Acqua bene comune

CAMPAGNA PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA

 

La campagna per l’acqua bene comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato ha da sempre visto Attac Italia fra i suoi protagonisti, tanto nell’analisi della relazione fra finanziarizzazione dell’economia e privatizzazione dei servizi pubblici locali, quanto nella costruzione di un movimento di lotta, nazionale e radicato nei territori: il Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Fino alla straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011 e alla battaglia, ancora in corso, per vederne realizzato l’esito, attraverso l’approvazione della legge in discussione in Parlamento.

Un movimento ampio, ricco, inclusivo, la più grande esperienza di partecipazione dal basso su un tema decisivo nella lotta tra la Borsa e la vita.

 

Vale la pena ripercorrerne le tappe.

 

  1. La battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua nel nostro Paese viene da lontano e affonda le proprie radici in quell’enorme esperienza che ha rappresentato nel nostro Paese il movimento no global di Genova, con i trecentomila del luglio 2001 che urlavano al G8 lì riunito : “Voi otto, noi sei miliardi” e “Un altro mondo è possibile”.

Nelle giornate del Forum di Genova, sei mesi dopo il primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, il tema dell’acqua e dei beni comuni e delle politiche liberiste di mercificazione degli stessi si affacciava nei seminari.

Era ancora un tema in embrione, appannaggio di associazioni storiche come il Comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua e di alcuni intellettuali come Riccardo Petrella.

Ma nel mondo era già avvenuta la guerra dell’acqua di Cochabamba, con la rivolta popolare che era riuscita a cacciare dalla Bolivia la multinazionale statunitense Bechtel e si capiva che quella avrebbe potuto essere la nuova frontiera per i popoli in lotta per la vita e contro il grande capitale finanziario.
Nel novembre 2002 si tiene a Firenze il primo Forum Sociale Europeo e quanto affermato a Porto Alegre e a Genova inizia a trovare una prima importante penetrazione nell’attività dei social forum territoriali.

Dopo l’attentato alle Torri Gemelle e l’avvio della guerra globale permanente, sono i temi della lotta contro la guerra quelli che più di altri investono le grandi mobilitazioni dei movimenti.

Ma intanto sull’acqua, un primo intreccio si innesca tra l’associazione Attac Italia, il Comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua ed alcune associazioni ecologiste e della cooperazione, che, tutte assieme, nel marzo 2003 terranno, proprio a Firenze, il primo Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua.

 

  1. Questo primo appuntamento internazionale consente di sedimentare nuove consapevolezze e di dare ulteriore impulso, in particolare alle lotte territoriali già presenti nella regione Toscana.

La Toscana è stata, infatti, la prima regione italiana ad applicare la legge Galli e a scegliere il partenariato pubblico-privato come modello di gestione dei servizi idrici. I risultati di queste gestioni – quella di Arezzo in primis- analizzate dai social forum territoriali, mettevano in radicale discussione la bontà, da molti accettata a prescindere, del cosiddetto “modello toscano”.

Durante due Forum sociali toscani, tenutisi nell’estate 2004 a Stia e a Piombino, i movimenti decisero di ingaggiare una lotta regionale contro la privatizzazione dell’acqua e stabilirono come strumento di questa mobilitazione la predisposizione di una legge regionale d’iniziativa popolare. La campagna di raccolta firme fu un successo: nonostante ne fossero sufficienti per legge solo tremila, e nonostante il comitato promotore si fosse dato l’obiettivo di 30mila, nei sei mesi da febbraio ad agosto 2005, furono raccolte ben 43mila firme. La proposta di legge, consegnata al Consiglio Regionale, è stata da quest’ultimo respinta nell’autunno 2006.

 

  1. Ma intanto un nuovo movimento era partito, e dal Lazio alla Sicilia, dall’Abruzzo alla Toscana, dalla Campania alla Lombardia si stavano moltiplicando le lotte territoriali. Tanto che, quando diversi esponenti di associazioni nazionali e di comitati territoriali (tra gli altri: Attac Italia, Comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua, FpCgil, Arci, Sincobas, Confederazione Cobas, Abruzzo social forum, Rete toscana per l’acqua) promossero, nel luglio 2005, un primo appello per realizzare il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, le adesioni si moltiplicarono in brevissimo tempo.

