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  • La democrazia partecipativa può abolire la guerra?, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.22, novembre-dicembre 2015

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.22, novembre-dicembre 2015 

    La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi”. (dal discorso di Gino Strada alla cerimonia di consegna dei Nobel alternativi, Stoccolma, 30 novembre 2015). 

    Chi ha seguito almeno un po’ questa rubrica avrà ben chiaro, se non lo sapeva già per proprio conto, che la democrazia partecipativa è una specifica architettura istituzionale. Quindi nulla di generico o ornamentale, come potrebbe essere l’impressione ricavata da fiumi di retorica “partecipativa” tanto abbondanti quanto inconsistenti. 

  • La partecipazione impossibile nei grandi comuni, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.28, marzo-aprile 2017

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.28, marzo-aprile 2017 

    Anche quest’anno il termine ultimo concesso agli Enti Territoriali per evitare la forma più rigorosa di esercizio provvisorio è stato prorogato, all’ultimo momento, dal decreto Milleproroghe. Fissato dapprima al 28 febbraio 2017, è slittato al mese dopo, 31 marzo. Di questi fatti si sente parlare poco, o niente. Questioni tecniche, che riguardano gli uffici di ragioneria? Certamente sì. Ma questioni che nascondono, sotto il velo dell’adempimento burocratico, una sostanza decisiva.

    Se il Rendiconto dell’esercizio presenta dati “veri” (per quanto possano essere veri i numeri di un bilancio), o quanto meno accertati, il bilancio di previsione è (o dovrebbe essere) il vero oggetto del contendere, ammesso che ci sia materia di contesa. Infatti, il bilancio di previsione contiene tutta l’azione amministrativa, di governo del territorio, per l’anno successivo. Dall’erogazione dei servizi per i cittadini, agli investimenti, alle spese per il funzionamento della macchina comunale.

  • Le precondizioni per la partecipazione/movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.15, ottobre 2014

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.15, ottobre 2014 

    In margine all’università̀ popolare di Cecina, all’assemblea macroregionale del Forum dei Movimenti per l’acqua a Genova, e alla lettera del Comitato di Frosinone. 

    I movimenti per l’acqua, la strategia rifiuti zero, il paesaggio, la salvaguardia di località minacciate dalle più diverse iniziative speculative (dalle lottizzazioni urbanistiche alle centrali a biomasse) e così via si interrogano sui risultati e i limiti della loro azione. Il bilancio non è incoraggiante: i governi locali e quello nazionale proseguono imperterriti nella demolizione della democrazia, nella difesa a oltranza delle posizioni di privilegio della finanza, nel saccheggio dell’ambiente.

    In queste condizioni la democrazia partecipativa sembra un miraggio: più che una strategia, appare un’utopia generosa, ma del tutto anacronistica. Nella realtà che viviamo nulla va in quella direzione: la gente è sempre più oppressa da preoccupazioni economiche e la partecipazione ai processi decisionali, come la tutela dell’ambiente, sembrano lussi sconsiderati; da inserire tra quelli che ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità e che ci stanno trascinando nel baratro. È questa la retorica che novelli Cincinnati come l’incompreso prof. Monti e ora l’ardente predicatore Renzi ci hanno propinato, e che sembra lasciare spazio solo al motto “io speriamo che me la cavo”.

  • Nessuna tassazione senza partecipazione - Dai Comuni al mondo

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    di Pino Cosentino 

    “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

    Così il secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione italiana esclude la possibilità per il popolo di intervenire sulle materie più rilevanti e caratteristiche dell'azione di governo. A cascata, la medesima inibizione ricade su tutti gli strumenti di partecipazione, a livello regionale e comunale, allargandosi dai referendum alle proposte di legge regionali e alle delibere comunali di iniziativa popolare e finanche a petizioni e istanze.

    Queste proibizioni sono rivelatrici di un retro pensiero neppure nascosto dai padri costituenti: il popolo è un sovrano minorenne, che deve essere guidato da un tutore. Il tutore non può essere che la classe politica. Come in ogni monarchia ben organizzata, il sovrano regna, ma non governa. Il governo è un mestiere, il più difficile che ci sia. E' compito di specialisti, di persone qualificate, dotate di conoscenze tecniche, di inclinazione e talento, di esperienza, di personalità equilibrata e solida. Per ragioni tra loro opposte, di regola i titolari della sovranità non possiedono queste caratteristiche. Il monarca, perché il diritto dinastico non coincide se non occasionalmente con la capacità e la volontà di applicarsi al governo. Il popolo, perché è una bestia dalle moltissime teste, che quando agiscono insieme perdono ogni ragionevolezza e cadono facilmente in comportamenti estremi, trascinati da mestatori e demagoghi.

    Se questa idea poteva avere qualche giustificazione 70 anni fa, oggi appare decisamente superata.

  • Partecipazione-Movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

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    ,di Pino Cosentino dal granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015 

    Chi ha seguito questa rubrica, oppure è informato da altre fonti, sa che finora ben poco è stato realizza-to verso la democrazia partecipativa.Tante parole, e una “dottrina” sempre più chiara, articolata, precisa, coerente. Ma l’idea partecipativa non diventa prassi, tranne casi particolari e alcune pratiche che si sono affermate in certi ambienti (ad es. la diffusione del metodo del consenso).

    La crisi e l’estinzione nei primi anni Novanta del secolo scorso, delle culture politiche socialcomunista e democristiana, solidaristiche ma rigidamente autoritarie e verticistiche, ha generato, diffuso e affermato l’idea della “morte delle ideologie” come fatto bene co e irreversibile. Quello che realmente si è verficato è stata la morte della politica, intesa come progetto che caratterizza e distingue un partito dall’altro. I partiti hanno completato la loro parabola approdando definitivamente alla condizione di comitati elettorali, nel migliore dei casi; di bande criminali, negli altri.

    Ciò ha causato, o favorito, un fenomeno senza precedenti nel nostro paese: la nascita spontanea e la diffusione di un attivismo politico di tipo nuovo, vincolato a vertenze specifiche, che perciò lasciano pochi spazi di mediazione. Si è formata, fuori dai partiti e dalle forme politiche tradizionali, un’area militante, piuttosto omogenea sui contenuti programmatici ma frammentata in gruppetti indipendenti, che studia a fondo il proprio tema, elabora soluzioni e proposte, si pone il problema del coinvolgimento della popolazione.

  • Piccole opere crescono, di Marina Savoia, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

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    di Marina Savoia, dal granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015 

    Nulla di fatto, tanto di pensato con quattro incontri dell’Università di ATTAC-Genova. Ma anche molto di scambiato e condiviso. L’avvio, insomma, di una elaborazione collettiva in merito alle questioni che nell’attuale situazione politica ribollono... senza pentola! Perché, se il caos è sistemico e globale, la soluzione va cercata a livello generale e trasversale e va dettagliata nei territori, partendo dal Comune: dal comune sentire degli abitanti, per quanto variegato esso sia, dalla realtà sociale dell’economia e dal filo sottile che collega le tante facce dell’attivismo politico nonostante la diversità di percorsi, contenuti e ricorsi.

  • Pubblica amministrazione e partecipazione, di Daniela Patrucco, Vicepresidente ReteEnergie, il granello di sabbia n.29, maggio-giugno 2017

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    Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.

    Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
    Pino Cosentino

    di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

    Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

  • Pubblica amministrazione e partecipazione: l’esercizio della democrazia come questione organizzativa

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    Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.
    Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
    Pino Cosentino

    di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

    Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

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