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  • Appello per la manifestazione del 26 novembre a Roma: Ni una menos! Non una di meno!

    Ni una menos! Non una di meno!
    Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne
    Verso una grande manifestazione: il 26 Nov tutte a Roma!

    Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

  • Il lavoro delle donne, il lavoro contro le donne


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    di Sandra Burchi

    Il posizionamento dentro-fuori mercato del lavoro in cui molte donne si riconoscono, richiama l’elasticità e la duttilità con cui le donne hanno risposto alle rigidità dell’ordine economico, sperimentando una partecipazione sempre difforme al modello proposto. Inutile ricordare che la storia del lavoro femminile è poco lineare. Le storiche non esitano a parlare di una precarietà lunga secoli congiunta a una straordinaria abilità di adattamento, documentata dalle ricerche come capacità di “accaparrarsi” occasioni di lavoro all’interno di situazioni mutevoli negli spiragli che si sono aperti nelle diverse epoche per sviluppare un ruolo attivo e produttivo. Il dentro-fuori dunque è rintracciabile come elemento ricorrente della storia del lavoro femminile, motivato da fenomeni di lungo corso ben intrecciati con le norme culturali, i rapporti fra i generi e la loro costruzione nel tempo.

  • Il non–pagamento femminista del debito

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    di Iolanda Fresnillo (Plataforma Auditorìa Ciudadana de la deuda y Cooperativa Ekona). Traduzione dell'articolo originale pubblicato su El Salto a cura di Fiorella Bomé   

    Parlare di debito vuol dire parlare di sovranità. Una sovranità della quale, noi «debitrici», siamo state private dai creditori attraverso la «debitocrazia» in cui stiamo vivendo.

    Si parla di «debitocrazia» allorquando il pagamento del debito è prioritario rispetto ai bisogni fondamentali della popolazione, allorquando il rispetto delle esigenze e delle attese dei mercati finanziari è più importante del rispetto dei diritti economici, sociali e culturali del popolo. Questa debitocrazia si è trasformata in strumento di spoliazione della sovranità politica, economica, sociale, territoriale e riproduttiva dei popoli. Si tratta di una spoliazione che dal punto di vista del genere non è affatto neutrale.

    L’applicazione delle misure di austerità imposte dalla debitocrazia non significa soltanto una perdita di diritti sociali, una precarizzazione del lavoro, un aumento della povertà – che colpisce più fortemente le donne – e un'intensificazione delle diseguaglianze (di cui quelle di genere), ma anche un aumento del carico di lavoro nell'ambito della cura e della riproduzione, in gran parte fondamentalmente assunte dalle donne.

  • NON SUI NOSTRI CORPI: 26 novembre tutte a Roma

    di Daniela Amato - Centro Donna L.I.S.A. Roma

    In questi mesi abbiamo assistito a straordinarie manifestazioni di donne scese in piazza in ogni parte del mondo per dire basta alla violenza e al femminicidio e rivendicare l’autodeterminazione femminile. 

    In Polonia, migliaia di donne vestite di nero hanno manifestato, il 1 ottobre e nello sciopero generale da loro indetto il 3 ottobre, contro un disegno di legge che intendeva vietare qualsiasi forma di aborto. In un paese dove la legge esistente è già fortemente restrittiva, la proposta prevedeva l’equiparazione dell’embrione a una persona, criminalizzando così la donna che avrebbe ricorso all’aborto fino all’accusa di omicidio. Le donne hanno scioperato lasciando il posto di lavoro o l’università, non hanno fatto la spesa, non hanno cucinato né lavato i panni, non hanno portato i figli a scuola. L’hanno chiamata “Protesta Nera” e hanno vinto la partita: il parlamento polacco ha votato a maggioranza per respingere definitivamente questa proposta di legge.

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