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Debito, nazionalismo e fraternità

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di: Antonio De Lellis

Quello che definiamo razzismo è in realtà il frutto amaro di una pianta apparentemente suggestiva ed attraente che si chiama "nazionalismo".

Se provate a definire razzista qualcuno che si sente solo nazionalista vi si rivolterà contro con volgarità e violenza inaudita. Come possiamo convincerli che la loro azione, apparentemente corretta, perché semplicemente nazionalista, è in realtà un processo di rottura e di scardinamento delle basi su cui poggiano le culture europee e la democrazia per come la intendiamo generalmente?

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Stop al business dell'accoglienza: e se non fosse solo uno slogan?

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di: Raphael Pepe

Si parla tanto di un cosiddetto “business dell'immigrazione” che occorre ostacolare. Si urla allo scandalo per dei costi considerati troppo elevati per l'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati e si usa l'argomento per legittimare la chiusura di porti e il respingimento dei migranti.

Oggi in Italia però, non esiste un vero dibattito sul tema, e sarebbe anche utile averne uno; ma prima di entrare nel merito occorre fare chiarezza. Se si ritiene che  l'accoglienza generi costi troppo elevati, ci sono provvedimenti semplici che si potrebbero prendere per ridurli facilmente e non a scapito del servizio, bensì a suo favore.

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La foglia di fico della migrazione e il 14L a Ventimiglia

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di Mauro Giampaoli

Il 14 luglio a Ventimiglia per tornare a respirare! 

Da più parti evocata, non vuole essere un’affermazione generica ma un richiamo specifico a partecipare ad una grande manifestazione internazionale.

Per dare voce ad una “sovranità sociale” che riconosce il valore delle esperienze di umanità e solidarietà, che vuole condividere le responsabilità dell’accoglienza, che vuole cambiare le regole sbagliate e aprire vie di accesso sicure e legali. Al contrario della “sovranità delle nazioni” che si mostra tanto feroce contro i poveri e gli ultimi quanto debole di fronte al capitale finanziario e ai potenti. 

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Che in tutto fra tutte suprema sia

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di: Vittorio Lovera

Per aiutarci a rialzare la testa e tornare a lottare. Per sconfiggere lo strapotere dei Mercati e fermare l'avanzata delle nuove destre, un preveggente sonetto del Poeta Giovanni Raboni.

Il tutto nell'ottavo anniversario dell'inapplicata vittoria per l'Acqua Pubblica, nei giorni dell'abominevole chiusura dei porti a sventurati esseri umani, primo atto di muscolare squadrismo del "contratto" giallo verde, dopo il discorso "extra costituzionale" di Mattarella, sulla supremazia dei Mercati, dopo i primi arresti romani ("onestà, onestà, legalità, legalità") per il business del nuovo stadio a Roma...

"Che in tutto fra tutte suprema sia

la legge del mercato, che a lei deva

subordinarsi restando utopia

per sempre tutto quello che solleva

 

l'uomo da se stesso sembra alla mia 

mente  quasi incredibile. Ma alleva

menti per crederci l'economia

trionfante, fa che ciascuna s'imbeva

 

di quel che credo miserabile e creda

a esso fieramente come al più santo 

vangelo; e non ha scampo chi rimpianto

 

dall'alto s'ostina finché non ceda

di schianto il cuore a provocare e di noia 

trema dove per altri è ottusa gioia"

(da "Altri sonetti")

Un mutualismo istituente

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di: Domenico Perrotta, Gaia Benzi, Giulio Calella

“Teniamo accesa la brace”: è l’invito con cui si è concluso il convegno che abbiamo organizzato a Roma il 7 e 8 aprile su iniziativa della rete Fuorimercato, Edizioni Alegre, Rivista gli Asini, Communia e Scup (a questo link è possibile scaricare tutti i materiali). Perché qualcosa si è acceso in questa due giorni, o almeno un bisogno vero di analisi e di iniziativa è stato colto, con un clima e una composizione dei partecipanti in larga parte diversi dalle assemblee a cui siamo abituati.

Non a caso già nella prima parte, più di scambio tra le realtà presenti sulle aspettative sul convegno, una delle motivazioni ricorrenti era la ricerca di “un po’ di aria fresca”, per interrompere la coazione a ripetere delle varie “sinistre” negli ultimi dieci anni, e porsi problemi di fondo sulla crisi epocale, sociale e politica, che abbiamo di fronte.

Con la volontà non di creare un nuovo “soggetto”, ma di iniziare a costruire uno spazio di relazione e iniziativa aperto e non identitario, in grado di dotarsi di alcuni strumenti organizzativi ma in cui possano convergere realtà di varia provenienza che ne condividano priorità e metodi di lavoro.

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