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Granello di sabbia

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Editoriale: Non è un Paese per giovani

intro chourmo

di Vittorio Lovera

Interrogare il passato non serve a niente. E’ al futuro che bisogna fare le domande. Senza il futuro il presente è solo disordine” Jean Claude Izzo

Un passaggio tratto da “Chourmo”, opera seconda della splendida trilogia marsigliese dell’indimenticabile Jean Claude Izzo.
Un passaggio che ben si attaglia anche alla drammatica situazione vissuta, oramai da tempo infinito, nel nostro Paese da intere generazioni e, più in generale, riconducibile alla decadente parabola del pianeta rispetto proprio alle soluzioni da proporre alla questione giovani/lavoro/prospettive.

Ci raccontano costantemente di un Paese che non c’è più, legato al remoto ricordo del boom dei “gloriosi anni trenta”, il periodo del dopoguerra che consentì ad intere generazioni di sognare e praticare in ascesa la mobilità sociale, cioè la possibilità di migliorare la propria posizione sociale rispetto a quella di provenienza.
Ma non c’è oggi, purtroppo, un solo indicatore - sociale o economico – che invece lasci intravedere un barlume di speranza, di “ripresa”, di superamento di quelle pazzesche diseguaglianze ingenerate dal “malsano quarantennio del liberismo”.

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Ristrutturazione, audit, sospensione e annullamento del debito

Debito

CC - Titom

Che cosa si intende per «ristrutturazione del debito»? Intervista di Maud Bailly a Eric Toussaint (*)

In base ai termini stabiliti dal FMI[1] e dal Club di Parigi in una serie di documenti ufficiali, una ristrutturazione di debito sovrano implica uno scambio di debiti contro nuovi debiti nella maggioranza schiacciante dei casi, oppure contro liquidità in pochissimi casi. Generalmente, la ristrutturazione del debito passa per negoziati tra paesi debitori e varie categorie di creditori.
La ristrutturazione del debito sovrano può concretizzarsi in due forme principali[2]:

1. Il riscaglionamento del debito: abbassando il tasso per ridurre gli interessi e/o protraendo le scadenze dei rimborsi.
2. Questo può combinarsi con la riduzione del debito (riduzione dello stock debitorio per rinuncia a crediti dovuti). Perlopiù, questo passa per la sostituzione di vecchi titoli o vecchi contratti con nuovi titoli e contratti. La riduzione del debito può passare per l’estinzione di debiti contro liquidità.

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Pubblica amministrazione e partecipazione: l’esercizio della democrazia come questione organizzativa

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Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.
Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
Pino Cosentino

di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

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La custodia popolare di Mondeggi

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a cura del Comitato per la salvaguardia e il recupero della fattoria di Mondeggi - Bagno a Ripoli (FI)

Da circa tre anni qualche centinaio di persone presidia terreni e case di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, situati a Mondeggi nel comune di Bagno a Ripoli. In queste pagine le ragioni della lotta, la vita quotidiana e gli ideali dei contadini mondeggiardi. I nodi politici, ecologici ed alimentari della questione.

MONDEGGI BENE COMUNE – FATTORIA SENZA PADRONI
Il percorso fatto

La società agricola di Mondeggi-Lappeggi S.r.l. in liquidazione, di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, gestiva una storica tenuta appartenuta a famiglie nobili quali i Bardi, i Portinai, i della Gherardesca. Tradizionalmente articolata in diversi poderi abitati da contadini, legati ad un'antica villa padronale, la fattoria comprendeva circa duecento ettari di terra, comprensivi di parco, vigneti, olivete, pascoli e seminativi. L'antica organizzazione poderale della fattoria, fu sostituita nel tempo da un'impostazione aziendale riconducibile al modello di impresa agricola moderna con coltivazioni estensive, massiccio ricorso alla meccanizzazione delle lavorazioni e impiego costante di trattamenti chimici convenzionali.

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Il girone infernale del popolo dei voucher

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di Roberto Ciccarelli 

Articolo tratto da il Manifesto del 6.10.2016 https://ilmanifesto.it/il-girone-infernale-del-popolo-dei-voucher/

Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sui voucher, e non avete mai osato chiedere,si trova oggi nella ricerca commissionata dall’Inps a Bruno Anastasia, Saverio Bombelli e Stefania Maschio «Il lavoro accessorio dal 2008 al 2015». 
Il paper, lanciato su twitter dal presidente dell’istituto previdenziale Tito Boeri, chiarisce che i buoni da 10 euro destinati al pagamento orario delle prestazioni occasionali non servono a fare emergere il lavoro nero e in molti casi rappresenta l’unica fonte di reddito a disposizione di chi non è mai entrato nell’«Olimpo» dei contratti stabili.

La maggioranza del milione e 380 mila percettori dei buoni lavoro nel 2015 opera in nero e, solo in parte, viene pagata con i voucher. I lavoratori maschi tra i 30 e i 50 anni che sono effettivamente emersi dal nero rappresentano una componente irrisoria e, tra l’altro, hanno un costo aziendale medio annuo tra i 6-700 euro ciascuno. In realtà, i voucher sono un «iceberg» e segnalano che il «nero» è in gran parte rimasto sott’acqua. Il lavoro a scontrino va piuttosto inteso come una prestazione associata molto spesso al lavoro part-time.

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