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Il Referendum per l’acqua pubblica di Brescia: la battaglia continua!

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di Mariano Mazzacani (Responsabile Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia).

Raccontiamo questa avventura che è servita a riaprire una questione che, già il 9 ottobre del 2015, sembrava chiusa, senza uscita. L’iniziativa referendaria, attualmente in itinere in altre forme, con i possibili effetti del suo risultato, potrebbe rappresentare la chiave di volta dell’intero percorso verso la gestione pubblica del servizio idrico della Provincia di Brescia.

Tutto ha inizio con l’approvazione dello “Sblocca Italia”, legge che introduce l’obbligo, entro il 30 settembre 2015, per gli enti di governo di disporre l'affidamento del servizio idrico al gestore unico. Tale disposizione di legge introduce il concetto di unicità della gestione sostituendosi al precedente concetto di unitarietà della gestione. Ciò significa che per un ambito almeno provinciale potrà esserci un unico gestore che abbia in carico l’intero servizio idrico integrato comprensivo della gestione di acquedotto, fognatura e depurazione.

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L'acqua in provincia di Cuneo

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di Oreste Delfino, Comitato Cuneese Acqua Bene Comune

Nell’ormai lontano 2002 nasce, in provincia di Cuneo, l’Ambito Idrico Territoriale Ottimale n. 4 del Piemonte. La Provincia all’epoca è governata da una coalizione di centro-sinistra che in perfetta sintonia con l’Amministrazione Regionale dà attuazione alle legge n.17 che prevede per tutti i comuni l’obbligo di convenzionarsi, pena il commissariamento ad hoc. In circa sei mesi tutti gli allora 250 consigli comunali provvedono a votare la delibera di adesione.

L’Assemblea Generale dei Sindaci è l’organo di indirizzo politico, l’Autorità di governo è composta dai rappresentanti di 5 aree omogenee di pianura e delle 8 comunità montane insistenti sul territorio provinciale. Il 2003 scorre in indagini conoscitive della situazione e in riunioni della Conferenza dei Rappresentanti allo scopo di approvare gli atti fondamentali della convenzione. Quell'anno, ad ottobre, durante un dibattito presso la comunità Emmaus di Boves, alla presenza di Riccardo Petrella, si fonda il primo nucleo del Comitato Cuneese che prende il nome di Gruppo di Lavoro per l’Acqua (GLA). Il primo impegno di questo gruppo è quello della trasparenza: all’epoca le Conferenze d’Ambito non erano aperte al pubblico e gli atti deliberativi non venivano pubblicati all’albo.

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Molise: piccola e povera ma ricca d'acqua. Storia di una lotta popolare del sud

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di Antonio De Lellis

Il Molise è la regione più piccola del sud Italia ed anche la più ricca d'acqua in proporzione al numero di abitanti, circa trecentomila persone.

In Molise, dopo quasi dieci anni di lotte popolari, Il 13 aprile del 2017 il Consiglio regionale approva a maggioranza la legge di iniziativa della Giunta concernente “Disposizioni in materia di risorse idriche e istituzione dell’Ente di Governo dell’ambito del Molise (EGAM). In particolare la nuova legge sulle risorse idriche del Molise riconosce “l’acqua come bene pubblico inalienabile”; la Regione, quindi, è chiamata a garantire “l’accesso individuale e collettivo ad essa in quanto diritto inviolabile di ogni persona”. La nuova legge quindi, fissa anche come ambito territoriale ottimale per l’organizzazione e gestione del servizio idrico integrato l’intero territorio regionale.

All’Ente di Governo dell’ambito del Molise (EGAM), cui è riconosciuta personalità giuridica di diritto pubblico e autonomia organizzativa, amministrativa e patrimoniale, partecipano tutti i Comuni ricadenti nell’ambito. Il Comitato svolge funzioni di indirizzo e di alta amministrazione dell’EGAM quali ad esempio la definizione degli standard qualitativi del servizio, la scelta della forma di gestione dello stesso servizio. La legge poi prevede che l’EGAM “affidi la gestione del servizio idrico integrato nelle forme consentite dall’ordinamento giuridico valutando prioritariamente la possibilità di realizzare, nei limiti consentiti, un affidamento in House”. Pertanto, continua l’articolato della nuova legge, “fatta salva, la funzione di scelta della forma di gestione del servizio idrico attribuita agli Enti locali, l’Azienda speciale regionale Molise Acque è autorizzata a partecipare all’eventuale costituzione con il Comuni di una società in House per la gestione del servizio idrico regionale, mediante partecipazione minoritaria di capitale non superiore al 49 per cento”.

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Lo strano caso di Engie: quando la bolletta dell’acqua paga la reclusione dei migranti

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di Roberto Guaglianone

“Oggi siamo andati sotto la sede della Engie Italia, del Gruppo Engie, per denunciare come con la controllata Gepsa traggano profitto sulla pelle delle persone migranti, attraverso appalti milionari statali per la gestione di strutture alienanti quali CAS e CPR. Ci siamo andati in particolare per mettere in luce le contraddizioni di un'azienda che dietro il paravento dell'immagine della fornitura dell'energia "pulita" cerca di mascherare le proprie responsabilità per la gestione di quei veri e propri lager che sono i Centri di Permanenza per il Rimpatrio”.

Così il comitato NO CPR, lo scorso 13 febbraio, qualche giorno prima della manifestazione di Milano contro la costruzione di nuovi Centri per il Rimpatrio e per la chiusura di quelli esistenti. Engie è un nome che compare per la prima volta, tra gli “obiettivi di queste azioni. Non Gepsa. Perché? Semplice, perché Engie altro non è che l’ex compagnia multinazionale francese dell’acqua e dell’energia Gaz de France-Suez. Come ci conferma Wikipedia, “il 24 aprile 2015 il gruppo GDF Suez ha cambiato il suo nome commerciale in Engie; il 29 luglio seguente anche la ragione sociale viene ufficialmente modificata di conseguenza”.

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Guai a voi che dell'acqua fate mercato!

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 di Roberto Melone - Coordinatore Ligure dei Movimenti per l'Acqua

Altri parleranno dei concetti di Acqua Bene Comune, monopolio naturale, diritto umano. Io voglio partire da un’altra questione senza la quale tutto diventa possibile e cioè che, comunque la si pensi, in questo paese c’è stato un referendum nel quale 27 milioni di italiane e di italiani hanno detto chiaramente che l’acqua deve essere gestita in forma pubblica e partecipativa e che, nella sua gestione, non si devono fare profitti. L’esito referendario e, soprattutto, le sue conseguenze sono state sancite anche dalla Corte Costituzionale.

Ora, come dicevo prima, anche chi pensa che il mercato sia l’unico regolatore e che tutto il resto sono chiacchiere di “anime belle” non può disattendere quel risultato del 2011.

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