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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Crocierismo e città

di Giuseppe Tattara (Università Ca' Foscari di Venezia)

La città di Venezia e le crociere

Le crociere hanno avuto una rapida crescita, poi c’è stato un arresto (i limiti posti al passaggio delle navi con ton stazza lorda > 96.000 dal Min. Franceschini) e un recupero (si usano più navi più piccole)

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Alcune considerazioni. Dalle due figure si vede come il flusso dei turisti in città sia crescente nel tempo, così come il flusso dei croceristi trasportati. Nel weekend del 20-21 sett 2019 (in base al calendario programmato) conteremo 30.000 persone come croceristi e equipaggi tra imbarchi e sbarchi. Si tratta di crociere “abituali” (sono 53 navi che fanno 542 toccate, una nave in media viene 10 volte in un anno). Le navi sono relativamente poche, e potrebbero essere controllate in relazione all’inquinamento dell’aria e si potrebbe chiedere agli armatori di montare dei filtri (particolato) oppure di attrezzarle per prendere l’energia elettrica da terra. I croceristi sono meno di 1/10 dei flussi turistici, che sono molto maggiori (figura sottostante), quindi incidono poco sul totale, anche se il tasso di crescita del crocierismo è stato maggiore di quello dei turisti.

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Over-tourism e diritto alla città: il caso Venezia

 

 di Caterina Borelli (Rete SET)

Nel 2015 vivevo ancora a Barcellona, e le proteste di quell’estate contro il turismo dilagante che si stava fagocitando la città (lo fa ancora) le ricordo bene. Su di esse aleggiava irrimediabilmente lo spettro di Venezia: “non vogliamo finire così!”. Nei cartelloni altrui, Venezia appariva non più come una città ma piuttosto come un paradigma, un memento mori. Venezia come sindrome, una malattia terminale caratterizzata dal collasso della vita urbana. Venezia elevata a teorema che non ha più bisogno di alcuna dimostrazione empirica a sostenerlo(1).

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Qui non si abita in infradito

 Venezia GHIGI 580x327

 

La città turistica e i filtri di classe all’urbano, il caso Venezia.

di Giancarlo Ghigi (Venezia in rete)

Una premessa, divinando su google

“Se Venezia muore”, “Massentourismus in Venedig”, “Veniceland”. Da molti anni si moltiplicano saggi, documentari e opere d’arte che raccontano la storia d’una Venezia turisticizzata, che impagliandosi in museo della sua propria rappresentazione, perde goccia a goccia quell’originale fascino millenario. Da dove partire per raccontare il caratteristico rapporto conflittuale che si dà in questa città, tra la mummificazione museale del tessuto urbano e ciò che resta dell’abitare, dei suoi residenti, ancor oggi inspiegabilmente così vitali nello spirito civico? Partiamo dalla turisticizzazione del territorio, con qualche flash, affidandoci per una volta alla scatomanzia di google trend(1),  provando cioè a vedere quali siano state negli ultimi 15 anni le variazioni tendenziali di alcune parole chiave digitate su google da un turista che cerchi qualcosa su Venezia per la prossima gita.

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Il caso Venezia

 Karina Puente Frantzen 580x404

[...]

"Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco".

"Ne resta una di cui non parli mai".

Marco Polo chinò il capo.

"Venezia", disse il Kan.

Marco sorrise: "E di che altro credevi che ti parlassi?"

L’imperatore non batté ciglio. "Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome".

E Polo: "Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia"

[..]

da Italo Calvino, “Le città invisibili”, Einaudi, Torino 1972

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 40 di Maggio - Giugno 2019. "Una città per tutti"

Poveglia per tutti - Un’isola che unisce, nel nome della partecipazione e del bene comune

FOTO Poveglia per tutti 580x410

di Anna Brusarosco

A guardarla sulle mappe, Poveglia sembra solo una delle tante isole della Laguna sud di Venezia. Un complesso di 7 ha, formato da tre unità distinte: l’isola nord, oggi prevalentemente boscata, utilizzata fino agli anni ‘80 a scopo agricolo; quella di mezzo, dove si trovano i resti di una quindicina di edifici, la maggior parte dei quali costruiti a fine ‘800 come sede di una stazione sanitaria marittima, destinazione rimasta poi immutata, con varie attività di assistenza sanitaria, fino al 1968; il piccolo ottagono a sud.

Ma se si parla con i veneziani – quelli che a Venezia ci sono nati, ma anche quelli che questa città l’hanno scelta, arrivati qui per studio, lavoro, amore o per altri casi della vita – Poveglia non è solo questo. E’ innanzitutto un pezzo di memoria: quella di chi l’isola l’ha vissuta in passato, come luogo di cura, ma anche come orto. E di chi dopo la dismissione delle attività sanitarie ha continuato a frequentare Poveglia come una sorta di parco urbano, mantenendo vivo il legame tra terra e acqua, tra città e laguna, che caratterizza Venezia.

Dal 2014, però, Poveglia è diventata anche e soprattutto una “utopia concreta”, un esempio paradigmatico di partecipazione e riattivazione di una comunità per la difesa di un bene comune, contro il rischio di una sua privatizzazione e di un sostanziale abbandono da parte di istituzioni che si sono dimostrate incapaci di amministrare adeguatamente quel bene.

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