Fermare il MES per aprire la strada a un’altra Europa

Entro il prossimo mese di aprile, secondo il calendario dell’Eurogruppo, la riforma del MES dovrà essere approvata dagli Stati membri dell’Eurozona e poi ratificata dai Parlamenti nazionali.
Il MES (Meccanismo Europeo di stabilità) è attivo dal luglio 2012 come Fondo salva-Stati, ed è l’evoluzione di precedenti meccanismi, il FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e il MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria), pensati, con l’insorgere della crisi finanziaria globale del 2008, come strumenti per tutelare l’Unione monetaria dall’effetto domino di crisi occorse a singoli Paesi.
Fa parte del medesimo processo che ha visto, sempre nel 2012, l’approvazione del Fiscal Compact, che il nostro Paese ha di fatto inserito, all’unanimità, addirittura in Costituzione, introducendo il principio del pareggio di bilancio nell’articolo 81.
Il MES è già intervenuto nelle crisi finanziarie di Irlanda, Portogallo, Cipro e, naturalmente, Grecia, dove ha messo in campo la più grande lezione di pedagogia “austeritaria” sinora realizzata. L’essenza del MES sta, infatti, nella “condizionalità” dei suoi interventi: se un Paese ne richiede l’aiuto, deve sottoscrivere un Memorandum, ovvero una serie di “riforme” sotto il segno della riduzione del costo del lavoro, dei tagli alla spesa pubblica e delle privatizzazioni.
La riforma del MES va nella direzione di un’estensione del suo ruolo, tanto in merito alle richieste di aiuto degli Stati, quanto in merito al sistema bancario.

 

Perché diciamo NO alla riforma del MES

Il primo motivo è legato alla stessa essenza del MES che, con la riforma, viene ancor più accentuata. In Europa il compito spettante normalmente ad una banca centrale (fungere da prestatrice di ultima istanza e garantire illimitatamente i titoli dei Paesi membri) è stato “appaltato” al MES, ovvero ad un organismo intergovernativo a guida tecnocratica, che agisce con i poteri di una banca centrale, ma con la previsione di pesanti condizionalità per chi ne richiedesse l’intervento.
Il secondo motivo, conseguente al primo, è che il MES polarizzerebbe ancor di più la distinzione fra Paesi “virtuosi” e “non virtuosi” in merito alla sostenibilità del debito pubblico, prevedendo, nelle richieste di aiuto finanziario, una semplice “lettera d’intenti” per i primi, mentre i secondi sarebbero costretti a sottoscrivere un Memorandum e ad applicare pesanti misure d’austerità.
Il terzo motivo è che siamo di fronte a un ulteriore passaggio verso un’Unione Europea oligarchica e tecnocratica, fondata sulla gabbia del debito pubblico e dell’austerità, che metterà gli Stati ancor più al guinzaglio dei mercati finanziari, senza organismi soggetti a controllo democratico che possano fungere da scudo di protezione di fronte agli assalti della speculazione.

 

Abbiamo bisogno di un’altra Europa

Fermare la riforma del MES significa mettere i bastoni tra le ruote del “pilota automatico” che, dal Trattato di Maastricht ad oggi, ha posto la regia degli interessi dei grandi capitali finanziari sulle scelte economiche, sociali ed ecologiche di ogni Paese dell’Unione Europea.
Fermare la riforma del MES significa contrastare attivamente il processo di trasformazione oligarchica e tecnocratica delle istituzioni pubbliche europee, riaprendo la discussione sulla necessità di istituzioni democratiche a livello sovranazionale.
Fermare la riforma del MES significa aprire la strada alla possibilità di un’altra Europa, che metta al centro non i profitti delle multinazionali, ma i diritti fondamentali delle persone, le esigenze sociali ed ecologiche delle collettività.

Maurizio Acerbo
Vittorio Agnoletto
Mario Agostinelli
Andrea Amato
Ciccio Auletta
Marco Bersani
Giacinto Botti
Maurizio Brotini
Giovanna Cappelli
Natale Cuccurese
Roberta Fantozzi
Tommaso Fattori
Paolo Favilli
Paolo Ferrero
Eleonora Forenza
Alfonso Gianni
Francesca Lacaita
Guido Liguori
Giovanni Mazzetti
Emilio Molinari
Andrea Montagni
Raul Mordenti
Roberto Morea
Roberto Musacchio
Pasqualina Napoletano
Antonello Patta
Cristina Quintavalla
Rosa Rinaldi
Roberto Romano
Franco Russo
Giovanni Russo Spena
Patrizia Sentinelli
Leopoldo Tartaglia
Andrea Ventura
Sergio Zampini

Scarica qui l’opuscolo STOP MES

https://transform-italia.it/wp-content/uploads/2020/02/NO-MES.pdf