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Il Governo non rende pubblico l’accordo con TAP? Ci pensa il Movimento.

 

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da NoTap.it

Sono giorni che, per giustificare la presa di posizione a favore di Tap (contravvenendo ad ogni promessa elettorale), il Governo fa girare in rete soltanto le firme di un contratto che vogliono spacciare per “vincolante” ma che tale non è. Infatti, quello che viene mostrato è l’IGA, un accordo tra stati non vincolante, e non un accordo con Tap. Nessuno si è mai chiesto perchè mostrano soltanto le firme e mai il contratto?
La risposta è semplice: perché bisogna mettere in piedi una macchina del fango atta a screditare la lotta, visto che potrebbe smascherare la verità. Ed è proprio per questa voglia di verità, che vi facciamo vedere questo contratto.

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Fermare il Tav? Facciamo chiarezza su penali (che non ci sono) e costi da affrontare

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da NoTav.info 

NIENTE PENALI DA PAGARE ALLA FRANCIA

Gli accordi bilaterali tra Italia e Francia non comprendono alcuna clausola che accolli a una delle due parti, in caso di recesso, forme di risarcimento per lavori fatti dall’altra parte sul proprio territorio.

Leggi anche ->Ma quali penali!

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PAESE SULL'ORLO DI UN PRECIPIZIO: TAP E TAV PER FARE UN PASSO AVANTI

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di: Marco Bersani

“Si farà solo dopo un'analisi costi-benefici” è diventato il mantra del ministro Toninelli, ogni volta che si parla di una grande opera. Andrebbe innanzitutto ricordato al ministro come una vera analisi costi-benefici vada fatta prima di avviare un'opera, altrimenti viene falsata dai costi già sostenuti, permettendo al governo, come difatti accade, di continuare ad opporsi a parole, dando il via libera nei fatti.

In secondo luogo, l'analisi costi-benefici non dovrebbe essere limitata alla singola opera, ma inserita nel contesto più ampio della situazione dell'intero Paese.

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La guerra contro i poveri di Lega e 5stelle

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di: Roberto Guaglianone

Con un Parlamento ormai esautorato di fatto da ogni funzione legislativa, sono i decreti-legge a caratterizzare le scelte dell’esecutivo Lega-5 stelle.

Il “decreto (in)sicurezza”, compattamente votato in Consiglio Dei Ministri qualche giorno fa, non è che l’ultimo dei provvedimenti governativi a collocarsi in un continuum di norme “anti-poveri”.

Aveva iniziato il cosiddetto “decreto dignità” a colpire, non mettendo in discussione l’impianto del “Jobs act”, a partire dal non ripristino degli ammortizzatori sociali (articolo 18 in primis) demoliti da Renzi.

Aveva proseguito Di Maio, annunciando che il (per ora) fantomatico “reddito di cittadinanza” sarebbe stato riservato ai soli cittadini italiani.

Ma è con il “decreto sicurezza” (di cui al momento si possiede la bozza di schema) che compie la sintesi delle misure di “guerra ai poveri” proposte da questo governo. E altre, si può immaginare, ne arriveranno.

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L’aria che tira in tempi di populismo

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di: Pino Cosentino

“La responsabilità del politico verso l’interesse esclusivo della Nazione dovrebbe imporgli di decidere in autonomia quel che è giusto e sbagliato, in ogni circostanza, a costo di infrangere promesse elettorali, o prendere decisioni impopolari. E se non lo fa, perché ha paura della vostra reazione, della reazione del popolo, abbiamo un problema enorme. E a dire il vero ce l’abbiamo da tempo, da quando la politica ha rinunciato al suo primato, da quando si è sottomessa alla società civile, ai suoi piagnistei, alla sua rabbia, al suo rancore, alla sua irresponsabilità. Da quando ha deciso di non fare le cose perché riteneva fossero giuste, ma perché così voleva il popolo.

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