attac italia

Con il CETA più inquinamento per tutti

http://juniorminingnews.com/wp-content/uploads/2014/06/blow600.jpg

di Alberto Zoratti *

Douglas, Cheng, Grigera Naón. Non sono i nomi di una qualche squadra olimpica di beach volley. Sono i membri del collegio arbitrale che dovrà giudicare la denuncia portata avanti dalla compagnia estrattiva canadese Gabriel Resources contro la Romania.

Oggetto del contendere è una miniera d'oro in Transilvania, gestita dalla Rosia Montana Gold Corporation, di cui la Gabriel ha la maggioranza delle azioni, e i limiti imposti dal Governo per l'impatto sociale e ambientale che le attività della multinazionale stavano avendo sulle comunità locali.
E' il 2002, quando oltre 300 famiglie scelgono di opporsi a una politica fatta di acquisizione di terre, dislocamento di intere comunità, e sempre maggior rischio di inquinamento da acido cianidrico, la sostanza utilizzata per l'estrazione dell'oro e che secondo rapporti pubblicati da The Guardian nel 2013, potrebbe impattare pesantemente sulle falde acquifere dell'intera zona: oltre 300 tonnellate di oro e 1600 di argento in 17 anni di operatività, cancellando dalla cartina geografica tre villaggi e quattro montagne.
Ma da quelle poche centinaia di famiglie nasce un movimento che, grazie a una sempre maggiore mobilitazione sociale, spinge il Parlamento rumeno a rigettare l'approvazione della miniera nel giugno del 2014. Una legge che secondo un'accurata lettura del testo avrebbe permesso l'espropriazione delle terre da parte dell'impresa a nome e per conto dello Stato rumeno, stabilendo essa stessa l'ammontare delle compensazioni.
Ma alla compagnia canadese non basta. Approfittando di due Trattati sulla tutela degli investimenti stipulati tra la Romania, il Canada e il Regno Unito (dove la Gabriel Resources ha la sua sede legale) che prevedono un ISDS, il tanto contestato arbitrato a cui si possono rivolgere le imprese per chiedere compensazione economica agli Stati in caso di sospensione delle concessioni di investimento, il Governo rumeno si trova a dover rispondere di una causa e a una richiesta di compensazione che, secondo Corporate Europe Observatory (un centro studi della società civile attento ai temi della sostenibilità), potrebbe ammontare al 2% del Prodotto Interno Lordo del Paese. E in caso di non vittoria da parte della Corporation, affrontare spese legali che proverrebbero comunque dalle tasche dei contribuenti.
Il procedimento, ancora pendente, verrà trattato secondo le procedure dell'International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) collegato alla Banca Mondiale. Ma la procedura sarà, come chiarisce la Presidente del collegio giudicante, secretata e strettamente confidenziale.
L'approvazione del CETA, anche con la forma apparentemente riformata dell'ISDS, rischia di ampliare enormemente il rischio di cause da parte delle imprese estrattive canadesi per investimenti nei Paesi europei. Consentendo inoltre alle 41811 imprese statunitensi che hanno sede operativa in Canada di poter aggirare il blocco temporaneo del TTIP per poter tutelare i propri investimenti dall'ingerenza delle autorità pubbliche europee.


* presidente Fairwatch

Dona ora!

Tag Cloud

Condividi

FacebookTwitterGoogle Bookmarks