Cinque assemblee nazionali itineranti (Cecina, Firenze, Roma, Pescara e Napoli) hanno scandito i tempi della costruzione partecipativa del Forum che, nel marzo 2006, si è infine realizzato a Roma, con più di seicento presenze, una pluralità di esperienze a confronto, la percezione di una possibile diffusione sull’intero territorio nazionale.

L’assemblea conclusiva del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, giudicando matura l’apertura di una vertenza nazionale sull’acqua, scelse la definizione di una legge nazionale d’iniziativa popolare come strumento di rafforzamento delle vertenze territoriali e come elemento di riunificazione delle stesse, verso un obiettivo di esplicita rottura della “gabbia” normativa, che permetteva gestioni dei servizi solo attraverso la forma societaria della SpA.

Anche la scrittura del testo si è svolta con la massima partecipazione possibile, affiancando nei tavoli di lavoro tecnici ed attivisti per mettere in comune i differenti saperi e le diverse esperienze. Il testo della legge è stato approvato dall’assemblea nazionale dei movimenti per l’acqua tenutasi a Firenze il 7 ottobre 2006. La stessa assemblea ha ribadito la scelta politica dello strumento d’iniziativa popolare, proprio per attivare una campagna di raccolta firme, di iniziative e di mobilitazioni che coinvolgesse l’intero paese.

 

  1. Dal gennaio 2007 parte la raccolta firme, organizzata da un comitato promotore a cui hanno aderito 70 reti e organizzazioni nazionali e più di 700 comitati territoriali.

In sei mesi, il popolo dell’acqua inonda il  Paese con migliaia di banchetti, iniziative e mobilitazioni.

Sono necessarie per legge cinquantamila firme, ma quando nel luglio dello stesso anno i promotori depositano la proposta di legge presso l’Ufficio dell’allora Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, le firme allegate raggiungono la cifra di 406.626!

Uno straordinario successo, interamente ottenuto con un lavoro capillare e dal basso.

 

  1. 5. Se la campagna per la legge d’iniziativa popolare ha dimostrato l’enorme lavoro prodotto dal movimento per l’acqua, con la consegna delle firme in Parlamento inizia la fase più complicata.

La discussione della proposta di legge d’iniziativa popolare, assegnata subito alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, dopo alcune sedute promettenti – con diverse audizioni dei promotori- , non solo si arena, bensì trova di fronte a sé un nuovo disegno di legge dell’allora Ministro Lanzillotta, che va in direzione completamente contraria, proponendo la completa liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

Occorre una forte mobilitazione nazionale, e il Forum decide di promuovere la prima manifestazione nazionale “per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni”.

Il 1 dicembre 2007, oltre 40.000 persone provenienti da tutti i comitati territoriali invadono Roma, segnando con allegria e determinazione, la nascita di un vero movimento nazionale.

La manifestazione ottiene alcuni risultati immediati : non solo l’acqua viene esclusa dal comunque pessimo disegno di legge Lanzillotta, ma il movimento per l’acqua ottiene anche l’approvazione di una moratoria di un anno, su tutti i nuovi affidamenti della gestione dei servizi idrici.

 

  1. Il 2008 vede la caduta del Governo Prodi e il ritorno del centro-destra al governo con Berlusconi.

Per il movimento per l’acqua, si chiudono i pur esigui spazi di interlocuzione con le istituzioni parlamentari e il progetto di legge viene sepolto nei cassetti.

Diventa necessaria una ridefinizione del percorso di lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua, che torna inevitabilmente a ricentrarsi sui territori : se la via della vertenza nazionale pare al momento interrotta, è dai territori che si tenta di riaffermare la battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua.

Investendo in primo luogo gli enti locali, ovvero le istituzioni più vicine ai cittadini.

Parte nel corso del 2008 la campagna per il cambiamento degli Statuti Comunali attraverso delibere d’iniziativa popolare. Si chiede agli enti locali di inserire nei propri statuti l’affermazione dell’acqua come “bene comune e diritto umano universale” e la definizione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica”. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di mantenere una forte mobilitazione territoriale e di spingere gli enti locali ad aprire contraddizioni dentro il quadro politico e con il Governo.

