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LA REPUBBLICA DELLE PRIVATIZZAZIONI

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di: Matteo Bortolon

Il drammatico crollo del ponte Morandi di Genova ha aperto uno squarcio nel più granitico dogma della storia italiana recente: un sostegno bypartisan, continuativo e energico alle privatizzazioni, che dai governi Amato e Ciampi hanno funestato ogni singolo anno della Seconda Repubblica (salvo il 2011); salvo prendere le distanze con affermazioni di circostanza (si pensi a Renzi) viste le catastrofiche conseguenze. Questa estate l'indignazione collettiva verso la gestione di Autostrade spa e dei termini delle relative concessioni è stata tale da far parlare anche in area di governo di rinazionalizzare. Naturalmente Repubblica, Corriere, Stampa, il Giornale si sono gettati in una unanime deplorazione. Fra essi spicca la campagna di stampa di Repubblica, passando in modo creativo dalla difesa ventre a terra dei diritti di concorrenza e mercato alle lezioni di Veltroni su come costruire la nuova sinistra. Nel fronte dei progressisti pro-privatizzazioni, fra Zucconi e Sabino Cassese (il giurista che dopo aver partecipato al governo Ciampi ha collezionato diverse poltrone munificamente concessegli dal padronato italiano in banche, assicurazioni, aziende) l'inserto di Repubblica Affari&Finanza (per l'appunto) fa venire il dubbio di aver comprato per errore il quotidiano di Confindustria: le privatizzazioni sono state una “scelta ideologica di modernità”, ma “una scelta obbligata”, i cui frutti “vanno direttamente a riduzione del debito pubblico”. In effetti il redattore, Eugenio Occorsio, lavorava al Sole 24-Ore.

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FISCAL COMPACT & MANGANELLO

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di: Marco Bersani 

Articolo pubblicato sul manifesto del 2 giugno 2018 

Il risultato finale con cui si è conclusa la crisi politica e istituzionale del nostro Paese rappresenta con piena evidenza l'utilizzo del debito come arma di disciplinamento sociale.

Un'arma interamente giocata sul terreno simbolico, in quanto nessuno degli attori principali ne ha mai messo in discussione i fondamenti, aldilà di dichiarazioni di rito buone per tutte le stagioni.

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La micro economia di Macron

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di: Matteo Bortolon

Emmanuel Macron, presidente della Francia, eletto con uno smilzo 24% dei voti al primo turno (al secondo liberali e buona parte delle sinistre si son buttati su di lui per evitare l'apocalisse-Le Pen) ha avuto una luna di miele elettorale piuttosto breve. I migliori cervelli della République sono indaffarati a capire come ha fatto a scendere nei sondaggi di gradimento di ben 24 punti in soli 3 mesi. Del resto non si può piacere a tutti se si hanno idee chiare e posizioni ferme, si capisce. Del resto il nostro nel 2014 si proclama “socialista”, nel 2015 “liberale”, nel 2016 come “non socialista”, a fine 2016 “uomo di sinistra” e “liberale” allo stesso tempo. Memorabile.

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Attac France contro Apple per la #GiustiziaFiscale!

 

di Raphael Pepe

Lo scorso novembre, Attac France lanciava una campagna per l'instaurazione di una tassa globale sulle multinazionali, una campagna che avrebbe poi portato al processo di Apple contro Attac, e alla storica sentenza a favore dell'associazione per avere “agito nell'interesse generale”.

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Liberalizzazioni flop

Liberalizzazioni

di Marco Bersani

Mentre il mantra delle privatizzazioni continua ad essere il faro delle elites politico-finanziarie che governano il paese (Legge di stabilità, Sblocca Italia, spinta sui trattati TTIP e TISA), restano relegati in un angolo gli studi che, a 20 anni di distanza dall’avvio delle liberalizzazioni, ne dimostrano il totale flop, non solo in riferimento agli impatti sociali –la progressiva perdita di ogni funzione pubblica e sociale- bensì anche nel merito delle promesse fatte, ovvero la drastica riduzione delle tariffe come risultato del libero agire della concorrenza.

Lo studio recentemente pubblicato dalla Cgia di Mestre è da questo punto di vista inequivocabile: solo i prezzi dei medicinali e delle tariffe dei servizi telefonici hanno subito una diminuzione. E si tratta di settori per i quali la diminuzione dei costi si spiega più con la continua evoluzione, per l’alto tasso d’innovazione tecnologica (telefonia) e di ricerca scientifica (farmacia) che non con motivazioni intrinsecamente legate alla “bontà” della concorrenza.

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