Editoriale: Barra a dritta: verso la società che vogliamo

 La società che vogliamo

di Vittorio Lovera

È possibile un altro modello di Società? Certo che sì!

Non sarà semplice spiegare le nostre vele, oggi rattoppate dalle troppe delusioni, verso orizzonti – economici e sociali – ad oggi inesplorati, ma noi attacchini siamo gente innovativa, curiosa, tenace, di lotta. Strutturare un’alternativa popolare – la Società che vogliamo – nello spazio pubblico oggi occupato dall’apparente conflitto tra populismi e oligarchia, è obbligatorio, indifferibile.

Una crisi climatica ormai inarrestabile e diseguaglianze sociali inconciliabili con una società equa e realmente democratica, rendono ineludibile la necessità di prospettare modelli alternativi e centrati sulla riconversione ecologica e sulla riproduzione sociale.

Per solcare gli oceani è necessario tracciare la rotta, intraprendere collettivamente e ‘dal basso’ un confronto franco, serio e innovativo, che sappia identificare le coordinate costituenti della Società che vogliamo.

Fin dall’ultima assemblea di Attac Italia (Bologna, dic.2018) abbiamo deciso di orientare il nostro  lavoro verso una nuova direttrice, con l’obiettivo di formulare delle coordinate concrete per costruire una società diversa, quella che, solo 20 anni fa, in tutt’altro contesto di mobilitazione, definivamo un altro mondo possibile.

Le ultime due università di Attac sono state pensate e organizzate in questo orizzonte, quella di maggio più sul locale (a Venezia), quella di settembre più sistemica (a Cecina).

Interessantissimi gli spunti di ragionamenti emersi – in questo numero del Granello restituiamo integralmente le indicazioni emerse dall’università di Cecina – e ora dobbiamo saper organizzare le intuizioni lì partorite. Le vertenze messe in campo finora stanno dando segnali concreti e questo non può che rafforzare il nostro impegno.

Ad Agrigento (27 settembre) tutti i comuni dell’Ambito territoriale, hanno deliberato all’unanimità che il futuro gestore del servizio idrico integrato sarà una Azienda Speciale Consortile, composta da tutti i Comuni della Provincia. Un’altra vittoria dei territori, che a livello locale ottengono l’applicazione degli esiti referendari sull’acqua pubblica del 2011, finora vergognosamente scippati dalle Istituzioni.

Anche a Napoli, l’Azienda speciale ABC Napoli, la prima realtà nata in applicazione all’esito referendario, una delibera dell’Ente Idrico Campano affida all’Ente pubblico la gestione delle acque dei 32 comuni della Provincia di Napoli, nonostante la serrata opposizione della giunta regionale (ovviamente PD).

Sempre a Napoli, lo scorso 5 settembre, è stata ufficializzata la nascita della prima Consulta di auditoria istituita direttamente da un Ente Locale: la Consulta pubblica di audit sul debito e sulle risorse della Città di Napoli. Questa consulta fa il paio con quella già istituita a Napoli sui Beni Comuni, coordinata da Giuseppe Micciarelli, il nostro piccolo Nobel, insignito lo scorso luglio con l’Elinor Ostrom Award, il più importante riconoscimento mondiale sulla difesa e la gestione dei commons.

L’insediamento delle due Consulte è frutto anche della tenace volontà degli attacchini napoletani (Giorgina Fiore, Vincenzo Benessere, Giuseppe Micciarelli, Adriano Cozzolino, Fabrizio Greco) e di Massa Critica, che hanno spinto il Sindaco De Magistris a nominare tra gli esperti (10) altri attacchini (Vittorio Lovera, Simona Repole e Corrado Conti) e ad indire un bando pubblico di partecipazione tra i cittadini e le cittadine. La Consulta (10 esperti e 10 nominati in base al bando pubblico) è presieduta da Paolo Maddalena (già Presidente della Corte Costituzionale e di una sezione della Corte dei Conti) e ha già identificato le 3 aree di lavoro:

  • Debito ingiusto e disparità normativa contabile per Enti Locali in pre-dissesto;
  • Dismissioni
  • Nuova Finanza pubblica e Derivati

Come Attac e Cadtm Italia abbiamo lavorato e favorito la costituzione di un Coordinamento Nazionale dei comitati locali di auditoria: sul territorio nazionale sono già 35 le realtà impegnate in questo percorso. Pensiamo che questo risultato possa essere di stimolo ad alzare ulteriormente il livello di impegno e di rivendicazione sui territori. Avere consulte pubbliche è possibile! Più in generale, l’impegno sui territori e nel tempo viene premiato da tangibili risultati: riprendiamoci i comuni !

