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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Cattivi pensieri - Una "bizzarra" proposta di legge di iniziativa popolare

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di Pino Cosentino                                                                                                      

Si tratta del testo elaborato nel 2007-08 dalla Commissione presieduta da Stefano Rodotà, presentato nel 2010 dai senatori del PD come disegno di legge 2031, arricchito da una “interessante” relazione. Il disegno di legge del PD, compresa la relazione, è stato ora depositato in Cassazione da Ugo Mattei e altri. Secondo i promotori, questa proposta di legge sostituirebbe le ormai obsolete categorie giuridiche di “demanio” e “patrimonio pubblico” con l'innovativa categoria di “beni comuni”, garantendo  una maggior tutela dei beni comuni e dei beni pubblici, che sarebbero così salvati da future privatizzazioni.

Partirei da una domanda: quale privatizzazione si sarebbe evitata, o si eviterà in futuro, se fossero in vigore le norme che indica questa legge delega? Mi rispondo da solo: nessuna. Anzi, con questa legge in vigore, le privatizzazioni presenti, future e passate sono autorizzate. Anzi, autorizzate non basta. Bisognerebbe dire santificate, avvolte come sono in una nube di affermazioni magniloquenti sui beni comuni, di cui nella legge non c'è nessuna traccia, non dico della tutela, ma neppure dei beni comuni. In realtà vi si parla solo di beni pubblici.

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La Toscana e l’onda lunga del movimento legislatore

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di Tommaso Fattori

Vent’anni or sono, la Toscana è stata prima regione a sposare lo sciagurato modello del partenariato pubblico privato per la gestione del servizio idrico integrato, spalancando le porte al peggior capitalismo municipale e alla massiccia depubblicizzazione delle amministrazioni pubbliche. I comuni sono stati trasformati in azionisti di decine di società di capitali e i servizi pubblici locali in società di diritto privato, con l’obiettivo di produrre utili e distribuire dividendi a soci pubblici e privati. Le Spa sono diventate, di fatto, le nuove istituzioni post-democratiche, che elaborano le politiche pubbliche territoriali al posto dei consigli comunali e persino dei Sindaci, nelle chiuse stanze dei consigli di amministrazione.

Allo stesso tempo la Toscana ha visto nascere, all’inizio di questo millennio, i primi embrioni del movimento per l’acqua: nei seminari del Forum Sociale Europeo del 2002, nel Forum Mondiale Alternativo dell’acqua di Firenze nel 2003, nel Forum Toscano, sul cui modello si è poi strutturato, negli anni a seguire, il Forum Italiano. E proprio in Toscana elaborammo collettivamente la prima legge di iniziativa popolare per ripubblicizzare l’acqua, nel 2005, con l’obiettivo di rendere il movimento legislatore e aprire una campagna sociale in tutta la regione.

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L'acqua della Lombardia

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di Davide Migliorino

In una regione ricca d'acqua e popolosa come la Lombardia il servizio idrico viene organizzato su basi territoriali corrispondenti ai confini provinciali, all'interno dei quali viene poi individuato il gestore a cui affidare tale servizio. Quando questo scacchiere vedrà la sua composizione definitiva, ci dovrebbero essere 12 gestori con l'aggiunta della società MM S.p.a. per la sola città di Milano.

Tredici gestori "unici", così come consente la legislazione attuale. Tredici "società" che "dovrebbero" (il condizionale è d'obbligo come vedremo) prevedere la sola partecipazione di soggetti e capitali pubblici, alle quali gli Enti locali affidano il servizio di gestione. 

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Il Referendum per l’acqua pubblica di Brescia: la battaglia continua!

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di Mariano Mazzacani (Responsabile Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia).

Raccontiamo questa avventura che è servita a riaprire una questione che, già il 9 ottobre del 2015, sembrava chiusa, senza uscita. L’iniziativa referendaria, attualmente in itinere in altre forme, con i possibili effetti del suo risultato, potrebbe rappresentare la chiave di volta dell’intero percorso verso la gestione pubblica del servizio idrico della Provincia di Brescia.

Tutto ha inizio con l’approvazione dello “Sblocca Italia”, legge che introduce l’obbligo, entro il 30 settembre 2015, per gli enti di governo di disporre l'affidamento del servizio idrico al gestore unico. Tale disposizione di legge introduce il concetto di unicità della gestione sostituendosi al precedente concetto di unitarietà della gestione. Ciò significa che per un ambito almeno provinciale potrà esserci un unico gestore che abbia in carico l’intero servizio idrico integrato comprensivo della gestione di acquedotto, fognatura e depurazione.

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L'acqua in provincia di Cuneo

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di Oreste Delfino, Comitato Cuneese Acqua Bene Comune

Nell’ormai lontano 2002 nasce, in provincia di Cuneo, l’Ambito Idrico Territoriale Ottimale n. 4 del Piemonte. La Provincia all’epoca è governata da una coalizione di centro-sinistra che in perfetta sintonia con l’Amministrazione Regionale dà attuazione alle legge n.17 che prevede per tutti i comuni l’obbligo di convenzionarsi, pena il commissariamento ad hoc. In circa sei mesi tutti gli allora 250 consigli comunali provvedono a votare la delibera di adesione.

L’Assemblea Generale dei Sindaci è l’organo di indirizzo politico, l’Autorità di governo è composta dai rappresentanti di 5 aree omogenee di pianura e delle 8 comunità montane insistenti sul territorio provinciale. Il 2003 scorre in indagini conoscitive della situazione e in riunioni della Conferenza dei Rappresentanti allo scopo di approvare gli atti fondamentali della convenzione. Quell'anno, ad ottobre, durante un dibattito presso la comunità Emmaus di Boves, alla presenza di Riccardo Petrella, si fonda il primo nucleo del Comitato Cuneese che prende il nome di Gruppo di Lavoro per l’Acqua (GLA). Il primo impegno di questo gruppo è quello della trasparenza: all’epoca le Conferenze d’Ambito non erano aperte al pubblico e gli atti deliberativi non venivano pubblicati all’albo.

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