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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Un’Europa smarrita davanti all’uragano Trump

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di Marco Schiaffino 

Se il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, cosa può succedere in Europa quando negli USA viene eletto un imprenditore ultra-conservatore, xenofobo e sovranista? A due anni dall’elezione di Donald Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti, possiamo dire che qualcosa è successo. L’Europa che abbiamo di fronte, infatti, sta diventando qualcosa di profondamente diverso rispetto a ciò che era fino a una manciata di mesi fa.  

Un parallelo lineare tra la deriva sovranista trumpiana e l’ascesa dei populismi nel vecchio continente, però, rischia di essere ingannevole. Stiamo parlando infatti di due ecosistemi politici terribilmente diversi e di due processi che di simile hanno ben poco. Donald Trump, dall’altra parte di quella pozza d’acqua chiamata Oceano Atlantico, non ha creato un apparato-partito, ma si è imposto all’interno del partito Repubblicano grazie all’appoggio di soggetti “informali” legati all’estrema destra, incontrando nel suo percorso (sia prima che dopo le elezioni) una forte opposizione all’interno dello stesso partito che formalmente lo sostiene. 

Qui da noi le cose vanno diversamente, ma la svolta a destra dello storico alleato atlantico ha avuto e sta avendo comunque un’influenza ad altri livelli. Con l’amministrazione Trump, infatti, le politiche USA hanno preso una direzione che ha scombinato le carte per l’Unione Europea. Se gli Stati Uniti continuano a muoversi lungo una rotta ispirata a politiche neo-liberiste, senza mettere in discussione in nessun modo il ruolo del mercato come unico “regolatore” delle scelte politiche a livello economico e sociale, l’avvento di Trump ha però cambiato radicalmente la rappresentazione del nuovo mondo in cui gli USA si muovono. 

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Il discorso sulla sovranità nazionale è congeniale alla destra

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di Marco Bascetta (Articolo pubblicato sul manifesto del 22 settembre 2018)

I socialisti che votarono i crediti di guerra a favore della macelleria che devastò l’Europa tra il 1914 e il 1918 erano di «sinistra» e buoni patrioti. Il successo della rivoluzione d’ottobre fu invece la conseguenza di una scelta decisamente antipatriottica. Rievocare tutto questo nella polemica contemporanea tra «sovranismo» ed europeismo è senz’altro una mossa tendenziosa, anche se non così spudoratamente impropria come il richiamarsi al «patriottismo» di Machiavelli o di Rousseau.

Ogni cosa deve essere ragionevolmente riferita al suo contesto. Se la Costituzione italiana, che nel frattempo ha affiancato alla «sacra difesa della patria» la sacra difesa del pareggio di bilancio, usava quella retorica e quella terminologia patriottica, all’indomani dell’occupazione tedesca e della secessione di Salò, sulla soglia di un enorme lavoro di ricostruzione, lo si può facilmente comprendere.

Oggi no, è un’altra storia, un altro mondo. Converrà allora uscire da queste maschere della commedia dell’arte per guardare alla realtà che ci sta di fronte. Il discorso della sovranità nazionale è totalmente egemonizzato dalla destra.

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Europa dei popoli o delle banche

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Immagine di Khfalk

di Andrea Baranes

Dieci anni fa la peggiore crisi finanziaria della storia recente raggiungeva il suo culmine, con il fallimento della Lehman Brothers. Una crisi esplosa negli USA ma che ha rapidamente contagiato l'intero pianeta, e l'Europa in particolare. Politici e istituzioni di tutto il mondo dichiararono all'unisono che le cose sarebbero cambiate, con un impegno a chiudere una volta per tutte il casinò finanziario.

Dieci anni dopo, a che punto siamo? Non solo le promesse sono state disattese, ma da diversi punti di vista la situazione è addirittura peggiorata. Riguardo nuove regole per il sistema finanziario, la montagna non ha partorito nemmeno il proverbiale topolino. Le attività speculative non sono state intaccate, i paradisi fiscali prosperano, la finanza si caratterizza sempre più per orizzonti di brevissimo termine e l'unico obiettivo di fare soldi dai soldi, in maniera sempre più staccata dall'economia e dalla società.

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"Dieci anni dopo la crisi, riprendiamo il controllo della finanza": un libro per agire

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di Attac  (La traduzione in lingua italiana del libro e' di prossima pubblicazione)

La società è minacciata quando una delle sue componenti, divenuta egemonica, domina tutte le altre e le asserve, impone le proprie esigenze, e può subordinare tutto alla sua infinita espansione. La società attuale, per quanto si immagini democratica, sperimenta anche lei il giogo di un settore super potente, pronto a spingere il proprio tornaconto fino a dove parrà funzionale ai suoi interessi. Tale forza, che ignora i limiti, è quella della finanza globalizzata alla quale noi diamo il nome di “casinò” nel senso che gestione dei rischi e gioco d'azzardo hanno effettivamente qualche punto in comune.

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Non Una di Meno: Report dell’Assemblea Nazionale, Bologna 6-7 ottobre

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Non Una di Meno: Report dell’Assemblea Nazionale, Bologna 6-7 ottobre

Abbiamo dovuto fare un grande sforzo di sintesi e questo significa che forse sacrificheremo frasi cariche di potenza, riflessioni e proposte importanti che hanno animato questa due giorni ma certamente troveranno spazio nei report. Ma una sintesi è necessaria per trasformare tutto ciò che abbiamo condiviso in questi due giorni in un processo che sia all’altezza delle nostre aspettative.

Cominciamo dalle date, non perché siano la cosa più importante ma perché stabiliscono una scansione di passaggi, e abbiamo il compito di trasformare queste date in momenti propulsivi e non semplicemente in punti di arrivo. Abbiamo tracciato un percorso che comprende la proposta di un' iniziativa a Verona il 13 ottobre per l’aborto libero, sicuro e gratuito. Mobilitarsi a Verona risponde all’urgenza di intervenire là dove gli attacchi reazionari all’aborto si stanno manifestando in modo eclatante, sapendo che si tratta di una battaglia del femminismo globale. Il 10 novembre ci sarà un’iniziativa coordinata a livello territoriale contro il Ddl Pillon.

Avremo modo di discutere di come organizzarla sui territori, ma questo è un terreno prioritario di iniziativa per noi. Il 10 novembre deve essere catalizzatore verso il 24 novembre a Roma, in un processo in cui dobbiamo avere la capacità di mostrare che quel disegno di legge è una reazione alla nostra pretesa di libertà, di far vedere che è parte di un disegno patriarcale e razzista che fa della violenza una colonna portante della società.

Questo non lo possiamo accettare ed è per questo che la lotta contro il Ddl Pillon e il decreto del razzista Salvini sarà centrale per noi da qui in avanti. Alcune hanno osservato che il decreto Salvini è anche una risposta alla nostra iniziativa politica, vuole impedire le nostre lotte, vuole impedire che scendiamo in piazza, e questo significa che mai come ora, ostinatamente, saremo in piazza e non ci faremo fermare!

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