Le organizzazioni ATTAC europee denunciano la repressione in Marocco dei dimostranti del primo maggio

Le dimostrazioni per il May-day in Agadir, Ksar el Kebir ed altre località del Marocco quest’anno sono state violentemente represse con l’uso della forza e l’arresto dei manifestanti. Circa dieci sindacalisti ad altri esponenti dei movimenti sociali sono stati condannati con procedure accelerate, con pene fino a tre anni di reclusione e multe di 10000 dirhams per “attacco ai sacri valori del regno”. Durante gli interrogatori gli arrestati hanno subito torture e minacce di abusi sessuali. Altre persone sono state incriminate per avere organizzato manifestazioni di solidarietà nei confronti degli arrestati, come ad esempio a Beni Mellal, dove è stato incriminato Mohamed Yousfi, segretario generale della sezione locale di ATTAC.

Molte associazioni, sindacati e organizzazioni politiche hanno costituito un “Comitato nazionale per i detenuti del primo maggio 2007” (INSAD-1st May), attraverso il quale chiedono la liberazione dei detenuti politici, la cancellazione delle sentenze di condanna, il rispetto del diritto di sciopero e di dimostrazione e la difesa della libertà di espressione.

Le manifestazioni di solidarietà per i detenuti del May-Day organizzate dal comitato INSAD il 15 giugno sono state violentemente represse, particolarmente a RABAT, dove era stato organizzato un sit-in dinanzi al parlamento. Le forze di polizia hanno attaccato i manifestanti con manganelli, colpendo violentemente con calci chi cadeva in terra. Tra i manifestanti picchiati dalla polizia vi erano anche i leaders dell’Associazione del Marocco per i diritti umani (AMDH), ed il suo presidente recentemente eletto Khadija Ryadi insieme ai due vicepresidenti. Dopo due ore di violenze molte persone sono state ricoverate in ospedale.

Gli ATTAC europei insieme ad altre organizzazioni marocchine e di altri paesi denunciano questa crescente repressione, e chiedono la liberazione dei prigionieri politici e la sospensione delle azioni giudiziarie nei confronti dei dimostranti. Inoltre protestano contro l’attacco ai diritti umani fondamentali in un paese dove molti reputano vi sia un “buon governo”. Esprimono la preoccupazione che i recenti abusi di potere riportino il paese agli “anni di piombo” del precedente regime di Hassan II. Infine esprimono sostegno e solidarietà al comitato nazionale per i detenuti del primo maggio 2007 (INSAD) ed a tutte le forze che si battono per il rispetto dei diritti umani e l’istituzione di un effettivo governo democratico in Marocco.

Made in Stockholm, July 8th, 2007

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