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Comunicato del movimento NO Europaradiso

 

 

La Regione Calabria, dunque, dovrebbe dire No dopo due anni di ammiccamenti e strizzate d’occhi, di blandizie e vezzeggiamenti, alla realizzazione a Crotone del Progetto Europaradiso:il No dovrebbe essere ufficializzato nella riunione di Giunta convocata per il prossimo 5 marzo.

La mobilitazione della Crotone democratica, di tutti coloro i quali, come liberi cittadini, strutture e associazioni, hanno costituito il Movimento No Europaradiso è il risultato di chi non ha chinato la testa dinanzi alla gigantesca operazione demagogico-speculativa dei rappresentanti della destra nostrana, di Appel e di tutti i suoi sodali.

La mobilitazione, da noi costruita, ha smascherato tutte le menzogne di fantomatiche quanto inesistenti possibilità di lavoro, sulle quali si sono costruite fortune politiche ed elettorali, non sottomettendosi al falso mito dello sviluppo imperniato esclusivamente sulla cementificazione e sulla devastazione ambientale, non piegandosi alle sconcertanti manipolazioni mediatiche e politiche, non dandosi per vinti neanche quando i rappresentanti istituzionali dei partiti più vicini per idealità e valori si sono piegati, per codardia e incapacità, alle pressioni esterne. Il nostro impegno ci consente oggi di denunciare il tentativo della Giunta e del Consiglio comunale di Crotone che, all’unanimità, da AN a Rifondazione, continua pervicacemente ad inseguire Appel ed i suoi cortigiani, non capendo - o non volendo capire - che dietro mega-speculazioni edilizie vi è sovente la longa manus delle organizzazioni criminali, come recenti casi di cronaca giudiziaria stanno lì a ribadire.

Fin dall’inizio il movimento ha motivato le ragioni del no a Europaradiso, al contempo denunciando il saccheggio ambientale a cui andava incontro il territorio del Marchesato nonché il clima di odio e di scontro virulento che attorno al progetto si era determinato sotto le spinte eversive e destabilizzanti di una destra becera e rozza.

Abbiamo costruito reti, relazioni, documenti, interrogando, per mezzo di dieci senatori della sinistra, il governo nazionale, ricorrendo alla Comunità Europea, argomentando con dovizia di particolari la scelleratezza della megaopera, e spiegando l’enorme potenzialità di sviluppo economico della zona di protezione speciale e del sito di interesse comunitario.

Abbiamo sottolineato la necessità di mantenere inalterato l’habitat di quei luoghi, premendo sulla possibile istituzione del parco fluviale del Neto, vera possibilità di sviluppo economico sostenibile, e sottolineando quanto i vincoli ambientali non siano un freno ma costituiscano una enorme garanzia per uno sviluppo serio e realistico del nostro territorio.

Riteniamo sia arrivato il momento di avviare una discussione credibile e concreta su un nuovo ed “altro” sviluppo della nostra provincia e della Calabria, che deve passare inevitabilmente dalla rottura del sistema di potere vigente, da una nuova prospettiva di lavoro qualificato e non precario, e dal coinvolgimento diretto delle popolazioni locali.Crediamo che, per individuare nuove prospettive economiche e sociali, sia indispensabile guardare alle esperienze migliori e più innovative realizzatesi in altre aree del Paese e dell’Europa, che sulla valorizzazione del proprio territorio e delle proprie peculiarità hanno fondato un modello economico innovativo ed a basso impatto ambientale.

La nostra mobilitazione non si ferma.Oggi è necessario ottenere la bonifica integrale dell’ex sito industriale di Crotone, in tempi certi e con procedure trasparenti, ed attraverso l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, che permettano, da un lato, il risanamento dell’area e, dall’altro, il recupero dell’enorme patrimonio archeologico sottostante.La bonifica per noi rappresenta la madre di tutte le vertenze che di qui ai prossimi giorni andremo ad avviare.

Al contempo, impedire che vengano allocate nel nostro territorio ulteriori discariche di qualsiasi natura, termovalorizzatori, centrali a biomasse, impianti energetici invasivi rappresenta un punto qualificante della nostra azione.

Il solo lamentarsi del rischio che la nostra provincia possa diventare il ricettacolo di rifiuti comuni e di rifiuti altamente pericolosi, è un esercizio vano se slegato dalla mobilitazione e dall’impegno fattivo di tutte le forze sociali e organizzate, nonché dei cittadini del crotonese.

Ed ancora, la prospettiva di un rilancio economico attraverso la realizzazione di un distretto energetico nazionale potrà essere uno dei fattori propulsivi, a condizione che non si tramuti nell’ennesimo affare a vantaggio di pochi; che tuteli gli interessi generali, attraverso una gestione pubblica e attraverso la concertazione con le popolazioni locali; che sia eco-sostenibile; che non dimentichi produzioni agro-energetiche.

Procedere per gradi è indispensabile.Affrontare e risolvere le vertenze suindicate significa dare finalmente al nostro territorio una nuova identità economica e sociale, e consente di impostare proficuamente le strategie necessarie per fare del turismo uno dei settori su cui costruire il futuro delle nostre comunità.Non possiamo non ribadire, però, che il modello turistico, fino ad oggi perseguito, di villaggi chiusi ed inaccessibili, spesso nelle mani dell’economia criminale, non ha prodotto effetti significativi per le comunità interessate.Il modello turistico che noi auspichiamo è un modello capace di ricostruire un tessuto ambientale e sociale devastato da anni di abusivismo edilizio, di inquinamento incontrollato e di cementificazione selvaggia di interi tratti di costa.

Consorzi, cooperative e micro imprese devono costituire, insieme all’impegno degli enti locali a riconvertire il patrimonio abitativo esistente e ad abbattere gli scempi edilizi, l’asse portante di una nuova economia turistica basata sulle bellezze ambientali, nonché sulla valorizzazione delle risorse archeologiche e culturali del territorio.

Quello che noi prospettiamo è, dunque, un turismo di qualità, del benessere e della “lentezza”, un “turismo responsabile” che sia capace di creare lavoro qualificato e stabile, e di produrre ricchezza diffusa.

Non ci fermiamo, dunque, ad incassare il NO ad Europaradiso.Andiamo avanti, ed annunciamo una straordinaria mobilitazione di massa che, attraverso una petizione popolare, raccolga le firme per:
- bonificare l’area dell’ex sito industriale di Crotone;
- bonificare le discariche insistenti sul nostro territorio;
- impedire lo smaltimento di rifiuti pericolosi e di rifiuti provenienti da altre realtà provinciali e regionali;
- realizzare un distretto energetico a gestione pubblica basato su fonti rinnovabili.

Questo è il nostro modo di fare politica.

Lo stesso di quello dei Comitati No TAV,No Ponte, No Mose,No Dal Molin, con cui abbiamo attraversato i campi di Venaus in Valsusa, sfilato a Roma così come a Vicenza, ossia di coloro i quali costruiscono “a casa propria”- e a porte aperte- la loro capacità di tenuta, cioè di difesa dalle ammiccanti seduzioni del ceto politico, essendo padroni del proprio linguaggio e della propria visione del mondo, attivandosi per “sensibilizzare” la collettività, ponendosi l’obiettivo di modificare la società nelle relazioni, nei sentimenti, nei rapporti con le persone, costruendo un mondo diverso, partendo dal basso e fondato sulla partecipazione.

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