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Testardamente. Parità, Laicità, Dignità.

Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali ed eterosessuali di nuovo testardamente sfilano a Roma per il Pride, sfilano come ogni estate e ad un anno dall’ultima milionaria manifestazione. Il 7 giugno 2008 si snoderà, testardo e orgoglioso, un affollato corteo, forte di idee e di consapevolezza, libero, orgoglioso, gioioso e rivendicativo, dunque politico nel senso più alto. E come sempre il Pride sarà di tutti quelli che vorranno viverlo con entusiasmo, passione e gioia di vivere, con l’esaltazione dei colori e della piena visibilità di libere scelte di vita. Testardamente si ricorda e si difende lo stile essenziale di ogni Pride nel mondo: musica e creatività da un lato, richieste politiche e opposizione verso ogni oscurantismo dall’altro, il tutto vestito degli abiti che ognuno vuole indossare. Il Pride è la critica radicale, pacifica e propositiva verso il concetto, immobile e desolato, dell’omologazione.

Testardamente il corteo attraverserà la capitale nel suo cuore e si concluderà nella piazza simbolo delle rivendicazioni sociali, quella di San Giovanni, esattamente come un anno fa. Testardamente la richiesta è la medesima: Parità, Laicità, Dignità, perché queste parole costituiscono il fulcro delle esigenze dei cittadini e delle cittadine lesbiche, gay, bisessuali e trans, ma sono anche la base di una vera democrazia libera e matura. Un paese mostra il suo valore, la sua solidità e la sua giustizia sociale se c’è una cittadinanza piena per tutti, e solo così riesce a dispiegare tutte le sue potenzialità di progresso vero e sostenibile.

Testardamente si pongono le stesse richieste legislative dello scorso RomaPride e si conferma quindi la medesima piattaforma politica. Del resto niente è cambiato da sempre: in Italia lesbiche, gay, bisessuali e trans continuano ad essere cittadini minori e nessun intervento legislativo è mai stato approvato per modificare lo stato delle cose, in assoluta e solitaria controtendenza rispetto all’Europa. Non c’è dunque alcuna ragione per riformulare le rivendicazioni normative, anche perché queste mirano esattamente al pieno raggiungimento di uguale dignità e pari diritti, nell’unica cornice logica di un paese democratico: la laicità.

Il 7 giugno si svolgeranno in contemporanea i Pride a Roma e Milano, apripista per un intero mese di Pride sparsi in tutta Italia. Il 14 giugno ci sarà il Pride di Biella, ed il 28 giugno il Pride Nazionale di Bologna. La sequenza si concluderà con il Pride di Catania il 5 luglio. Tutti gli appuntamenti saranno contraddistinti dalla medesima piattaforma politica del 2007, a dimostrazione di un’ unità di intenti e di un comune sentire di tutto il movimento lgbt italiano. E non potrebbe essere altrimenti, grazie al grado di maturità e consapevolezza che questo movimento ha raggiunto e che rifiuta una strategia di compromessi al ribasso. La strada della completezza di una stagione di riforme sui diritti civili è irrinunciabile. Il quadro politico emerso con le ultime elezioni è mutato e complesso, nonché scarsamente favorevole a un’ evoluzione progressista sui diritti civili e sui diritti sociali. Ma la società è mutata radicalmente molto prima e in direzione contraria rispetto ai contenuti culturali e reazionari solitamente proposti dalle destre sui diritti civili, spesso in maniera strumentale e ipocrita. La società esige degli adeguamenti normativi rispetto a quello che è diventata a prescindere dal governo o dalle amministrazioni locali in carica. Le persone lgbt non si sono trasformate per un giro di boa elettorale, perchè i vissuti e le esigenze sono gli stessi, così come il sentire, largo e concreto, della maggioranza degli eterosessuali rimane aperto, dinamico e in sintonia con la naturalezza della diversità delle scelte di vita. La destra non potrà far finta di niente; se lo farà, avrà in gay, lesbiche, bisessuali e trans e in tanti e tante eterosessuali degli avversari critici e fermi. La sinistra a sua volta dovrà decidere se nella sua ricostruzione il tema dei diritti civili rimarrà fondante o meno, con maggiore attenzione rispetto agli stimoli e alle proposte che provengono dai singoli cittadini e movimenti. Il Partito Democratico dovrà scegliere se uscire o meno da quel territorio dell’indistinto in cui si trova rispetto al tema dei diritti civili, così come le altre compagini politiche dovranno prendere posizioni non ambigue. I Pride sono anche un’occasione per tutte le forze politiche di dimostrare da che parte si sta e di quale visione di società si è portatori, con la consapevolezza di sapere che i Pride sono e restano manifestazioni realizzate dai corpi e dalle idee delle persone, e non sono strumentalizzabili.

