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Il nostro Caso Mattei

di: Raphael Pepe

Il racconto dell’improvvisa chiusura dell’Hub Mattei, il Centro temporaneo per richiedenti asilo di Bologna, indica in modo esemplare l’orientamento del governo sulle politiche di accoglienza e sulle condizioni di lavoro in cui intende tenere le circa 40 mila persone che lavorano nel settore. La metà di quelle persone basta e avanza, dice in sostanza il governo. Un operatore sociale può benissimo farsi carico di 40-50 “casi”. Tanto della tutela legale e sanitaria, dell’insegnamento della lingua italiana e di altri “sprechi” che se ne fanno quelle non-persone? La propaganda salviniana, al solito, si fa un vanto della chiusura del Mattei. La solita retorica contro “il business dei buonisti” e la denuncia che quella struttura “fosse più simile a una stalla che a un centro dove ospitare donne e bambini”. Peccato che il Centro Mattei fosse un bene pubblico delle cui condizioni è stata responsabile la prefettura di Bologna, autorità locale del Ministero dell’Interno, e che i richiedenti asilo avrebbero dovuto sostarvi solo per il tempo necessario a formalizzare la domanda. Il “caso” Mattei ha invece rilevanza proprio per le risposte che potrebbe aver innescato a Bologna, da quelle dei lavoratori a quelle di chi si oppone a considerare chi vive nei centri un pacco da spostare.

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Perché Donna Lisa continui a sorridere

 

di: Federica Battellini 

C’è un modo di fare accoglienza per le donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza che sa tenersi lontano dalle risposte securitarie propagandate e proposte a livello istituzionale. Quelle stesse risposte che stanno, nei fatti, chiudendo le porte di molti centri attivi da anni nella lotta alla violenza maschile, privilegiando spesso approcci conciliatori. Donne in Genere ha lanciato la campagna “Io che Centro” per sostenere il Centro antiviolenza Donna L.i.s.a. (Libertà, Internazionalismo, Soggettività, Autodeterminazione) di Roma nel suo impegno per estinguere un debito accumulato con l’Ater in vent’anni di attività. Venti anni nei quali un luogo in cui l’ascolto e la relazione tra donne sono stati centrali per la ricostruzione di un sentimento di autostima che potesse restituire alle donne il sorriso e la forza per riprendere in mano la propria vita.

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L’economia è di chi lavora

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di RiMaflow (articolo pubblicato su comune-info.net)

Il primo incontro internazionale dell’economia dei lavoratori e delle lavoratrici si è tenuto nel 2007 in Argentina. Quell’incontro ha riunito fabbriche recuperate e collettivi di lavoro, attivisti sociali e politici, sindacalisti e universitari. Da allora, questi incontri internazionali si tengono ogni due anni e costituiscono uno spazio di discussione e riflessione sulle sfide a cui i/le lavoratori/trici sono confrontati/e per difendere attraverso l’autogestione i loro mezzi di sussistenza dagli attacchi del capitalismo globalizzato. Dal 2014, vengono organizzati degli incontri regionali (Centro e Nord America, Sud America e Europa) tra le due edizioni mondiali.

Come dagli anni ’90 in America Latina, a partire dal 2008 l’occupazione e il recupero di fabbriche e imprese, di cui il capitale si è liberato, è stata una risposta appropriata e un atto di resistenza dei/delle lavoratori/trici anche nell’area euromediterranea. Questo è stato innanzitutto un modo di preservare i posti di lavoro, ma ugualmente, più a lungo termine, uno strumento di trasformazione sociale e di creazione di una nuova economia liberata dallo sfruttamento e orientata verso la soddisfazione dei bisogni sociali ed ecologici. A partire da questi recuperi, sono nate nuove modalità di produzione, come in Italia e in Grecia.

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In ricordo di Marielle Franco

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DICHIARAZIONE DELLA RETE EUROPEA DI ATTAC

Un anno dopo l'assassinio di Marielle Franco a Rio de Janeiro il 14 marzo 2018.

La rete Attac of Europe dichiara la sua solidarietà a tutti i democratici e attivisti brasiliani nella loro lotta per la democrazia e i diritti sociali e politici contro la violenza autoritaria del governo brasiliano.

Marielle Franco e molti altri attivisti sono vittime della sanguinosa repressione della loro lotta contro la povertà, il neoliberismo e la corruzione. Come consigliera comunale, Marielle Franco ha difeso i diritti dei residenti di favela e si è opposta alla violenza istituzionale contro tutti i popoli oppressi ed emarginati in una società dominata dagli interessi delle multinazionali e dei più ricchi.


Come attivista femminista, ha simboleggiato una lotta che integra l'uguaglianza "razziale" e di genere e i diritti sociali e politici; ha incoraggiato le persone a impegnarsi nella solidarietà. E' stata questa lotta, e in particolare il suo impegno locale contro la corruzione politica ed economica, che ha portato al suo assassinio e a quello del suo autista, un atto che ha tutte le caratteristiche dell'esecuzione extragiudiziale su ordine di ufficiali dell'esercito vicini all'allora presidente, Michel Temer. Questi omicidi di un anno fa hanno dimostrato la violenza delle forze politiche di estrema destra.

Sosterremo la vostra lotta denunciando e combattendo la collusione politica ed economica tra l'attuale regime brasiliano e i leader politici e le multinazionali dei paesi europei.
Questo è il nostro dovere in memoria di Marielle Franco e di tutte le persone impegnate che vengono uccise.

FORSE NON HANNO CAPITO

 

di: Guido Viale

L’onda d’urto degli studenti in marcia contro l’irresponsabilità delle classi dirigenti di tutto il mondo  ieri ha dato la prima prova della sua forza, ma è solo al suo inizio. Per capire gli sconvolgimenti che è destinata a provocare nell’establishment basta forse il quotidiano Repubblica; fino a tre giorni fa riempiva le prime pagine con titoli di scatola e foto smisurate a sostegno del TAV Torino-Lione, come se da esso dipendessero le sorti, se non del pianeta, certamente del paese; da tre giorni fa altrettanto con la marcia per il clima Friday for Future e il suo simbolo, Greta Thunberg.

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