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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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“Populismo” e democrazia partecipativa: due modelli a confronto

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Era un tempo luogo comune, presso il popolo, credere che il sovrano fosse pieno di sollecitudine e benevolenza verso i sudditi, ma che fosse attorniato da ministri e consiglieri malvagi, che erano i veri responsabili delle miserie e delle sofferenze della povera gente. “Ah, se il Re lo sapesse!” gemevano i poveretti sottoposti a mille angherie.

Oggi si è diffusa ed è diventata senso comune la credenza che il mercato (il sovrano reale, in due sensi) sia il giusto ed efficiente regolatore dell'economia, ma purtroppo un'élite incompetente, corrotta ed avida inceppa e devia, a proprio esclusivo beneficio, il suo imparziale meccanismo.

Come gli antichi sovrani erano considerati il fulcro del funzionamento dell'universo (in Cina l'imperatore “figlio del cielo”, in Egitto il Faraone incarnazione in terra del sole), le “leggi” del mercato sono diffusamente considerate leggi “naturali” dell'economia.

In Cina periodi prolungati di siccità o di disordini politici che causavano crisi alimentari e durature sofferenze per la popolazione, provocavano estese rivolte contadine, che potevano concludersi anche con cambi di dinastia. Che naturalmente ben poco potevano fare contro la siccità, ma intanto il tempo era passato permettendo il ristabilimento di più favorevoli condizioni atmosferiche, e confermando così, apparentemente, le buone ragioni della rivolta.

Qualcosa di simile sta avvenendo oggi nel mondo occidentale, flagellato da una crisi che colpisce il popolo, mentre non ha tregua l'arricchimento dell'élite, legata al grande capitale e ai vertici dello Stato.

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Attacco frontale a Internet, nel nome del mercato e del sovranismo

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di Marco Schiaffino

A leggere i commenti sulla vicenda della direttiva sul copyright, bloccata dal parlamento europeo lo scorso 5 luglio, è piuttosto difficile farsi un’opinione in merito. La narrazione più frequente è quella di una normativa che dovrebbe proteggere gli editori (e in genere chi crea i contenuti) dallo strapotere dei colossi del Web. Quando però si scopre che a protestare contro quella direttiva non sono solo Google e Amazon, ma anche Wikipedia, qualche dubbio sulla correttezza dell’interpretazione emerge e qualche approfondimento è d’obbligo.

Di cosa stiamo parlando esattamente? Gli articoli che suscitano maggiore opposizione (e che vale la pena di capire bene) sono l’11 e il 13. Il primo è quello conosciuto come “Link Tax”, che contiene la previsione di un compenso agli editori da parte di chi fa “aggregazione” degli articoli. Per capirci, stiamo parlando di tutti i servizi che raccolgono le news e ne mostrano un elenco con una breve anteprima (in gergo si chiama Snippet e il motivo per cui è importante si capisce dopo) su cui poi i lettori possono fare clic per andare sul sito originale e leggere l’intero articolo.

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Storia ed evoluzione di Cassa Depositi e Prestiti

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di Marco Bersani

La Cassa Depositi e Prestiti nacque con una legge del Parlamento Sardo del 18 novembre 1850, avendo la finalità della mobilitazione dei capitali per le opere di pubblica utilità. Erano liberi di effettuare depositi presso la Cassa gli enti locali, i corpi morali, le amministrazioni civili e militari dello stato. La cassa inoltre raccoglieva depositi obbligatori giudiziari e di mallevadoria contabile. Le somme raccolte erano poi impiegate nei prestiti agli enti locali e morali, in particolare per il finanziamento di opere pubbliche e se necessario nell’ammortamento dei debiti. I fondi affidati alla Cassa erano garantiti dallo stato, per compensarla dallo svantaggio che essa non potesse remunerare i depositi volontari a tassi superiori rispetto ai titoli di stato. 

