meno di un operaio.
    La tendenza della stampa italiana è di creare l' immaginario collettivo di giovani talenti che partono verso America, diventano grandi ricercatori e fanno scoperte di cui si parla a livello internazionale..

    Questo fenomeno esiste, ma parlare di fuga dei cervelli è riduttivo. I dati parlano chiaro: se di fuga si tratta, è una fuga dei precari!

  • Un Paese che ha minato il suo futuro

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    di Marco Bersani

    La decadenza di un Paese si misura innanzitutto sulla condizione sociale e culturale delle sue giovani generazioni. Perché risiede in quella fascia di età l’energia, la creatività, la possibilità di un futuro per l’intera società. Un Paese che non investe sui giovani sta segando il ramo su cui è seduto.
    Da questo punto di vista, l’Italia si trova in una condizione drammatica.
    Alcuni dati bastano a capirne i contorni.

  • Vite rinviate

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    Sei domande sulla crisi, il lavoro, la società (omaggio postumo a Luciano Gallino)

    1. Che la crisi non fosse terminata né che fosse congiunturale appare ormai evidente anche a chi non frequenta abitualmente i territori dell’economia e della finanza. Così come è probabile che gli effetti più virulenti, sia sul piano del benessere materiale sia su quello dell’immaginario, dobbiamo ancora vederli. Ma qual è realmente l’entità della crisi e cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi mesi e i prossimi anni?

    La crisi che è cominciata nel 2007 e che a qualcuno sembrava attenuarsi, se non essere superata, è riesplosa con violenza circa un anno fa e ha assunto una connotazione un po’ diversa: prima sembrava che il problema fosse solo quello delle banche, adesso sembra che sia soprattutto quello degli stati, dei bilanci pubblici. È una crisi gravissima perché nasce dal fatto che è stato lasciato incancrenire un problema che avrebbe dovuto essere affrontato già nell’autunno 2008, quando fallirono alcune grandi banche negli Stati Uniti e in Europa (soprattutto nel Regno Unito). Le banche sono state salvate a suon di parecchi trilioni di dollari, somme che non potevano non influire sui bilanci pubblici. Parliamo di trilioni di dollari e di euro: più di sedici trilioni di dollari negli Stati Uniti, intorno ai tre, quattro trilioni di euro in Europa. Il sistema finanziario uscito da quella prima crisi si è rimesso in piedi, almeno in apparenza, con una certa rapidità e già nel 2010 i problemi che prima sembravano gravare sulle banche si sono scaricati sui bilanci pubblici, che essendo dissanguati dai salvataggi delle banche oggi hanno maggiori difficoltà anche per affrontare le spese ordinarie.