Contemporaneamente, il secondo Forum italiano dei movimenti per l’acqua, convocato ad Aprilia a fine novembre 2008, prova a dare una dimensione più complessiva alla battaglia per l’acqua : il versante della lotta alla privatizzazione si intreccia con quello della tutela dell’intero ciclo dell’acqua, della lotta agli inquinamenti e della difesa più complessiva dei beni comuni.

Il forum di Aprilia, attraverso dieci seminari e due assemblee plenarie, serve a completare la narrazione del popolo dell’acqua, che misura, nella continuità e nella crescita della partecipazione, il lavoro sedimentato e la capillarità della propria presenza.

 

  1. Paradossalmente è lo stesso Governo Berlusconi, a riaprire, nel 2009, una fortissima vertenza nazionale. Forse immaginando di poter sconfiggere definitivamente il movimento per l’acqua, approva infatti una serie di provvedimenti, culminati con il cosiddetto Decreto Ronchi, che, a colpi di fiducia parlamentare, nel novembre di quell’anno, accelera decisamente la consegna dell’intera gestione dei servizi idrici al mercato e alle grandi multinazionali.

In previsione della sua approvazione, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua apre la campagna “Salva l’acqua!” e riesce a far diventare in breve tempo tema di dibattito nazionale quello che, nelle intenzioni del Governo, doveva essere un provvedimento approvato in sordina.

Oltre 50.000 firme raccolte su una petizione on line in soli tre giorni vengono consegnate alla Presidenza della Camera, decine di iniziative vengono organizzate nei territori, un migliaio di persone manifestano davanti al Parlamento e tutti i mass media ne parlano.

Il provvedimento viene ugualmente approvato, ma il movimento per l’acqua registra ancora una volta la propria forza e può iniziare a rivendicare la propria vittoria culturale : se, infatti, fino a qualche anno prima le privatizzazioni venivano apertamente rivendicate, oggi tutti i sostenitori delle stesse, pur continuando a realizzarle, cercano di occultarle e, se scoperti, negano apertamente di farlo.

 

  1. I tempi si dimostrano maturi per una nuova vertenza nazionale, che capitalizzi il lavoro compiuto negli ultimi due anni nei territori e che rilanci una mobilitazione complessiva.

Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, sollecitato anche da alcune “fughe in avanti” da parte di alcuni partiti, che senza nessuna interlocuzione preventiva, lanciano sui mass media l’idea di un referendum contro il decreto Ronchi, decide la propria nuova strategia : nascita del Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica, nuova manifestazione nazionale e referendum.

La nascita del Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica avviene con una grande e partecipata assemblea a Roma il 6 marzo 2010, ed è il frutto dell’importante lavoro svolto territorialmente negli anni precedenti. Sono tutti enti locali, piccoli comuni ma anche grandi città, che hanno approvato delibere per la modifica degli statuti, campagna che ora diventa ancor più importante perché potenzialmente permette di sottrarre la gestione del servizio idrico anche all’ultima normativa del Governo Berlusconi.

Sabato 20 marzo 2010 sono 200.000 le persone che invadono Roma per la seconda manifestazione nazionale per l’acqua e i beni comuni, realizzando non solo un evento di grandissima partecipazione, ma anche un forte connubio con tutte le lotte per i beni comuni che partecipano visibilmente all’appuntamento.

Nel frattempo, già da gennaio si è messo in moto il meccanismo per la promozione del referendum. Attraverso molteplici incontri, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ottiene l’apertura di uno straordinario processo : un referendum su tre quesiti “radicali, ovvero che mirano ad abrogare non solo l’ultima legge del Governo Berlusconi, ma anche i provvedimenti dei precedenti governi che andavano nella medesima direzione; una coalizione sociale senza precedenti, che vede assieme al popolo dell’acqua il mondo cattolico, le associazioni ambientaliste, il mondo della cooperazione solidale, le reti associative e di movimento, il mondo sindacale e il Coordinamento degli enti locali per l’acqua pubblica; una promozione che vede in primo piano l’insieme delle reti associative e su un secondo livello di sostegno i partiti che appoggiano il referendum (Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Critica).

