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Nessun voto parlamentare sul Fiscal Compact: la campagna continua

DebitoGlobale

Il 31 dicembre 2017 è passato e, nonostante l’art.16 del Fiscal Compact lo prevedesse, nessun pronunciamento parlamentare è avvenuto per decidere se inserire o meno il suddetto accordo intergovernativo nei trattati europei a pieno titolo, facendolo diventare un caposaldo della dottrina comunitaria.

Il mancato voto rappresenta un ulteriore vulnus alla democrazia, ormai abbondantemente espropriata a tutti i livelli da un sistema di vincoli finanziari che, da Maastricht in poi, predeterminano il campo delle scelte, lasciando alla dialettica politica la battaglia sul “come”, avendo già predefinito il “perché”.

I pronunciamenti nazionali sul Fiscal Compact sono stati by-passati attraverso l’inserimento del capitolo riguardante l’accordo in un più ampio complesso di “riforme” dell’Unione Europea, che, come deciso dal Consiglio Europeo dello scorso dicembre, verrà inserita in una Direttiva da approvare entro la metà del 2019.

In un documento di 40 pagine, la Commissione Europea ha presentato in questi giorni le proprie proposte. Tre sono le novità previste.

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FISCAL COMPACT E FONDO MONETARIO EUROPEO: LA DEMOCRAZIA E’ IL NEMICO

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di: Marco Bersani

Entro il 31 dicembre di quest’anno gli Stati che nel 2012 avevano sottoscritto il Fiscal Compact (deficit strutturale annuale delle amministrazioni pubbliche inferiore allo 0,5% del Pil, obbligo di ridurre il rapporto debito/Pil di un ventesimo ogni anno fino a portarlo al di sotto del 60%) dovrebbero decidere se incardinare l’accordo all’interno del diritto europeo, determinandone di fatto la prevalenza sulla legislazione nazionale.

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DERIVATI: IL FUTURO IN FUMO

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FIRMA LA PETIZIONE: http://www.stopfiscalcompact.it/

di: Marco Bersani

Grazie ai derivati sottoscritti dallo Stato, nel 2016 ci siamo giocati un altro miliardo. Come conferma il Rapporto sul Debito Pubblico 2016 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, uno swap da 2 miliardi di euro, grazie ad una clausola contenuta nel contratto e favorevole alla banca contraente, è stato da quest’ultima chiuso anticipatamente, con un esborso da parte dello Stato di 1,017 miliardi di euro.

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Le ragioni politiche per opporsi al Fiscal Compact

 

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di: Francesco Gesualdi

È una vera sciagura che le decisioni politiche ed economiche che maggiormente influenzano la nostra vita, siano così incrostate di tecnicismi da indurre i cittadini a disinteressarsene.  Una di queste è il fiscal compact, un tema che già dal titolo invita alla fuga. Ma la sua attuazione è così gravida di conseguenze che sarebbe un suicidio non occuparsene.

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IL RITORNO IN GRANDE DELLA FINANZIARIZZAZIONE

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di: Marco Bertorello

La Bce ha deciso di avviare il cosiddetto tapering, cioè la riduzione graduale dello stimolo monetario a opera di una banca centrale, passando da un acquisto mensile di 60 miliardi di euro a uno di 30. Nel dicembre del 2013 la Fed statunitense iniziò a ridurre il proprio quantitative easing, fatto di acquisto mensile di titoli pari a 85 miliardi di dollari, per passare a 75 e poi azzerarsi definitivamente nell'ottobre 2014.

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