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Nuove prospettive per il reddito di base tra intelligenza artificiale e robotica

 Human Vs machine

di Luca Santini (presidente del BIN-Italia)

Ovunque si volga lo sguardo si colgono i segni di un’epoca triste: la crisi economica globale che si protrae da oltre un decennio e che non accenna a placarsi, le politiche di austerity che contribuiscono all’aumento della disoccupazione, della povertà, del rischio di esclusione sociale, il dramma delle migrazioni e l’incapacità conclamata di governare il fenomeno, il peso del climate change che sta avvenendo proprio ora davanti ai nostri occhi. In questo scenario così fosco l’emergere a livello planetario del dibattito sulla robotica e sul reddito di base è un elemento di freschezza, di apertura al possibile.

Si fa largo infatti, nonostante tutto, la sensazione che il futuro si stia  avvicinando. Siamo di fronte a una seconda rivoluzione industriale, in cui l’economia risulta trasformata dalle nuove tecnologie, dalla sharing economy e dall’avvento dell’automazione spinta e dell’intelligenza artificiale. Il XXI secolo sembra portarci nuovi scenari e nuove domande e il reddito di base incondizionato sembra emergere come una proposta sempre più convincente.

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Il lavoro delle donne, il lavoro contro le donne


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di Sandra Burchi

Il posizionamento dentro-fuori mercato del lavoro in cui molte donne si riconoscono, richiama l’elasticità e la duttilità con cui le donne hanno risposto alle rigidità dell’ordine economico, sperimentando una partecipazione sempre difforme al modello proposto. Inutile ricordare che la storia del lavoro femminile è poco lineare. Le storiche non esitano a parlare di una precarietà lunga secoli congiunta a una straordinaria abilità di adattamento, documentata dalle ricerche come capacità di “accaparrarsi” occasioni di lavoro all’interno di situazioni mutevoli negli spiragli che si sono aperti nelle diverse epoche per sviluppare un ruolo attivo e produttivo. Il dentro-fuori dunque è rintracciabile come elemento ricorrente della storia del lavoro femminile, motivato da fenomeni di lungo corso ben intrecciati con le norme culturali, i rapporti fra i generi e la loro costruzione nel tempo.

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Strategie - Proprietà o profitto?


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 di Pino Cosentino

Tutto il movimento intellettuale e sociale che nell'Ottocento europeo si sviluppa contestando il capitalismo e trovando una sua prima sistemazione nel Manifesto del Partito Comunista individua il nemico nella proprietà. E' rimasta proverbiale la frase d Proudhon “la proprietà è un furto” (“la propriété, c'est le vol”).

Nel Manifesto Marx accoglie in pieno questa tesi. I proletari “non hanno da perdere che le loro catene”, ergo la proprietà è un solco profondo, che separa nettamente il campo della classe oppressa e sfruttata da quello degli oppressori. Da qui l'obiettivo strategico assegnato alla rivoluzione che libererà il proletariato, e con esso tutta l'umanità: l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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Lavoro e non lavoro. Quale lavoro per quale società

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ATTAC Università estiva, Cecina 15/17 settembre 2017

Quale lavoro per quale società

Intervento di Paolo Cacciari


Su una cosa siamo tutti d’accordo: da oltre 30 anni assistiamo ad una guerra contro il lavoro. Nel “primo mondo”, nei paesi di più antica industrializzazione, di lavoro ce n’è troppo. Non in rapporto alle cose utili che ci sarebbero da fare (curare l’ambiente, assistere gli ammalati, sviluppare la ricerca scientifica, eccetera e eccetera), ma in rapporto alla quota di denaro che l’attuale organizzazione economica è disponibile ad assegnare per remunerare il lavoro.

Nel mondo “più sviluppato” lavoratori e lavoratrici sono sempre più “improduttivi”. Non perché non sanno cosa fare e come farlo, ma perché stretti nella morsa tra l’entrata nel mercato globalizzato del lavoro di un miliardo di persone nell’ultimo quarto di secolo in Cina, India e negli altri “paesi “emergenti”, da un lato, e, dall’altro, dalla automazione spinta, dalla robotizzazione, dalla introduzione di nuove innovazioni labour saving, non più solo nell’industria. Da qui la marginalizzazione, il deprezzamento, la svalutazione delle prestazioni lavorative e il conseguente sgretolamento dei sistemi collettivi di tutela un tempo garantiti dalle autorità pubbliche.

La (quasi) piena occupazione non fa più parte degli orizzonti delle nostre società. Lavorare è diventato un privilegio. Pur di lavorare si lavora gratis, poiché non c’è niente di peggio che rimanere senza lavoro in una società lavorista.

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Anticipazioni degli articoli del n.31 del Granello di Sabbia: "Lavoro e non lavoro"

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Anticipazione degli articoli in corso di pubblicazione nel n.30 - Novembre-Dicembre 2017

Lavoro e non lavoro. Quale lavoro per quale società

 di Paolo Cacciari

Strategie - Proprietà o profitto?

 di Pino Cosentino

Il lavoro delle donne, il lavoro contro le donne

 di Sandra Burchi

Nuove prospettive per il reddito di base tra intelligenza artificiale e robotica

 di Luca Santini (presidente del BIN-Italia)

  

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Il fatto del mese

L’economia del debito: per le periferie il sindaco di Milano chiede l’elemosina ai ricchi

 di Marco Schiaffino

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