Un processo promettente, che nell’aprile 2010, week end della Festa della Liberazione, darà il via alla raccolta di firme e alla stagione referendaria.

 

  1. Un milione e quattrocentomila firme. Tante ne sono state raccolte nelle dieci settimane che dal 24 aprile al 10 luglio 2010 hanno visto l’Italia attraversata da una molteplicità di iniziative in ogni angolo del paese. Un record storico, mai ottenuto da qualunque esperienza precedente d’iniziativa referendaria.

Un record tanto più sorprendente in quanto ottenuto da una amplissima coalizione sociale dal basso, senza alcun importante finanziamento, senza particolari sostegni politici e nel più totale silenzio dei grandi mass media.

Un risultato straordinario che rendeva evidente la sedimentazione culturale di una nuova narrazione sull’acqua e i beni comuni costruita in anni di lavoro territoriale e la capacità di intercettare un bisogno diffuso di partecipazione sociale e di protagonismo diretto da parte delle persone.

 

  1. Aperta il 26 marzo 2011 con la terza manifestazione nazionale del movimento per l’acqua e una folla di 300.000 persone in Piazza S. Giovanni, la campagna referendaria si rivela una straordinaria cavalcata in tutti gli angoli del Paese: il 12 e 13 giugno, oltre 27 miliani di persone hanno votato SI ai due referendum sull’acqua, decretando il successo di oltre u decennio di lotte. Un voto con interessantissimi dati in termini di composizione sociale.

Il primo dei quali dice dell’omogeneità con cui si è votato su tutto il territorio nazionale : il quorum è stato infatti raggiunto in tutte le regioni italiane, pur con le storiche differenze di partecipazione tra nord e sud del paese.

Un secondo dato è estremamente interessante: oltre il 66% dei giovani dai 18 ai 25 anni è andato alle urne, segnalando come ogni analisi stereotipata e caricaturale sulle giovani generazioni è destinata –come in ogni epoca- a infrangersi contro la realtà.

Altrettanto degno di nota il dato sull’appartenenza politica dei votanti: perché, risultano aver partecipato al voto il 26% di elettori del Pdl e il 42% degli elettori della Lega Nord, ciò che dimostra da una parte come, anche dentro quei partiti, la delega autoritaria abbia smesso di funzionare, dall’altra segnala la grande capacità da parte del movimento per l’acqua di tenere la barra della campagna sul tema e di saperla comunicare come battaglia di riappropriazione dal basso, ben lontana dai giochi politici del “Palazzo”.

Così come spiega molto più di decine di analisi sociologiche sulla disaffezione dei cittadini alla politica, il fatto che oltre il 25% dell’astensionismo permanente (ovvero di quella parte di elettorato che non vota mai) si sia recato alle urne per i referendum per l’acqua.

Ma il dato che più di ogni altro dà la cifra reale di cosa sia stata questa campagna referendaria è quello che informa di come oltre il 16% di coloro che si sono recati alle urne abbia dichiarato di aver partecipato alla campagna stessa, considerando come livello minimo di partecipazione “l’aver distribuito materiale nel proprio condominio” : significa che oltre 4.000.000 di cittadini, in modi e forme diverse per tempi ed intensità, si è attivato per la vittoria dei ‘SI’ ai referendum. E, fra questi, il 60% era alla sua prima esperienza di campagna elettorale e/o referendaria.

Sono numeri che parlano da soli. Dopo anni di atrofia della partecipazione, il movimento per l’acqua, mettendo in campo una vera esperienza di autoeducazione popolare sul tema dei beni comuni e di riappropriazione dal basso della partecipazione diretta, ha saputo coinvolgere intere fasce sociali tendenzialmente “lontane” e moltissimi cittadini comuni in una grande prova di democrazia reale.

Dimostrando che c’è vita nel pianeta Italia. E c’è vita perché c’è l’acqua.

 

QUI METTEREI QUESTO

 

Essendo Attac Italia da sempre interna al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, si rimanda al sito  www.acquabenecomune.org