Testardamente il RomaPride è l’opportunità per ognuno di dimostrare quale realtà si rappresenta e per quale mondo ci si batte. Testardamente il RomaPride afferma la sua scelta antifascista e antirazzista, pacifica e di lotta alla violenza, chiunque colpisca, ricordando a tutti che le sentinelle migliori della democrazia e del vivere civile sono proprio le minoranze. Con altrettanta testardaggine il RomaPride afferma l’affinità viscerale con le rivendicazioni del movimento femminista, nella lotta al machismo e al patriarcato, cioè all’idea castrante, violenta ed escludente di un mondo maschilista che spesso si dispiega dentro certe famiglie da incubo. L’idea di famiglie come frutto di trasformazioni culturali, contrapposta a quella di famiglia naturale, sclerotizzata e gerarchica, oltre ad essere il vero riflesso della realtà e a registrare che esistono le famiglie omosessuali, è anche il concetto etico e pratico che meglio scardina la condizione minoritaria delle donne e combatte la violenza domestica. Dunque con il Pride si afferma che esistono e vanno riconosciute le varie forme di famiglia, rispetto al modello unico, e si ribadisce che il destino evolutivo di una società passa attraverso l’autodeterminazione delle donne, così come la piena cittadinanza delle persone omosessuali, bisessuali e trans.

Testardamente il RomaPride grida il bisogno di laicità e rifiuta ogni ingerenza politica nelle istituzioni da parte delle religioni, ed in particolare nel contesto italiano delle gerarchie vaticane, non solo con il richiamo alla Costituzione italiana, ma con la constatazione di fatto che una nazione che si plasma sulle richieste di un’ autorità religiosa si chiama teocrazia, ovvero il potere di Dio contrapposto al potere del popolo. Con il Pride testardamente si è costretti a ricordare quest’ovvietà.

Testardamente infine il RomaPride stende con la sua marcia pacifica contro l’omofobia e la transfobia, a difendere, come un corpo solo, ogni gay, lesbica, bisessuale e trans dalla violenza fisica e culturale, spesso alimentate da dichiarazioni che persistono ad usare la categoria del peccato o quella della tendenza anormale, da confinare nel buio privato.

Testardamente Roma il 7 giugno, con convinta partecipazione e a testa alta, per tutti i movimenti, le associazioni, i partiti, come per ogni singolo cittadino, sarà un’opportunità preziosa e un’ esperienza bellissima.Piattaforma politica rivendicativa nazionale

UNIONI DI FATTO

Chiediamo che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali». È una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa.

Dopo la proposta di legge governativa della precedente legislatura, il Parlamento deve tornare ad affrontare il tema delle unioni di fatto. Consideriamo il livello del confronto tra le forze politiche del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche, gay e trans, comunque escluse dall’accesso al matrimonio per un’ingiusta discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.

Chiediamo, quindi la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, e in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili.

Andrà affrontato con un’apposita legge il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese.

LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI

La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto di «assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender siano protette da violenze e dichiarazioni di odio omofobico». La sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone “che transitano da un sesso all’altro” l’applicazione della Direttiva Europea 76/207, e delle leggi nazionali ad essa ispirate, sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne.

In Italia per le persone lgbt continuano le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società.

Chiediamo una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender italiane e migranti e che recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207/1976 e 78/2000.

In particolare chiediamo:
· l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere;· l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne anche alle persone che transitano da un sesso all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996;· la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, anche per eliminare le nuove discriminazioni che comporta, come quelle contro gay e lesbiche in divisa;· un adeguamento della normativa italiana affinchè sia possibile il reale recepimento della direttiva europea 38/2000 sulla libertà di movimento dei cittadini europei e dei loro familiari extracomunitari in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;

Chiediamo inoltre che vengano pianificate azioni positive contro il pregiudizio omofobico lesbofobico e transfobico e contro le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche.

L’Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, per la depenalizzazione dei reati di omosessualità e transessualità presenti nelle legislazioni di decine di paesi, e che continui il positivo impegno per l’abolizione della pena di morte.

SALUTE E BENESSERE DELLE PERSONE LGBT

Chiediamo che sia garantito il diritto alla salute delle persone lgbt ponendo fine alle discriminazioni in ambito sanitario anche attraverso un’adeguata formazione del personale sanitario. E’ importante attivare corrette campagne di informazione sulla prevenzione primaria e secondaria dall’HIV/AIDS e dalle malattie a trasmissione sessuale. Vanno altresì garantiti i diritti delle persone sieropositive anche attraverso la lotta contro lo stigma sociale legato all’infezione da HIV.

È necessario favorire l’effettiva attivazione della "Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender", presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri" - Dipartimento per i diritti e le pari opportunità e del "Forum permanente contro le molestie gravi e la violenza alle donne, per orientamento sessuale e identità di genere". Chiediamo l’effettiva applicazione del protocollo d’intesa siglato nell’ottobre 2007 dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalle associazioni di genitori che comprende le misure di contrasto a bullismo e omofobia nella scuola e in tutto il mondo giovanile.

Chiediamo l’abrogazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, e la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale.

Chiediamo la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affrontino non coercitivamente i casi di intersessualismo.

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