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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Città ricchezza collettiva - Per un'altra economia territoriale

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di Paolo Cacciari

Sappiamo di chi sono le nuove mani che si sono impadronite delle città. Le corporation globali degli investitori finanziari. Vorrei segnalare (per riuscire a replicare ovunque) una bella inchiesta del collettivo “Per un’altra città” di Firenze sulla proprietà immobiliare a Firenze.

Sappiamo anche come è avvenuta l’espropriazione del diritto degli abitanti a decidere sulle scelte d’uso delle loro città. Sono noti i processi globali di urbanizzazione selvaggia che hanno portato a livello mondiale il 50% della popolazione ad abitare nel 3% della superficie terrestre. La megapolizzazione dell’inurbamento  (leggi la serie di articoli di Ilaria Agostini, Dal villaggio a megalopoli, www.perunaltracitta.org/2019) ha comportato il capovolgimento di quella che una volta nelle facoltà di urbanistica ci insegnavano essere la “funzione civilizzatrice” della città moderna pre-industriale. Da strumento di inclusione e di progresso umano ad aggregazione informe e alienante.

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Gli effetti (devastanti) del decreto sicurezza: un primo bilancio

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di NAGA*

A 7 mesi dall’entrata in vigore del “decreto sicurezza” i numeri danno un’immagine del nuovo concetto di “accoglienza e integrazione”.

Fra i dati diffusi dal Viminale, contestualmente al crollo della protezione umanitaria, c’è l’aumento dei dinieghi, passati dal 57% (dati di un anno fa) all’attuale 78%, anche questo conseguenza delle modifiche apportate dalla legge. Restano invece stabili le concessioni per lo status di rifugiato (dall’8% al 9% del totale) e quelle per la protezione sussidiaria, altra forma di protezione non toccata dalla nuova legge (dal 5% al 6%).

Con l’abolizione della protezione umanitaria, a far data dal 5 ottobre 2018, le Commissioni Territoriali hanno continuato a stringere ulteriormente sulle concessioni, di fatto azzerandole, dando seguito a un comportamento già anticipato dalla direttiva del Ministero degli Interni del luglio 2018. 

A dicembre 2018 solo il 3% dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria, e il 2% nel mese di gennaio 2019 contro il 21% dell’anno 2018.

Recenti sentenze hanno ribadito che la protezione umanitaria è tuttavia attribuibile a chi abbia fatto richiesta di protezione prima dell’entrata in vigore del decreto, che non ha valore retroattivo: vedremo nei prossimi mesi se questa tendenza si invertirà.

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I tanti volti della Medusa

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di Pino Cosentino

Ha riscosso un buon successo, negli ambienti “alternativi”, l’articolo di Lambert e Leder su Le Monde Diplomatique dello scorso ottobre, pubblicato in italiano dal Manifesto1. L’interesse dell’articolo sta nel delineare un percorso di fuoriuscita dalle politiche di austerità imposte dalla UE. L’uso accorto e sequenziale di provvedimenti di politica economica, monetaria, fiscale già sperimentati occasionalmente, che vanno in direzione opposta ai Trattati che regolano la moneta comune e impongono l’assoggettamento di ogni ambito sociale alla logica dei “mercati”, crea una situazione nuova. Lo stato non è più in balia dei mercati2 , diventano possibili politiche salariali e sociali favorevoli a lavoratori/lavoratrici e cittadini/e, i consumi sono riorientati verso una giusta sostenibilità.

Qui gli autori si fermano. Il loro intento era solo dimostrare che anche un singolo governo europeo, volendo, può sconfiggere i “mercati” restando sul loro stesso terreno, senza cambiare la società e la politica. Si tratta del classico esperimento mentale, in cui si osserva il comportamento di una variabile al variare del valore di un’altra. Non è necessario che ciò avvenga nella realtà, basta uno sforzo di immaginazione. Al variare della volontà politica, l’economia si può adeguare, oppure la nazione precipiterebbe nel caos perché le regole di finanza pubblica, fatte valere attualmente, corrispondono a ineludibili leggi oggettive?

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Riappropriarsi della finanza locale: se non ora quando?

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di Marco Bersani

Quando si parla della città, le riflessioni prodotte dai movimenti sociali dimostrano un'interessante profondità su varie tematiche, dal territorio all'abitare, dai servizi pubblici ai beni comuni.

Tuttavia, spesso si fermano sulla soglia del quadro economico-finanziario, lasciando che a tracciarne le direttrici sia la narrazione dominante e la cosiddetta “oggettività” dei dati.

È così che le lotte prodotte sono tanto generose quanto destinate all'inefficacia, poiché vanno a cozzare sul muro del “C'è il debito, non ci sono i soldi”, in grado di respingere qualsiasi rivendicazione sociale.

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Acqua Pubblica: la indicibile vergogna di un Paese che sbeffeggia la volontà popolare

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di Vittorio Lovera

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 12-13 Giugno 2011, quando oltre 27 milioni di cittadini italiani indicarono, attraverso un Referendum Popolare, la loro indiscutibile volontà: una gestione pubblica dell'acqua, monopolio naturale e diritto umano inalienabile che deve essere fuori da ogni logica di mercato, di un bene comune su cui non sia ammessa alcuna remunerazione del capitale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 2007, quando venne depositata una proposta di legge di iniziativa popolare, supportata da oltre 400 mila firme, per la completa ri-pubblicizzazione del sistema idrico nazionale: 12 anni!

La mancata applicazione dell'esito referendario ha leso profondamente il vincolo fiduciario tra la cittadinanza e la classe politica eletta per rappresentarne le volontà. Una classe politica che sbeffeggia da oltre 12 anni la volontà popolare non si può certo definire democratica.

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