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Beni comuni fuori dal mercato

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di Marco Bersani*

L'evanescenza dell'antinomia fra Unione Europea e Stato nazionale è dimostrata dal progressivo affermarsi, nelle pratiche di lotta dei movimenti sociali e nella teorizzazione intellettuale alternativa, del paradigma dei beni comuni.

Se corrispondesse a realtà l'interpretazione di chi pensa che siamo di fronte ad un attacco ai diritti del lavoro, ai diritti sociali e ai servizi pubblici, portato avanti dal grande capitale finanziario e dall'oligarchia che governa l'Ue (parte vera), a cui si contrappongono gli Stati nazionali, quali luoghi di contrasto e garanti della protezione sociale (parte illusoria), non si comprenderebbe l'enfasi posta in modo sempre più marcato da parte dei movimenti sociali sul tema dei beni comuni.

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Acqua pubblica: un'attesa che dura da dodici anni

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di Simona Bombieri, Comitato acqua pubblica Torino

Negli ultimi mesi la commissione Ambiente della Camera si è trovata a discutere la proposta di legge n. 52  per la ripubblicizzazione del servizio idrico presentata dal Movimento 5 Stelle, nata dalla proposta di iniziativa popolare a sostegno della quale nel 2007 il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha raccolto oltre 400.000 firme a sostegno.

Come tante leggi di iniziativa popolare, quel testo è rimasto sepolto in un cassetto per anni, ma a differenza di altri, il movimento popolare che l’aveva presentato ha continuato caparbiamente a muoversi verso l’obiettivo con campagne nazionali e territoriali: da quella per la modifica degli Statuti comunali, per dichiarare l’acqua servizio pubblico senza scopo di lucro, fino al referendum. Acqua Pubblica è così diventato lo slogan sempre attuale che ha fatto la fortuna di tanti, compreso il M5S. Purtroppo l’iter della legge è tutto tranne che positivo: l’iniziale volontà politica di approvare il testo in breve tempo si è scontrata con visioni contrarie all’interno della maggioranza che hanno prodotto centinaia di emendamenti volti a cambiare nella sostanza il testo, o ad attenuarne gli effetti, togliendo ogni obbligo di ripubblicizzazione, sostituendo vincoli espliciti con “inviti” e “auspici”, che fanno fino ma non impegnano concretamente nessuno a fare alcunché.

Ad oggi l’iter legislativo è fermo: fatte salve dichiarazioni roboanti, la dura realtà è che ogni cavillo tecnico che ritarda la discussione è benvenuto.

Lo stesso tipo di tecnica dilatoria è stato usato a Torino, dove nell’Ottobre del 2017 il Consiglio comunale a maggioranza assoluta 5Stelle ha approvato la delibera per la trasformazione di Smat spa in azienda di diritto pubblico (anch’essa nata da una proposta di iniziativa popolare), allo scopo di gestire l’acqua senza scopo di lucro. 

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Cattivi pensieri - Una "bizzarra" proposta di legge di iniziativa popolare

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di Pino Cosentino                                                                                                      

Si tratta del testo elaborato nel 2007-08 dalla Commissione presieduta da Stefano Rodotà, presentato nel 2010 dai senatori del PD come disegno di legge 2031, arricchito da una “interessante” relazione. Il disegno di legge del PD, compresa la relazione, è stato ora depositato in Cassazione da Ugo Mattei e altri. Secondo i promotori, questa proposta di legge sostituirebbe le ormai obsolete categorie giuridiche di “demanio” e “patrimonio pubblico” con l'innovativa categoria di “beni comuni”, garantendo  una maggior tutela dei beni comuni e dei beni pubblici, che sarebbero così salvati da future privatizzazioni.

Partirei da una domanda: quale privatizzazione si sarebbe evitata, o si eviterà in futuro, se fossero in vigore le norme che indica questa legge delega? Mi rispondo da solo: nessuna. Anzi, con questa legge in vigore, le privatizzazioni presenti, future e passate sono autorizzate. Anzi, autorizzate non basta. Bisognerebbe dire santificate, avvolte come sono in una nube di affermazioni magniloquenti sui beni comuni, di cui nella legge non c'è nessuna traccia, non dico della tutela, ma neppure dei beni comuni. In realtà vi si parla solo di beni pubblici.

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La Toscana e l’onda lunga del movimento legislatore

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di Tommaso Fattori

Vent’anni or sono, la Toscana è stata prima regione a sposare lo sciagurato modello del partenariato pubblico privato per la gestione del servizio idrico integrato, spalancando le porte al peggior capitalismo municipale e alla massiccia depubblicizzazione delle amministrazioni pubbliche. I comuni sono stati trasformati in azionisti di decine di società di capitali e i servizi pubblici locali in società di diritto privato, con l’obiettivo di produrre utili e distribuire dividendi a soci pubblici e privati. Le Spa sono diventate, di fatto, le nuove istituzioni post-democratiche, che elaborano le politiche pubbliche territoriali al posto dei consigli comunali e persino dei Sindaci, nelle chiuse stanze dei consigli di amministrazione.

Allo stesso tempo la Toscana ha visto nascere, all’inizio di questo millennio, i primi embrioni del movimento per l’acqua: nei seminari del Forum Sociale Europeo del 2002, nel Forum Mondiale Alternativo dell’acqua di Firenze nel 2003, nel Forum Toscano, sul cui modello si è poi strutturato, negli anni a seguire, il Forum Italiano. E proprio in Toscana elaborammo collettivamente la prima legge di iniziativa popolare per ripubblicizzare l’acqua, nel 2005, con l’obiettivo di rendere il movimento legislatore e aprire una campagna sociale in tutta la regione.

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L'acqua della Lombardia

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di Davide Migliorino

In una regione ricca d'acqua e popolosa come la Lombardia il servizio idrico viene organizzato su basi territoriali corrispondenti ai confini provinciali, all'interno dei quali viene poi individuato il gestore a cui affidare tale servizio. Quando questo scacchiere vedrà la sua composizione definitiva, ci dovrebbero essere 12 gestori con l'aggiunta della società MM S.p.a. per la sola città di Milano.

Tredici gestori "unici", così come consente la legislazione attuale. Tredici "società" che "dovrebbero" (il condizionale è d'obbligo come vedremo) prevedere la sola partecipazione di soggetti e capitali pubblici, alle quali gli Enti locali affidano il servizio di gestione. 

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