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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Molise: piccola e povera ma ricca d'acqua. Storia di una lotta popolare del sud

logo referendum molise

di Antonio De Lellis

Il Molise è la regione più piccola del sud Italia ed anche la più ricca d'acqua in proporzione al numero di abitanti, circa trecentomila persone.

In Molise, dopo quasi dieci anni di lotte popolari, Il 13 aprile del 2017 il Consiglio regionale approva a maggioranza la legge di iniziativa della Giunta concernente “Disposizioni in materia di risorse idriche e istituzione dell’Ente di Governo dell’ambito del Molise (EGAM). In particolare la nuova legge sulle risorse idriche del Molise riconosce “l’acqua come bene pubblico inalienabile”; la Regione, quindi, è chiamata a garantire “l’accesso individuale e collettivo ad essa in quanto diritto inviolabile di ogni persona”. La nuova legge quindi, fissa anche come ambito territoriale ottimale per l’organizzazione e gestione del servizio idrico integrato l’intero territorio regionale.

All’Ente di Governo dell’ambito del Molise (EGAM), cui è riconosciuta personalità giuridica di diritto pubblico e autonomia organizzativa, amministrativa e patrimoniale, partecipano tutti i Comuni ricadenti nell’ambito. Il Comitato svolge funzioni di indirizzo e di alta amministrazione dell’EGAM quali ad esempio la definizione degli standard qualitativi del servizio, la scelta della forma di gestione dello stesso servizio. La legge poi prevede che l’EGAM “affidi la gestione del servizio idrico integrato nelle forme consentite dall’ordinamento giuridico valutando prioritariamente la possibilità di realizzare, nei limiti consentiti, un affidamento in House”. Pertanto, continua l’articolato della nuova legge, “fatta salva, la funzione di scelta della forma di gestione del servizio idrico attribuita agli Enti locali, l’Azienda speciale regionale Molise Acque è autorizzata a partecipare all’eventuale costituzione con il Comuni di una società in House per la gestione del servizio idrico regionale, mediante partecipazione minoritaria di capitale non superiore al 49 per cento”.

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Lo strano caso di Engie: quando la bolletta dell’acqua paga la reclusione dei migranti

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di Roberto Guaglianone

“Oggi siamo andati sotto la sede della Engie Italia, del Gruppo Engie, per denunciare come con la controllata Gepsa traggano profitto sulla pelle delle persone migranti, attraverso appalti milionari statali per la gestione di strutture alienanti quali CAS e CPR. Ci siamo andati in particolare per mettere in luce le contraddizioni di un'azienda che dietro il paravento dell'immagine della fornitura dell'energia "pulita" cerca di mascherare le proprie responsabilità per la gestione di quei veri e propri lager che sono i Centri di Permanenza per il Rimpatrio”.

Così il comitato NO CPR, lo scorso 13 febbraio, qualche giorno prima della manifestazione di Milano contro la costruzione di nuovi Centri per il Rimpatrio e per la chiusura di quelli esistenti. Engie è un nome che compare per la prima volta, tra gli “obiettivi di queste azioni. Non Gepsa. Perché? Semplice, perché Engie altro non è che l’ex compagnia multinazionale francese dell’acqua e dell’energia Gaz de France-Suez. Come ci conferma Wikipedia, “il 24 aprile 2015 il gruppo GDF Suez ha cambiato il suo nome commerciale in Engie; il 29 luglio seguente anche la ragione sociale viene ufficialmente modificata di conseguenza”.

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Guai a voi che dell'acqua fate mercato!

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 di Roberto Melone - Coordinatore Ligure dei Movimenti per l'Acqua

Altri parleranno dei concetti di Acqua Bene Comune, monopolio naturale, diritto umano. Io voglio partire da un’altra questione senza la quale tutto diventa possibile e cioè che, comunque la si pensi, in questo paese c’è stato un referendum nel quale 27 milioni di italiane e di italiani hanno detto chiaramente che l’acqua deve essere gestita in forma pubblica e partecipativa e che, nella sua gestione, non si devono fare profitti. L’esito referendario e, soprattutto, le sue conseguenze sono state sancite anche dalla Corte Costituzionale.

Ora, come dicevo prima, anche chi pensa che il mercato sia l’unico regolatore e che tutto il resto sono chiacchiere di “anime belle” non può disattendere quel risultato del 2011.

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Basilicata. Acqua e petrolio: una convivenza impossibile

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di Lidia Ronzano e Carmela La Padula del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata

La Basilicata, una regione antica, bellissima e fragile che vive un vero e proprio paradosso: fino a qualche anno fa nessuno ne conosceva l’esistenza nè la localizzazione. Oggi, invece, la conoscono tutti: c’è Matera 2019, c’è il “coast to coast” cinematografico, ci sono i fantasmagorici capodanni RAI e, soprattutto, c’è un gran viavai di manager di multinazionali che si incontrano nelle zone del petrolio, dell’eolico, del fotovoltaico, del nucleare, dei rifiuti, dell’acqua. Manager che piombano qui, concludono i propri business, si accordano con le èlites affaristico-imprenditoriali-amministrative locali e vanno via.

Come definire questo cambiamento? “Crescita”? Forse le bellezze di questa regione sono state rivalutate, intorno ad esse sono nate attività diffuse che hanno offerto occasioni di lavoro, i tanti paesini si sono rivitalizzati con giovani famiglie e con bambini, alle radici storiche locali si è ridato valore? Insomma i lucani, ora che tutti li conoscono, sono più felici? Nulla di tutto ciò: il passaggio dal buio dell’essere ignorati alle luci della (strumentale) ribalta mediatica ha generato - ecco il paradosso - un netto ed indiscutibile peggioramento delle condizioni di questa regione, che vive ormai una situazione emergenziale a tutto tondo:  ambientale, economica, sanitaria, demografica.

Ciò che occorrerebbe, invece, è una maggiore attenzione alle realtà più concrete di questa regione ed in particolare al suo ruolo strategico nel settore energetico ed alle enormi devastazioni prodotte dall’attività estrattiva sui terreni, sull’aria e soprattutto sull’acqua. 

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Dove va la gestione del servizio idrico?

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 di Remo Valsecchi


Nessuno degli obiettivi di riorganizzazione e razionalizzazione della gestione del servizio idrico, previsti dalla Legge Galli, è stato realizzato. 244 gestori, 1610 Comuni (1/5 dei Comuni italiani) con gestione in economia, una media nazionale di 2,77 gestori per singolo ambito territoriale con punte di 4,67 in Lombardia, o 6,67 in Piemonte - due regioni simbolo dell'efficienza globale, sono la fotografia del risultato.

La legge Galli ha trovato i suoi avversari proprio nelle Istituzioni locali che avrebbero dovuto applicarla. La trasformazione delle vecchie "municipalizzate" in società di capitale, società di diritto privato, è la causa principale. L'attribuzione della "rilevanza economica" alla gestione del servizio che, proprio per la sua natura, non può esserlo, l'unica economicità possibile è il contenimento del costo per l'utente, ha completato l'opera.

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