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L'onestà del mercato

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di: Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Il 13 Giugno 2011 abbiamo votato e vinto il referendum contro le privatizzazioni e i profitti sull’acqua. Da allora sono cambiati governi nazionali, regionali e comunali, e nessuno ha applicato la volontà popolare sancita 7 anni fa, favorendo, al contrario, fusioni e aggregazioni delle mega-multiutility, a partire da Acea SpA. Premiando un "modello" che in occasione della "crisi idrica" della scorsa estate ha mostrato tutta la sua inefficienza. Perché le "crisi idriche" sono solo in parte figlie delle scarse piogge e dei cambiamenti climatici, ma in gran parte sono imputabili allo scarso livello di una gestione privatistica che, come nel caso di Acea, ha privilegiato gli utili in borsa piuttosto che gli investimenti necessari a contenere un tasso di perdita idrica che è tuttora del 45%.

Proprio per superare questo modello oltre 2 milioni di cittadini del Lazio hanno votato nel 2011, ma anche per affermare che sui servizi pubblici essenziali occorre ampliare la partecipazione e la democrazia. Lo ribadiamo oggi, mentre esplode l'ennesimo scandalo di corruzione nella Capitale, coinvolgendo anche i vertici Acea. Saranno i tribunali, com'è giusto che sia, ad accertare fatti ed eventuali colpevoli, ma ci sembra che, ancora una volta, questa vicenda metta in luce come l'unico antidoto alla corruzione, agli interessi privati fatti con soldi pubblici, all'uso indiscriminato delle risorse, sia una maggiore partecipazione delle comunità locali nelle scelte strategiche riguardanti i servizi essenziali. Questo non può ovviamente avvenire quando tali scelte vengono prese nel chiuso di consigli di amministrazione, come nel caso di Acea SpA.


In questo contesto assume ancor maggior rilievo il tavolo tecnico sulla ripubblicizzazione di ACEA Ato 2 S.p.A. in cui si è resa evidente la necessità che sindaci e comunità locali riprendano le redini della gestione di un bene così fondamentale. Auspichiamo, quindi, che questo si concluda individuando la strada della ripubblicizzazione, aprendo un solco per altri servizi e per altri comuni d'Italia, ma seguendo l'esempio di diversi paesi europei, che stanno tornando indietro dal tunnel delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali.
Ribadiamo tutto questo a pochi mesi da un altro voto importate per la città: il referendum su  Atac previsto per l'11 novembre, perché nel 2011 i romani e le romane hanno già votato contro la privatizzazione del trasporto pubblico locale, che non vuol dire difendere lo status quo di ATAC, ma superarlo andando verso una maggiore partecipazione, piuttosto che consegnarlo in mani private che faranno solo i propri interessi. 

Vogliamo infine ribadire che la battaglia per l'acqua pubblica è una battaglia prima di tutto di responsabilità collettiva: i diritti non hanno colore, passaporto o nazionalità: l'acqua pubblica o è per tutte e tutti, o non è.

Roma, 13 giugno 2018.

 

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