Nel 1863 -subito dopo la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861- fu attuata la incorporazione nella Cassa Depositi e Prestiti del Regno di Sardegna di tutti gli organismi che nei vari territori del regno di Italia, svolgevano funzioni analoghe a quella della Cassa piemontese. Nel tempo, la funzione iniziale della Cassa di raccolta di depositi cauzionali e di natura simile e di loro gestione centralizzata perdette progressivamente rilievo rispetto alla raccolta di risparmio presso gli sportelli postali che divenne la fonte principale. Al lato degli impegni si sono avuti periodi alterni di finanziamento rivolti agli enti locali o all’amministrazione centrale dello stato. Una terza importante funzione, che non si colloca nell’attivo nè nel passivo, è quella di effettuare pagamenti per conto del pubblico e dello Stato. 

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Per uscire dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!

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Editoriale di Marco Bersani

Proviamo a fare un esempio. 

Una comunità territoriale, grazie al bilancio partecipativo, sceglie democraticamente le priorità d'intervento tra le opere da realizzare nel proprio territorio. 

Le opere scelte -un asilo nido, un parco, un incubatore d'imprese innovative, la messa a norma degli edifici scolastici, la sistemazione idrogeologica del territorio, la ristrutturazione della rete idrica etc- vengono finanziate attraverso il risparmio dei cittadini depositato in libretti postali e buoni fruttiferi e consegnato alla Cassa Depositi e Prestiti territoriale. 

Poiché questi risparmi hanno un rendimento dell'1%, la Cassa Depositi e Prestiti territoriale potrà finanziare gli interventi con un tasso dell'1,2%.

La comunità territoriale, proprio perché ha partecipato direttamente alle scelte sulle priorità d'intervento e proprio perché le ha finanziate con il risparmio dei propri membri, avrà una naturale propensione a controllare che tempi e qualità delle opere realizzate siano le migliori possibili, evitando di per sé sprechi e corruttele.

Avremmo così ottenuto: un aumento della partecipazione e della democrazia basata sull'autogoverno; la realizzazione di opere che abbiano come finalità l'interesse generale: la possibilità di finanziarne la realizzazione fuori dal circuito speculativo del mondo bancario e finanziario; l'aumento del controllo democratico sulle procedure e i lavori di realizzazione, con la conseguente diminuzione di corruzione e sprechi; un'aumentata coesione sociale.

Un circuito virtuoso che potrebbe avvalersi degli oltre 300 miliardi di risparmi che i cittadini italiani già oggi affidano a Cassa Depositi e Prestiti, ma che vengono utilizzati in tutt'altra direzione e per ben differenti scopi.

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Editoriale - Nuove destre, nuovi razzismi: nell’indifferenza generale, a volte ritornano. Fermiamoli: adunata!!!

NuoveDestre

di Vittorio Lovera

Conclusosi con ignominia il ventennio berlusconiano e dopo un interminabile interregno di governi non eletti (tecnici e non) tra i quali spicca per l’assoluta - quasi ridicola - incapacità quello di Matteo Renzi, eccoci oggi prendere atto che, anche in Italia, il cosiddetto “cambiamento” è rappresentato da “un contratto” giallo-verde, inequivocabilmente tendente a fosche tinte brunite.

Nell’indifferenza quasi generale in questi anni siamo stati scippati del voto referendario del 2011 sull’Acqua Pubblica e la vittoria sul referendum costituzionale - la tomba del renzismo - è stata ora mutilata irreversibilmente dal presidente Mattarella con il suo discorso pubblico del 27 maggio: le motivazioni addotte in quello “strampalato” discorso sanciscono la fine dello stato di diritto e l'ingresso ufficiale nello stato di mercato.

Una post-democrazia che solitamente diviene sostantivo senza una chiara ed univoca definizione e che oggi assume una valenza più chiara: le Costituzioni  non avevano previsto un tale strapotere che oggi prevale sullo stato di diritto e che ci consegna alla post -democrazia finanziaria.

Per approfondimenti su questi aspetti leggete l’interessantissimo articolo a firma Antonio De Lellis, pubblicato sul sito di Attac.

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