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Il governo francese affossa la Tobin Tax europea

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di: Simona Bombieri

Nel 1998 Ignacio Ramonet, dalle colonne de “Le monde diplomatique” lanciava l’allarme contro la finanza speculativa, mettendo in guardia dai pericoli e proponendo la soluzione: la Tobin TAX, oggi TTF (Tasse sulle transazioni finanziarie), una piccola tassa dello 0,05 % posta su ogni compravendita di strumenti finanziari, che non scoraggerebbe i normali investimenti sui mercati, mentre sarebbe in grado di rendere economicamente svantaggioso l’operato di chi specula comprando e vendendo titoli nell'arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo e che dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione.

Una tassa giusta, per impedire quegli eccessi del mondo finanziario che mettono in crisi l’economia e le cui conseguenze ricadono immancabilmente sulle spalle dei cittadini: una vera guerra della finanza contro i cittadini, tanto che riferendosi alla Tobin Tax, giustamente Ramonet parlava di “disarmare i mercati finanziari”.

Dopo anni di raccolte firme, di lotte della società civile, dopo anni di trattative tra gli Stati UE, oggi il Ministro delle finanze francese ci dice di aver trovato la scusa ideale per abbandonare le trattative e accantonare definitivamente la proposta: Brexit, a suo avviso, potrebbe infatti spingere molte attività finanziarie da Londra all’Europa, per cui una tassa sulle transazioni finanziarie rischierebbe di far fuggire gli investitori.

Eppure, in una lettera del 30 Giugno 2017 (v. http://www.zerozerocinque.it/notizie/425-tassa-europea-sulle-transazioni-finanziarie-ttf-sostegno-dal-mondo-della-finanza ), 52 esperti di finanza hanno manifestato il proprio sostegno alla misura, sottolineando gli effetti positivi della TTF sulla crescita e respingendo l’ipotesi di una fuga degli investitori a seguito della Brexit (a maggior ragione visto che l’Inghilterra ha sempre applicato una tassa simile!). Un voltafaccia che si basa su questo tipo di giustificazioni è la dimostrazione evidente del fatto che ancora una volta l’Europa delle elites ha intenzione di effettuare un gioco al ribasso sulla pelle dei cittadini.

Non staremo ancora una volta a riportare qui le mille ragioni per cui dotarsi della TTF sarebbe vantaggioso, utile, equo: le abbiamo ripetute sino allo sfinimento (v. sui siti https://www.italia.attac.org//index.php / www.zerozerocinque.it); quello che manca oggi non è l’informazione ma la volontà politica di attuare delle scelte serie per arginare la finanza fuori controllo, per affermare che la finanza è uno strumento al servizio dei cittadini e non viceversa.

In questa vicenda il fallimento è anche nostro, di noi che non abbiamo saputo portare la discussione sulla TTF dai salotti eleganti e dalle aule delle commissioni, nelle strade e nelle piazze, parlando ai nostri concittadini, quelli che pagheranno insieme a noi le conseguenze della viltà politica di chi ci governa. Cosa resta da fare a noi associazioni, movimenti della società civile?

Forse ancora una volta, l’unica opzione è ripartire dalle parole di Ramonet (http://www.attactorino.org/documenti/01_TFF_Docs/Disarmiamo_i_mercati.pdf), per costruire un’alternativa unendo questa della TTF alle rivendicazioni di chi chiede di applicare (finalmente!) la Costituzione, innanzitutto contro chi assoggetta la politica all’economia, e questa alla finanza, provocando disastri umani e sociali senza fine e che ora usa il debito come una clava contro i diritti costituzionali.

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