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  • La custodia popolare di Mondeggi

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    a cura del Comitato per la salvaguardia e il recupero della fattoria di Mondeggi - Bagno a Ripoli (FI)

    Da circa tre anni qualche centinaio di persone presidia terreni e case di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, situati a Mondeggi nel comune di Bagno a Ripoli. In queste pagine le ragioni della lotta, la vita quotidiana e gli ideali dei contadini mondeggiardi. I nodi politici, ecologici ed alimentari della questione.

    MONDEGGI BENE COMUNE – FATTORIA SENZA PADRONI
    Il percorso fatto

    La società agricola di Mondeggi-Lappeggi S.r.l. in liquidazione, di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, gestiva una storica tenuta appartenuta a famiglie nobili quali i Bardi, i Portinai, i della Gherardesca. Tradizionalmente articolata in diversi poderi abitati da contadini, legati ad un'antica villa padronale, la fattoria comprendeva circa duecento ettari di terra, comprensivi di parco, vigneti, olivete, pascoli e seminativi. L'antica organizzazione poderale della fattoria, fu sostituita nel tempo da un'impostazione aziendale riconducibile al modello di impresa agricola moderna con coltivazioni estensive, massiccio ricorso alla meccanizzazione delle lavorazioni e impiego costante di trattamenti chimici convenzionali.

  • Mondeggi, fattoria senza padroni

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    di Francesco Valente
    Dopo una prima fase durata più di un anno e mezzo, che ha visto i custodi sociali di Mondeggi impegnati nel consolidamento e nell’articolazione del progetto, è tempo di stilare un bilancio provvisorio. Il programma di recupero di buona parte dei quasi 200 ettari della tenuta dallo stato di abbandono in cui versava, è arrivato ad uno stadio molto avanzato; così come l’impianto di attività agricole biologiche che comprende orti, seminativi, oliveto, vigneto, allevamenti animali, ecc..Tuttavia il progetto Mondeggi Bene Comune (MBC) era ed è più ambizioso e mira in primo luogo alla riappropriazione da parte della comunità della risorsa naturale Mondeggi, messa all’asta dalla proprietà pubblica per riparare ai buchi di bilancio della sua gestione fallimentare. Tale finalità ha trovato attuazione nel coinvolgimento di circa 150 cittadini/e cui sono state affidate parcelle di orto e/o di oliveto dimensionate sulla scala dell’autoconsumo familiare; senza contare quella sorta di largo azionariato popolare che ha consentito l’acquisto e la messa a dimora di circa 400 piante da frutto di varie specie. In secondo luogo punta alla riqualificazione culturale e sociale dell’area attraverso iniziative come la Scuola contadina (corsi gratuiti di potatura, permacoltura, apicoltura, ecc.), le proiezioni cinematografiche e gli eventi teatrali, gli incontri con ospiti spesso di rilievo che non hanno voluto far mancare il loro appoggio. In terzo luogo ambisce a rappresentare un catalizzatore per lo sviluppo di un dibattito e di pratiche contro-sistemiche che mettano in discussione le devastanti soluzioni imposte dal Mercato e dallo Stato.