Comunicato del Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

Immagine: Torino, il Comitato Acqua Pubblica a Bruxelles in occasione della Giornata Mondiale dell'acqua 2015

di: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

 

Via Mantova 34, 10153 Torino – www.acquabenecomunetorino.org – Cell. 388 8597492

All’on. Alessandro Manuel Benvenuto

Presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Camera dei Deputati

Roma

agli on.li componenti della  VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Camera dei Deputati

Roma

e per conoscenza:

Ai Sindaci dei Comuni di Torino Città Metropolitana

Alla Sindaca, Giunta e Consiglio Comunale di Torino

Alla Sindaca e Consiglieri di Torino Città Metropolitana

Proposta di Legge n. 52 Daga e altri,  Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”.

Audizione di “REF Ricerche” del 12 dicembre 2018  davanti alla VIII Commissione della Camera dei Deputati

Onorevole Presidente,

abbiamo seguito l’audizione in oggetto e siamo rimasti allibiti dalla mancanza di rispetto,  non formale ma sostanziale, di REF Ricerche nei confronti dei legislatori, molti dei quali sicuramente provenienti da esperienze di impegno politico locale in quei Comuni che REF Ricerche giudica incapaci di una cultura industriale dell’acqua, inefficienti, clientelari.

Agli atti della Commissione, REF Ricerche –  che si presenta come: … il “luogo ideale” sia per condurre il dibattito sui Servizi Pubblici Locali su binari di “razionalità economica”, sia per porlo in relazione con il più ampio quadro delle compatibilità e delle tendenze macroeconomiche del Paese, – e rivendica come suoi punti di forza: “… l’indipendenza di giudizio e l’obiettività di analisi… “  ha anche depositato una documentazione assolutamente partigiana, ideologica, generica e in buona parte errata  che può indurre il legislatore a gravi errori di valutazione dell’esistente e di prospettiva.

Avevamo sperato in un chiarimento positivo nella riunione che abbiamo avuto con REF Ricerche il 18 febbraio scorso nella loro sede di Milano. Non è stato così e sentiamo pertanto il dovere di attirare la vostra attenzione su quanto segue:

Quale “razionalità economica” consente a REF Ricerche di ignorare l’influenza del processo di riscaldamento globale e del mare, che, accelerando e intensificando i processi di evaporazione e precipitazioni, è all’origine della maggiore violenza e minore prevedibilità del ciclo idrico? Sono dovuti al Fato i  catastrofici eventi che sempre più spesso accadono anche nel nostro paese?  Ci saremmo aspettati che i ricercatori di REF conoscessero almeno i dati ISTAT – e avessero ricordato a Voi legislatori –  che  nel  2017 il calo medio delle portate annue dei bacini idrografici Po, Adige, Arno, Tevere è stato del 39,6% [1]  e che lo spreco delle risorse idriche del nostro Paese è gigantesco.

REF addossa ai Comuni, e “pro quota” alla gestione diretta/politica del SII, la colpa di concorrere ad aggravare il debito pubblico, come se non fosse arcinoto che

– i  Comuni ne sono responsabili per meno del 3%

– l’esplosione del debito pubblico è la conseguenza del “divorzio”  del 1981 tra Banca d’Italia e

Tesoro: da allora la Banca d’Italia non acquista più i Titoli di Stato invenduti, a un prezzo prefissato, e il Tesoro si è consegnato nelle mani del mercato. Se prima, nel periodo 1960-1980, lo Stato pagava tassi d’interessi inferiori all’inflazione, dal 1980 in poi ha pagato tassi d’interessi mediamente superiori del 4,2% al tasso d’inflazione.  Lo confermano i dati del bilancio dello Stato: dal 1980 al 2007 lo Stato italiano ha contratto debiti per 1.335,54 miliardi sui quali ha pagato ben 1.740,24 miliardi di interessi.

REF invoca ad ogni piè sospinto l’imprenditorialità al posto della gestione “politica” del SII, la società per azioni al posto dell’Azienda speciale, dando uno schiaffo metaforico ai politici presenti, ma tacendo delle malefatte dei privati implicati nelle gestioni del SII.

Noi possiamo parlarne con conoscenza di causa per quanto riguarda il nostro territorio: si veda a questo proposito il documento del Comitato Acqua Bene Comune di Cuneo, agli atti della stessa VIII Commissione della Camera, in merito alla precedente audizione di  Tecnoedil SpA e ai bilanci societari di Tecnoedil e del Gruppo Egea,  relativi ai dividendi milionari incassati  dal 2012 al 2017 e all’uso che ne è stato fatto.

Che le ricerche di REF non si siano spinte fino alla Provincia Granda si può anche capire. Molto meno gli abbagli presi sull’eccellenza SMAT SpA, la cui imprenditorialità verrebbe travolta dalla trasformazione delle Spa in Aziende Speciali che non potrebbero più estrarre profitti milionari dalla gestione dell’acqua, come sancito dalla volontà popolare espressa nel Referendum del 2011.

Erano  imprenditoriali o no Torino e altri 23 Comuni della cintura che,  negli anni ’70,  hanno costruito il depuratore  di Castiglione Torinese? Da molti anni ormai i 2 milioni di abitanti di Torino Area Metropolitana non scaricano più le loro fognature nel Po, ma acqua pulita. E’ stato un investimento molto costoso, la voce depurazione nella bolletta dell’acqua è la più alta: gli imprenditori invocati da REF l’avrebbero fatto?

Ma di quale  eccellenza parlano quando SMAT negli ultimi 5 anni ha incrementato gli utili del 160% grazie  all’aumento del 28,5% della tariffa, con espedienti quali il cosiddetto ”conguaglio ante 2012” che ha fatto pagare agli utenti 46 milioni di euro per acqua non consumata, o con l’addebito in bolletta della morosità calcolata al doppio di quella reale?

È eccellente non riuscire nemmeno ad investire tutti i soldi di cui SMAT dispone?  Il 20% in meno ci dice il suo bilancio  2017. Come è potuto sfuggire ai ricercatori REF?

Né si sono chiesti quale eccellenza imprenditoriale smantella la progettazione interna e mette a gara appalti di centinaia di  milioni affidando alla ditta vincitrice anche la progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera? Oppure bandisce un appalto milionario, porta a conclusione la gara malgrado le osservazioni dell’ANAC, e in extremis revoca l’aggiudicazione “per autotutela”? O tira per le lunghe la costruzione dell’Acquedotto della Val di Susa,  iniziata nel 2008[2] che doveva essere completata in 3, diconsi tre, anni e che nel 2019 non è ancora terminata?

Che cosa hanno ricercato a Torino e Provincia i Ricercatori di REF per trovare così eccellente la situazione di SMAT?

 Se le ricerche riportate nei documenti REF n. 108, 109 e 110, agli atti della VIII Commissione della Camera, sono state svolte con gli stessi metodi, a noi appare evidente che non sono affidabili, tanto meno per il legislatore al quale sono state indirizzate.

       Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

    //mail.yahoo.com/neo/b/compose?to=acquapubblicatorino@gmail.com“>acquapubblicatorino@gmail.com

Torino, 27 febbraio 2019

 

[1] https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report-Censimento-acque.pdf

 

[2] https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/06/12/un-unico-acquedotto-per-la-valsusa.html

http://archivio.lastampa.it/articolo?id=b8439f81d94595512dbecf1c0b820cde78092cfb&autore=%22MONDO+ALESSANDRO%22&edizione=%22Torino%22&testo=Acquedotto+di+Valle&page=1