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Europa e Migrazioni

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di Roberto Guaglianone

Uno dei migliori contributi per comprendere le politiche migratorie a livello europeo, senza mai perdere di vista la situazione italiana, è stato recentemente fornito dal libro “Alla deriva” del giornalista di “Altreconomia” Duccio Facchini (in libreria, 12 €, Milano 2018). Nella rubrica di questo numero ne citeremo alcuni stralci,  a partire dall’introduzione di Pietro Raitano, che di “Altreconomia” è il direttore responsabile.

Il capro espiatorio perfetto

 “Ora mettete insieme crisi economica, disagio della popolazione che vede ridursi il proprio benessere  - o almeno ha questa percezione – a fronte dell’1% della popolazione che detiene tanta ricchezza quanta ne ha il restante 99%, l’incapacità di comprendere il fenomeno migratorio in un mondo di 7 miliardi e mezzo di abitanti afflitto da non meno di 35 conflitti e dai cambiamenti climatici (e per l’Italia aggiungete una discreta dose di analfabetismo funzionale). E poi prendete una classe di politici alla ricerca del consenso, ovvero di voti, ovvero di potere. Il risultato è ovvio: serve un capro espiatorio. Qualcuno cui dare tutte le colpe. Un nemico creato ad arte. Soluzione facile a problema complesso: annienta il capro, risolverai tutti i problemi. Le soluzioni semplici pagano. Ecco, quel capro espiatorio sono proprio i migranti”.

“Eurofollie”: l’Europa chiusa

Il capitolo 4 di “Alla deriva” si intitola così, e riporta un’interessante intervista a Chiara Favilli, professoressa associata di Diritto dell’Unione europea all’Università degli Studi di Firenze. La quale ripercorre la storia delle politiche migratorie dell’UE dalle sue origini, che stanno in questa dichiarazione: “L’obiettivo è un’Unione aperta, sicura, pienamente impegnata a rispettare gli obblighi della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati e di altri strumenti internazionali per i diritti umani e capace di rispondere ai bisogni umanitari con la solidarietà”. Così ne parla Favilli: “Le conclusioni del Consiglio di Europeo di Tampere del 1999 [...] dimostrano che è possibile che i capi di Stato e di governo definiscano degli orientamenti politici generali in materia di immigrazione e asilo di respiro diverso e con prospettive differenti rispetto a quelli che siamo ormai abituati a vedere dal 2001 a oggi”.

2001, annus horribilis

“Tutto questo è scomparso, è stato abbandonato, a causa degli attacchi terroristici del 2001, che hanno determinato un mutamento radicale ed evidente dell’agenda in materia di immigrazione e di asilo, che è stata subordinata alle esigenze di tutela e di sicurezza degli Stati europei e dell’Unione. […] L’Unione infatti non regola affatto l’immigrazione, detta – se mai – alcune (poche) regole in materia di asilo lasciando poi agli Stati e ai governi la disciplina sostanziale. Ecco perché non funziona il sistema, perché non c’è una vera gestione europea”. […] Tuttavia, è ingiustificabile che l’Unione abbia abbandonato quel ruolo che avrebbe potuto avere nella gestione. […]i governi hanno approfittato di questa situazione, di questa tensione collettiva verso le esigenze di sicurezza – comprensibile – per  limitare il più possibile il ruolo dell’Unione.” E oggi? “E oggi appare ancora più improbabile recuperare il terreno perduto, perché la crisi, la stessa che ci ha fatto perdere quel treno, ha determinato un’aggravata incapacità di pensare e ideare politiche innovative e appropriate da parte dell’Unione”.

Poi arriva il 2014…

“L’afflusso massiccio di persone dalla rotta balcanica, accolto inizialmente con un favor all’ingresso, come dovrebbe essere per tutti i richiedenti asilo, ha determinato un cortocircuito con il sistema Schengen, e cioè con l’area di libera circolazione delle persone, Perché le persone beneficiano dell’eliminazione dei controlli alle frontiere interne per recarsi nello Stato dove vogliono recarsi, anche se questo non è quello competente in base al regolamento Dublino [che prevede che un richiedente asilo debba per forza completare la sua procedura nel primo paese di arrivo in Europa, NdR]. E quindi ecco che, in virtù di questo, i governi hanno iniziato a ripristinare i controlli alle frontiere interne. […] Si chiede asilo in base al regolamento Dublino e sono vietati i “movimenti secondari, quelli che sono stati anche al centro del dibattito anche del recente Consiglio europeo del 28 giugno 2018”, cioè “i trasferimenti tra Stati membri dell’Unione una volta che la persona ha effettuato il movimento principale, ossia l’ingresso in uno degli Stati parti dell’area di libera circolazione”.

