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Genova, origine della crisi politica

di Alessandro Dal Lago (da il Manifesto 07 Luglio 2007)

C’eravamo tutti a Genova, e le rivelazioni che si sono accumulate da allora a oggi non ci sorprendono. Carlo Giuliani. Il massacro alla Diaz. L’infamia di Bolzaneto. La storia di Placanica. I balbettii dei questori. La bufala delle molotov. Le ammissioni di Fournier. L’iscrizione nel registro degli indagati di De Gennaro... Non so se si é trattato di un complotto o di una miscela di complotti, delirio all’italiana, vendetta della bassa forza e opportunismo. Ma, avendo visto, so che a Genova è andata così perché così si è voluto.Era del tutto evidente che rompere la testa, e su questa scala, ad anziani, giornalisti e ragazzi inermi non aveva a che fare con i black bloc o con la paranoia del terrorismo. Significava dire a un’enormità di gente, dal volontariato cattolico ai centri sociali, dai militanti sindacali a normalissimi elettori del centrosinistra: non ve lo permetteremo più! Tornatevene a casa con la testa fasciata o tremanti di paura. Rinchiudetevi nelle vostre case, non occupatevi di cose più grandi di voi. Un messaggio intriso di sangue. Una generazione violentata. Uno stupro politico di massa. Un morto a zero, come si legge nelle intercettazioni pubblicate ieri. Mille feriti a quanti?Un po’ alla volta la verità giudiziaria viene fuori. Ma continua a restare oscuro il senso profondo di questa vicenda. Troppe cose di fondo non tornano. Sì, c’era Fini in caserma. Ma bastava un mese di governo Berlusconi, insediato alla fine di giugno, per cambiare una strategia di piazza? E chi aveva nominato i vertici della polizia, se non un ceto politico che, con la breve parentesi del 1994, governava ininterrottamente dalla fine della prima repubblica? Domande oziose. Forse. Ma è certo che la nomina di De Gennaro a capo gabinetto di Amato, due settimane fa e cinque giorni dopo l’avviso di garanzia, riunisce esattamente i due nomi che hanno gestito la preparazione del G8, sei anni fa. Le cose non tornano, ma ritornano.La generazione in piazza a Genova, forse mezzo milione di persone, e gli altri milioni che guardavano orripilati la televisione queste cose le sanno bene. Si sono accorti ben presto della fretta e del disinteresse, anche in larga parte della sinistra, con cui, pietra su pietra, è stata sepolta la verità politica di quei giorni. E oggi leggono sui giornali che la sicurezza dei cittadini è al primo posto nell’agenda di Veltroni. E Rutelli ci viene a dire che la sorte dei giovani dipende da qualche anno di lavoro in più dei vecchi. Ma chi ha garantito la sicurezza allora? Chi ha rispettato la gioventù di quella generazione, in manifestazioni autorizzate e in grandissima parte pacifiche, trasversali, colorate?L’elettorato di centrosinistra molla la maggioranza, questa è la verità. È storia dell’altro ieri, ma nessuno ne parla più. Ma credo che la disaffezione, la delusione, la rabbia comincino molto prima, proprio a Genova. Interrotte un anno fa, e per un pelo, davanti al pericolo di una destra eterna, oggi non conoscono argini. Genova non si dimentica.

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