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Basilicata. Acqua e petrolio: una convivenza impossibile

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di Lidia Ronzano e Carmela La Padula del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata

La Basilicata, una regione antica, bellissima e fragile che vive un vero e proprio paradosso: fino a qualche anno fa nessuno ne conosceva l’esistenza nè la localizzazione. Oggi, invece, la conoscono tutti: c’è Matera 2019, c’è il “coast to coast” cinematografico, ci sono i fantasmagorici capodanni RAI e, soprattutto, c’è un gran viavai di manager di multinazionali che si incontrano nelle zone del petrolio, dell’eolico, del fotovoltaico, del nucleare, dei rifiuti, dell’acqua. Manager che piombano qui, concludono i propri business, si accordano con le èlites affaristico-imprenditoriali-amministrative locali e vanno via.

Come definire questo cambiamento? “Crescita”? Forse le bellezze di questa regione sono state rivalutate, intorno ad esse sono nate attività diffuse che hanno offerto occasioni di lavoro, i tanti paesini si sono rivitalizzati con giovani famiglie e con bambini, alle radici storiche locali si è ridato valore? Insomma i lucani, ora che tutti li conoscono, sono più felici? Nulla di tutto ciò: il passaggio dal buio dell’essere ignorati alle luci della (strumentale) ribalta mediatica ha generato - ecco il paradosso - un netto ed indiscutibile peggioramento delle condizioni di questa regione, che vive ormai una situazione emergenziale a tutto tondo:  ambientale, economica, sanitaria, demografica.

Ciò che occorrerebbe, invece, è una maggiore attenzione alle realtà più concrete di questa regione ed in particolare al suo ruolo strategico nel settore energetico ed alle enormi devastazioni prodotte dall’attività estrattiva sui terreni, sull’aria e soprattutto sull’acqua. 

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Dove va la gestione del servizio idrico?

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 di Remo Valsecchi


Nessuno degli obiettivi di riorganizzazione e razionalizzazione della gestione del servizio idrico, previsti dalla Legge Galli, è stato realizzato. 244 gestori, 1610 Comuni (1/5 dei Comuni italiani) con gestione in economia, una media nazionale di 2,77 gestori per singolo ambito territoriale con punte di 4,67 in Lombardia, o 6,67 in Piemonte - due regioni simbolo dell'efficienza globale, sono la fotografia del risultato.

La legge Galli ha trovato i suoi avversari proprio nelle Istituzioni locali che avrebbero dovuto applicarla. La trasformazione delle vecchie "municipalizzate" in società di capitale, società di diritto privato, è la causa principale. L'attribuzione della "rilevanza economica" alla gestione del servizio che, proprio per la sua natura, non può esserlo, l'unica economicità possibile è il contenimento del costo per l'utente, ha completato l'opera.

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Per la ripubblicizzazione dell’acqua. Per una nuova alleanza sociale, per la giustizia ambientale e i beni comuni

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di Corrado Oddi - Forum italiano Movimenti per l’Acqua

Nell’arco degli ultimi mesi, per la seconda volta, viene annunciato che la proposta di legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico andrà in discussione in Aula alla Camera dei Deputati il prossimo 29 aprile, dopo il rinvio della prima data, fissata per il 25 marzo (n.d.r. La discussione in Aula è stata ulteriormente rinviata). Sono passati 12 anni da quando, nel 2007, il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua promosse la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico, su cui raccogliemmo più di 400.000 firme. Da quel momento siamo passati attraverso la straordinaria vittoria referendaria del 2011, volutamente disattesa, e dalla riproposizione di quel testo, nelle passate legislature assunto dall’Inter-gruppo parlamentare dell’acqua pubblica e, in questa legislatura, dall’On. Daga del M5S.

In realtà, è più che legittimo nutrire fondati dubbi sul fatto che si voglia procedere seriamente all’approvazione di questo testo. Infatti, si è subito aperta una dinamica volta ad osteggiarlo, in particolare da parte dell’Associazione delle imprese Utilitalia e della stessa Lega. Utilitalia, spalleggiata da significativi centri di ricerca, interviene con una campagna per cui la ripubblicizzazione del servizio idrico comporterebbe costi abnormi: si parla di circa 23 miliardi di euro, tra costi una tantum e costi permanenti. Queste stime, da una parte conteggiano voci inesistenti o gonfiate, e, dall’altra, ignorano volutamente la necessità di mettere in campo risorse pubbliche essenziali se si vogliono affrontare questioni strutturali, come quella relativa agli interventi per ridurre le forti perdite della rete idrica, che la gestione privatistica non intende e può affrontare.

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Derivazioni e rimozioni

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Photo by redcharlie on Unsplash

di Valter Bonan (Ass.re ai Beni Comuni, Ambiente, Democrazia Partecipativa e Mobilità del Comune di Feltre)

L’aggressività “estrattiva” del bene acqua e la sete speculativa, unite alla grande rimozione dei cambiamenti climatici, hanno progressivamente reciso le arterie vitali (fiumi e torrenti) delle nostre montagne accelerando progressivi processi catastrofici dalle conseguenze impensabili. 

Negli ultimi 150 anni la temperatura nelle Alpi è aumentata di 2 °C, quasi il doppio della media del pianeta; nel contempo si è dimezzato il volume dei ghiacciai con una tale accelerazione da far ritenere che entro fine secolo questi rischieranno di scomparire del tutto. Si è molto innalzato il limite di scioglimento dei suoli permanentemente ghiacciati (permafrost) anche per la marcata riduzione della durata della copertura nevosa non solo a media e bassa quota.

Tutti elementi che hanno contribuito a determinare instabilità dei suoli, frane e smottamenti e profonde variazioni del regime idrologico, delle portate dei fiumi alpini anche nelle loro articolate e complesse funzioni eco-sistemiche. 

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L’accesso universale all’acqua in Italia

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di Alice Cauduro

L’accesso al quantitativo minimo vitale di acqua è stato stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in cinquanta litri giornalieri a persona. Una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (2010) ha sancito il diritto umano all’acqua.

La Costituzione italiana non riconosce, né garantisce espressamente, il diritto all’acqua, ma diverse disposizioni consentono di ricostruirlo come diritto fondamentale ad accedere ad una risorsa necessaria alla sopravvivenza, nel rispetto del principio solidaristico e del principio di eguaglianza sostanziale, nonché della tutela della salute individuale e collettiva (artt. 2, 3, 32 della Costituzione italiana).  

La garanzia dell’accesso universale all’acqua si realizza attraverso il servizio idrico integrato, con la fornitura del quantitativo minimo vitale, quale nucleo essenziale del diritto fondamentale all’acqua.  

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