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Debito, nazionalismo e fraternità

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di: Antonio De Lellis

Quello che definiamo razzismo è in realtà il frutto amaro di una pianta apparentemente suggestiva ed attraente che si chiama "nazionalismo".

Se provate a definire razzista qualcuno che si sente solo nazionalista vi si rivolterà contro con volgarità e violenza inaudita. Come possiamo convincerli che la loro azione, apparentemente corretta, perché semplicemente nazionalista, è in realtà un processo di rottura e di scardinamento delle basi su cui poggiano le culture europee e la democrazia per come la intendiamo generalmente?



Provo a semplificare ed ampliare il campo di pensiero all'est Europa dove il nazionalismo ha una sua importanza fondamentale e dire ciò che altri hanno scritto meglio di me.

Prima della caduta del muro di Berlino i liberali e i nazionalisti dell'est Europa, erano alleati e lo sono stati fino alla guerra di Jugoslavia quando i nazionalisti commisero i delitti più efferati dai quali presero le distanze i liberali che, da quel momento in poi, si divisero politicamente condannandosi ad inseguire il successo elettorale solo attraverso miglioramenti economici della popolazione.

Quando le tre crisi si sovrapposero, globalizzazione, finanziarizzazione e crisi dello stato sociale, da una parte, inefficacia delle istituzioni europee ad affrontare le sfide comuni, dall'altra, la pressione conseguente sui singole nazioni è stata impressionante e il nazionalismo ha preso il sopravvento perché non ha bisogno di risultati reali, come i miglioramenti economici e sociali, ormai difficili, stante il debito, ma ha solo bisogno di indirizzare il rancore sociale verso una prospettiva sempre raggiungibile e rivolta su chi è straniero, diverso, lontano, non importa se povero e debole.

Nei paesi dell'est Europa il problema principale è lo spopolamento e quindi l'emigrazione, ma i nazionalisti colmano efficacemente questo vuoto con la prospettiva reale del colpire bersagli umani, non potenti, ma indifesi perché senza possibilità di protezione, per lo più poveri.

La fraternità come principio costituzionale, non solo in Francia ed in Italia, è il risultato dell'incontro delle culture ebraico-cristiane ed illuministiche, ma non è più un terreno comune tanto che le Corti Costituzionali sono chiamate a pronunciarsi per ristabilirlo, ma senza poter efficacemente agire sull'interiorizzazione del principio.

Se il nazionalismo è un'arma efficace per tagliare alla base il fondamento della nostra comune cultura, allora è necessario affermare, nelle azioni quotidiane e collettive, che la fraternità è un valore universale per il credente cristiano e per il laico. Un punto di partenza da cui non si può prescindere e che deve unire, ripeto nelle pratiche, tutti coloro che vivono la propria vita ispirandosi a quel principio.

Ma cosa c'entra il debito? Il debito crea disuguaglianze, incide pesantemente sullo stato sociale, privatizza servizi essenziali, crea le premesse per quel rancore sociale mai sopito e terreno fertile per un identitario credo sociale, il nazionalismo, a cui molti sacrificano l'umanità. Il debito è lo strumento con cui le élite finanziarie colpevolizzano prima e poi criminalizzano cittadini e intere popolazioni alle quali imporre la narrazione dominante, secondo la quale, è solo schiacciando qualcuno che si sopravvive, anche se questo significa perdere quello che abbiamo di più prezioso: la civiltà e l'umanità. Attraverso l'auditoria (processo di indagine e revisione) sul debito si scoprono invece altre narrazioni di classi sociali arricchitesi a danno di intere popolazioni, di colpa frustrante e rancore che in realtà non dovrebbe essere rivolto ai deboli, ma a coloro che ordirono quel disegno oppressivo e possiedono i megafoni della comunicazione propagandistica.

Esiste un modo per spiegare agli italiani che le loro condizioni di vita sono peggiorate per colpa di un disegno criminoso, ordito dalle classi agiate di questo paese, che ha spento, attraverso la finanziarizzazione, la stagione delle rivendicazioni sociali ed economiche gradualmente ed inesorabilmente erose dalle contro-riforme fiscali, sociali ed economiche?

Se comprendessero che le cause della globalizzazione economica, alla base dei flussi migratori epocali, sono le stesse cause che hanno generato la loro precaria condizione di stato-nazione e che solo accogliendo chi resiste, e cerca disperatamente un posto in una società che glielo nega, potranno recuperare una reale presa di parola contro gli effettivi autori di tale sciagura?

Ecco perché in questo quadro assume una particolare rilevanza l'alleanza tra strati della popolazione, che avendo esperienza di accoglienza e fraternità universale, possono considerarsi a tutti gli effetti parte di un processo inedito che vede allargarsi anche ai movimenti sociali e cristiani, uno sbocco politico o opposizione politica.

A tutti i naviganti che cercano scogli sicuri su cui approdare in questo mare di morte e desolazione ricordo che la fraternità universale va vissuta, praticata e poi dichiarata. È una parola che può essere difficilmente manomessa perché rappresentata dal sangue e dal sudore di quanti ogni giorno e in ogni angolo del pianeta la incarnano.

La contro-narrazione sul debito e la fraternità universale sono intimamente connesse e spero saranno sempre più le basi su cui costruire un percorso di riscoperta, per quanti non sapevano di avere un ruolo politico, e di ravvedimento per quanti hanno abbracciato il frutto avvelenato del nazionalismo.

Pubblicato su Comune-info del 25.7.2018

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