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  • Acqua in movimento: per il diritto all'acqua, per il diritto al futuro

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    Appello

    Acqua in movimento: per il diritto all'acqua, per il diritto al futuro

    Una carovana partirà dai territori e giungerà a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua

    1 febbraio – 25 marzo 2018

    Il movimento per l'acqua ha aggregato culture ed esperienze differenti, facendo così intravedere nella battaglia per l’acqua il paradigma di un altro modello di società.

    Dal 2011 sono cambiati 5 governi, tutti hanno ignorato e contraddetto il referendum favorendo la privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, e reinserendo in tariffa un profitto garantito ai gestori.

    Oggi una strategia ben più subdola di quella sconfitta dal referendum favorisce i processi di fusione e aggregazione (come ad es. la società interregionale, prevista dall’ultima legge di stabilità, che creerà il mega acquedotto del Mezzogiorno d’Italia) tra aziende con protagonisti le 4 mega-multiutility - A2A, Iren, Hera e Acea - già quotate in Borsa, per competere sul mercato globale.

    La crisi idrica, aggravata da surriscaldamento globale e dai relativi cambiamenti climatici, ha fatto emergere le responsabilità di una gestione privata che risparmia sugli investimenti infrastrutturali per massimizzare i profitti.

  • Acqua pubblica a Torino: una prima vittoria

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    di Stefano Risso

    Lo scorso 9 ottobre, il Consiglio Comunale di Torino ha votato la delibera che avvia la trasformazione della Smat Spa, che gestisce l'acqua a Torino, in Azienda Speciale Consortile, dando finalmente applicazione alla scelta referendaria del 2011.

    Questa notizia minimizzata, per non dire censurata, dei media mainstrean, ha comunque circolato sul tam tam altermondialista (un tempo si sarebbe parlato di samizdat). Si rende pertanto necessario riepilogare le difficoltà affrontate, quelle ancora da affrontare e, cosa più importante, le ragioni della pervicace testardaggine degli acquaioli torinesi.

    Il punto di partenza che deve essere noto è la struttura della proprietà della Smat. Totalmente a capitale pubblico, coma a Napoli; ma con la differenza che è ripartita tra il Comune di Torino (socio maggioritario con circa il 65%) e altri quasi 300 comuni. Sostanzialmente si tratta dell'intera provincia che ha una conformazione tale da poter essere considerata, se non un un vero bacino idrico in senso stretto, sicuramente un'area coerente con una gestione unitaria dell'intero ciclo; non a caso, anche l'ATO (Ambito Territoriale Ottimale) è stato sempre considerato interlocutore e controparte del Comitato Acqua Pubblica.

    La scelta di trasformazione in Azienda Speciale, necessariamente in forma consortile, dovrà essere approvata dal 75% della proprietà azionaria e da almeno il 40% dei soci.

    Questo spiega quanto la scelta del Comune di Torino sia necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento del risultato.

  • Il diritto all’acqua come paradigma della democrazia costituzionale

    di Alice Cauduro

    La riforma costituzionale dell’aprile 2016 incide sulla seconda parte della Costituzione della Repubblica italiana: indebolisce la rappresentanza, depotenzia direttamente gli strumenti di democrazia diretta, altera il rapporto tra i poteri dello Stato e quello tra i diversi livelli di governo del territorio. Nel complesso questa riforma modifica in maniera significativa l’assetto istituzionale della nostra democrazia. Si pensi, ad esempio:

    1) alla “clausola di supremazia”, che consente allo Stato di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale per ragioni di interesse nazionale, per l'unità giuridica o economica del Paese,

    2) al “voto a data certa”, con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere con priorità di discussione all'ordine del giorno un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma, alterando così i meccanismi di produzione legislativa e i rapporti tra Governo e Parlamento,

    3) alla perdita di rappresentatività del Senato e alla confusione della doppia carica dei senatori,

    4) alla triplicazione del numero delle firme necessarie per presentare un proposta di legge di iniziativa popolare,

    5) alla previsione della promozione della concorrenza tra le materie di legislazione esclusiva statale.

    Di fronte a queste modifiche costituzionali, in che termini i movimenti in lotta per i diritti sociali sono coinvolti in una riforma che (solo apparentemente) non modifica (direttamente) la prima parte della Costituzione, dedicata ai diritti? 

  • Si scrive no, si legge democrazia

    di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua)

    E' oramai evidente come l'esito referendario del 2011 sia stato disconosciuto per poi attuare, da tutti i governi succedutisi alla guida del Paese, un piano volto alla sua concreta sterilizzazione. Con ciò, di fatto, si giunge a svilire la volontà popolare espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano producendo così un pericoloso vulnus democratico.

    L'esperienza concreta di questi anni ha messo in evidenza come sia in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altre sedi.

    L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito, di fatto, l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

    La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi. 

    I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

    Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perché interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.

    Si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.

    Per queste ragioni, da diverso tempo, il movimento per l'acqua ha condiviso la necessità di un rilancio della propria iniziativa anche a partire dal tema della democrazia, riconosciuto come uno degli elementi basilari di connessione con gli altri movimenti e soggetti che si battono per il cambiamento.

  • Tappa nazionale della Carovana dell'Acqua

    Giornata mondiale dell'acqua - Intervento di Marco Bersani durante l'incontro a Roma a Piazza dei Sanniti presso il Cinema Palazzo con attivist@ di tutta Italia per confrontarsi sul diritto all'acqua e su come continuare a difenderlo a 7 anni dai referendum.

     

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