Contrariamente alla percezione soggettiva di molti attivisti, il numero di donne e uomini che, dentro la loro quotidianità sociale, mettono in campo lotte, pratiche ed esperienze che suggeriscono un altro orizzonte e un altro modello sociale, non è mai stato così ampio come in questi ultimi anni; il problema, semmai deriva dal fatto che questo insieme di donne e di uomini ha sempre inciso così poco sull’agenda politica.

Le città ed i Comuni sono il terreno privilegiato dell’espropriazione liberista, rivolta a mercificare l’intera società, la natura e la vita stessa delle persone. Di fronte a questa situazione, occorre che tutti i movimenti, i comitati e le realtà sociali producano un salto di qualità nella loro azione, inserendo il quadro economico finanziario nella filiera della propria lotta, come terreno di scontro politico tra profitti e diritti. Riprendersi il Comune, significa riappropriarsi degli Enti Locali come luoghi della democrazia di prossimità, di garanzia dei diritti fondamentali, come strumenti dell’autogoverno partecipativo.

Per sostenere questi percorsi, molto diffusi ma spesso non sufficientemente incisivi, Attac Italia ha predisposto due proposte di legge di iniziativa popolare:

  1. Principi e disposizioni per la tutela del risparmio e la risocializzazione di Cassa Depositi e Prestiti;
  2. Principi e disposizioni per la riforma della Finanza Pubblica Locale

Ci dicono sempre “i soldi non ci sono” mentre CdP ha in pancia oltre 250 miliardi di risparmi delle e dei cittadini e vogliamo che il loro uso sia incanalato territorialmente secondo le indicazioni e i bisogni dei legittimi titolari e non secondo le bramosie delle lobbies finanziarie, così come spingiamo affinché Città e Comuni possano uscire dalle gabbie dell’austerità e del pareggio di bilancio con risorse adeguate e non comprimibili, con la gestione partecipata delle stesse e la finalità di arrivare al pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere, ovvero alla garanzia dei diritti e del futuro per le comunità locali di riferimento.

Due proposte che porteremo avanti solo se sapremo costruire le pre-condizioni per renderle vincenti, come sapemmo fare orientando l’opinione di 27 milioni di cittadini/cittadine: ecco allora la volontà, per la Società che vogliamo, di attivare percorsi di confronto collettivo e aperto con tutte le persone, realtà e soggettività interessate a discuterle, integrarle, modificarle per poi, assieme, dare un nuovo forte scossone all’esistente.

Attac Italia non è certo un movimento di massa, ma non si può negare che, fin dalla sua nascita, ha saputo aggregare ed includere sui temi e proposte pensati al suo interno: mai come questa volta la Società che vogliamo dipende dalla nostra capacità di saper creare un’ampia rete di realtà trasformative.

Quando ci siamo lasciati, a luglio, eravamo governati da quelli del Cambiamento in giallo-verde. Ad agosto è cambiato il governo. Ora il cambiamento che nulla cambia ha indossato casacca giallo-rosa.

É svaporato finalmente il Matteo truce, ma è ricomparso il Matteo asfaltatore. Si litigava prima, come si litiga ora.

Nei fatti ben poco si è modificato (certo, ora i toni sono meno rozzi…)

Non sono certo queste alleanze di pura convenienza che ci faranno superare i danni del riscaldamento del pianeta, dei cambiamenti climatici, le diseguaglianze economiche e sociali, o otterremo misure per mitigare i devastanti impatti dell’industrializzazione 4.0.

È  in ballo il futuro nostro e delle future generazioni: una società si può trasformare solo dal basso e con un impegno collettivo e quotidiano. Barra a dritta, verso la Società che vogliamo.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 41 di Settembre – Ottobre 2019. “La società che vogliamo