Cosa succede oggi?

 “il divieto dei movimenti secondari vale per tutti i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti. I quali possono circolare nell’are dell’Unione europea solo fino a 90 giorni. Cioè possono visitare un altro Stato ma non vi si possono stabilire, e soprattutto non ci possono lavorare. Bisognerebbe eliminare questo divieto […] per i regolarmente soggiornanti, cioè per coloro che fanno parte ormai dell’area europea, del mercato europeo, e che quindi possono essere attori del mercato, andando a lavorare magari in un altro Stato, e lì soggiornare liberamente. Ancora si guarda ai cittadini dei Paesi terzi come se fossero un peso assoluto. Ma qui stiamo parlando di persone dalla discreta mobilità che potrebbero anche rendere più vivace il mercato. L’Unione potrebbe poi sostenere sul piano delle politiche sociali e di integrazione quegli Stati che registreranno più afflussi di altri”. Quale alternativa, dunque? “Io eliminerei il divieto dei movimenti secondari, ma questa soluzione è utopistica. Una molto più pragmatica è il riconoscimento della libertà di circolazione ai beneficiari di protezione internazionale, così si stempererebbe la tensione sul regolamento Dublino.

Qual è oggi il principale bastione della “Fortezza Europa”?

Prosegue Favilli: “Sicuramente la ‘cooperazione’ con i Paesi terzi e l’enfasi sugli accordi conclusi prima con la Turchia, adesso con la Libia ma anche con il Niger, il Mali e molti altri ancora. A partire dal 2014, la dimensione esterna delle politiche di immigrazione e di asilo è emersa come la soluzione all’empasse dei governi. […] Nell’impossibilità di trovare soluzioni ragionevoli sul piano interno, ecco che l’unica soluzione praticabile sarebbe stata quella di evitare che le persone arrivassero. Cioè il contenimento dei flussi.  Ed ecco la cooperazione con la Turchia, con tre milioni di siriani accolti con il sostegno economico e finanziario dell’Unione. Ecco le persone bloccate in Libia, altre in Niger e in tutti quei paesi con i quali si cerca di ottenere la cooperazione per il contenimento dei flussi, nell’illusione che questa parte di umanità svanisca per il semplice fatto che non la vediamo”.

Che fare?

Considerazioni amare, quelle della giurista europea Favilli, che trovano riscontro nel capitolo conclusivo di “Alla deriva”, affidato alle parole di Gianfranco Schiavone, vice-presidente di ASGI.

E nelle conclusioni dell’autore, Duccio Facchini, che afferma perentoriamente, a proposito del nostro Paese: “Riformare il diritto dell’immigrazione, dell’asilo e della cittadinanza è possibile, nonostante la polvere alzata dalla politica per non affrontare il punto. Uno strumento utile in proposito esiste già. L’ha messo a punto l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (l’ultima versione è aggiornata al 1 febbraio 2017, www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/02/Manifesto-ASGI. pdf). [...] Anche in Italia, dove il legislatore ha messo mano in maniera organica alla condizione dei cittadini stranieri non comunitari solamente nel 1998, vent’anni fa. E da allora è tornato sul punto al solo fine di strozzare gli ingressi e i soggiorni “irregolari”, senza preoccuparsi delle vie “regolari”, come dimostra quello che l’ASGI ha definito ‘l’anacronistico sistema dell’incontro a distanza tra domanda e offerta di lavoro’ [unica modalità di ingresso regolare per lavoro previsto dalla ancora vigente Legge 189/2002, altresì detta “Bossi-Fini”].

Mentre, sull’Europa, Facchini afferma che “è per questo che un approccio ‘eterogeneo’ è centrale così come il ‘raggiungimento di un modello basato sulla libera circolazione delle persone’ in Europa che avrebbe come naturale conseguenza la ‘contrazione della richiesta di protezione internazionale’.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 37 di Novembre - Dicembre 2018. "Europa: la deriva di un Continente?"

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