attac italia

Tassare i ricchi per prevenire derive oligarchiche

Alexandria Ocasio-Cortez

Le contro riforme fiscali in Italia hanno contribuito enormemente a creare le scandalose disuguaglianze sociali. Solo l'Irpef,  dal 1974 al 1982, aveva 32 aliquote, la minima al 10% , la massima al 72%, al di sopra di 258.000 € di reddito imponibile. Dal 1983, il mutato quadro politico, che aveva scelto di sostenere il processo della finanziarizzazione, determinò un processo di contro-riforme che condussero ad una riduzione delle aliquote, solo 5, dal 23%, la minima, al 43%, la massima, su redditi imponibili oltre i 75.000 €.

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DEFICIT: TANTO TUONO' CHE NON PIOVVE

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di: Marco Bersani

Dopo aver abolito la povertà e la corruzione, il governo gialloverde si appresta a inanellare un altro grande risultato: la sconfitta dei vincoli di bilancio monetaristi dell'UE, con l'incredibile sforamento del 2,04% del deficit per il 2019.

Certo, decisamente meno del 2,4% annunciato a pugni alzati dal balcone di Montecitorio un paio di mesi fa, ma le promesse fatte al popolo vanno mantenute.

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NON ERA UN GOLPE

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di: Matteo Bortolon

This is a coup. Questo è un golpe. Tale frase rimbalzava furiosamente sui social in Francia, Germania, Italia, Grecia, Uk ecc., in prossimità dell'accordo che le autorità della Troika (Commissione Ue, Banca centrale Europea e Fondo monetario) erano riuscite a strappare al governo di Syriza nel luglio 2015. Un golpe contro la sovranità del popolo greco che aveva massicciamente – e coraggiosamente – votato contro un programma di austerità che veniva imposto lo stesso.

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IL FISCO INIQUO

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di: Antonio De Lellis (CADTM Italia)

La ''manovra del popolo'' e le rinnovate paure di default dell'Italia richiamano la necessità di capire i meccanismi di formazione del debito pubblico italiano.

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Il grande business del debito italiano

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di: Andrea Fumagalli

Fa scandalo la richiesta del governo italiano di portare il rapporto deficit/pil al 2,4% e così si alimenta una campagna mediatica – a destra come a sinistra – che ha in realtà il vero obiettivo di spianare la strada alla speculazione finanziaria. In base ai nudi dati economici, l’Italia non è affatto a rischio di insolvenza. All’elevato debito pubblico, infatti, fa da contraltare uno dei più bassi valori del debito delle famiglie e delle imprese. Se poi aggiungiamo il surplus commerciale (che è superiore allo stesso deficit pubblico del 2,4%), l’allarme lanciato è solo giustificabile sul piano politico e ideologico e non economico. 

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