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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Un’Unione Europea democratica: miraggio o realtà?

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Gli stati non nascono per instaurare la democrazia, bensì per renderla impossibile

di Pino Cosentino

Democratizzare l'Unione Europea: bel programma. Ma...

In primo luogo l'Unione Europea soffre di un grave deficit di democrazia perché lo stesso deficit, anche se meno evidente, ce l'hanno gli stati che la costituiscono. I quali, pur avendo un'architettura istituzionale perfetta secondo le regole dei sistemi liberal-democratici, soffrono di una grave disaffezione dei cittadini. Anche i paesi che hanno conquistato tardi la democrazia, come la Spagna e il Portogallo, o l'hanno riconquistata dopo una dittatura, come la Grecia, in pochi anni sono passati dall'entusiasmo alla delusione. La crisi della democrazia nasce da due cause: da un lato esiste un sovrano occulto (i “mercati”) che detta ai governi le politiche economiche togliendo significato alla politica, prima ancora che alla democrazia; dall'altro, il residuo potere decisionale non è nelle mani del popolo infatti esso, con il voto, ha solo il diritto di scegliere (con una libertà più apparente che reale...) i decisori.

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Europa dell'ambiente o della finanza?

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di Cecilia Erba - ASud

In vista della prossima COP (l’annuale Conferenza che riunisce tutti gli Stati membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’UNFCCC) che si terrà in Polonia a inizio dicembre, il Parlamento Europeo ha adottato il 13 novembre tre nuove direttive del cosiddetto pacchetto “Energia pulita”. I provvedimenti stabiliscono nuovi target in campo energetico da raggiungere entro il 2030 sull’intero territorio comunitario: un aumento dell’efficienza energetica del 32,5% e il raggiungimento della soglia minima del 32% di fonti rinnovabili all’interno del mix energetico. In un’altra risoluzione, adottata il 25 ottobre, si richiede inoltre l’adozione di un target di riduzione delle emissioni al 2030 più ambizioso, ovvero del 55%, rispetto all’attuale obiettivo del 40%.

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Grecia: Tsipras nel campo minato della crisi che continua

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di Antonis Ntavanellos (Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi – CADTM) 

Traduzione a cura di Fiorella Bomé dell’articolo in lingua francese http://www.cadtm.org/Grece-Tsipras-dans-le-champ-de-mines-de-la-crise-prolongee (Traduzione dal greco a cura di Manolis Kosadinos, articolo apparso nel periodico di DEA, Ergatiki Aristera).

In condizioni normali, queste settimane dovrebbero essere un periodo politico marcato dal trionfo per il governo Tsipras – che pretende di aver portato il paese verso “l'uscita dai memorandum” - e, per il partito SYRIZA, una tappa nella ricostruzione e nella controffensiva politica volte a recuperare la propria influenza sociale ed elettorale.

Quello che succede in realtà, è che questo governo sembra perdere, una dopo l'altra, il controllo politico sulle questioni importanti, mentre all'interno di SYRIZA in quanto organismo politico regna uno stato di morto-vivente. E questo stato si aggrava. Le polemiche ormai di dominio pubblico sono sempre più acute, e si è creata una situazione che incita a riflettere sul futuro e sulla questione dei rapporti di forza all'interno del partito di fronte alla pesante sconfitta politica ed elettorale che si preannuncia.

Questo succede anche perché le condizioni in Grecia non sono per niente normali. Malgrado le affermazioni di Tsipras, il capitalismo greco è sempre sommerso nella crisi e i riferimenti continui a uno scenario “argentino” rivelano perfettamente i pensieri e i sentimenti in seno all'establishment greco.

Un'altra ragione sta nel fatto che, come dice un proverbio greco, le bugie hanno sempre le gambe corte. Le dichiarazioni di Tsipras alla Fiera Internazionale di Salonicco (settembre 2018) erano totalmente false: infatti l'impegno deciso del governo greco sul carattere perenne e immodificabile di tutte le leggi e di tutti i dispositivi derivanti dai memorandum e l'accettazione di una “sorveglianza rafforzata” da parte delle istanze creditrici, fino al 2060 secondo lo spirito e la lettera dei memorandum, non possono essere in nessun caso presentate come “un'uscita dai memorandum”. La sorveglianza sulla Grecia, quasi quotidiana, si mantiene.

Questa dura realtà si manifesta tutti i giorni e in ogni momento politico, annullando gli effetti della politica di comunicazione  del governo, facendo emergere dei nuovi fronti di conflitto e portando il governo e il partito SYRIZA verso una situazione politica disperata.

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Europa dei diritti e della sostenibilità o del libero commercio?

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di Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch

 “La richiesta di raddoppiare il "libero commercio" fornisce una copertura per un regime di capitali mobili, un potere di mercato concentrato e politiche pubbliche sequestrate da potenti interessi economici. La lotta all'isolazionismo ci chiede di riconoscere effettivamente che molte delle regole adottate per promuovere il "libero scambio" non hanno promosso un sistema basato su regole che fosse inclusivo, trasparente e favorevole allo sviluppo. Per restituire vita e ottimismo rispetto al commercio e al multilateralismo bisogne andare oltre la semplice promozione del commercio fine a se stesso e l’ostensione del multilateralismo come ultima linea di difesa contro una distopia autarchia hobbesiana. Sono necessari una narrazione e un programma d’azione più positivi”. i

A sfogliare le pagine del Rapporto 2018 dell’agenzia delle Nazioni Unite su Commercio e sviluppo viene un po’ di sollievo e molta frustrazione. Sollievo, perché un’autorevole fonte intergovernativa conferma tutto quanto in tante e tanti sosteniamo, anche da queste pagine, dopo quasi vent’anni dall’assalto dei movimenti all’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle (Wto), oltre 15 dal G8 di Genova, 15 dall’inizio dello stallo della Wto stessa cominciato con il fallimento della Conferenza Ministeriale della Wto a Cancun, e a più di cinque dalla mobilitazione di associazioni, sindacati, contadini, movimenti e, finalmente, imprese contro la moltiplicazione degli accordi bilaterali di liberalizzazione commerciale da parte dell’Unione Europea come TTIP e CETA.

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Per l'Europa, o contro L'Europa? Un'astuta falsa questione

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di Roberto Spini
L'Unione europea si trova nella crisi più profonda dalla sua nascita, per varie ragioni. La Brexit rappresenta il primo passo indietro dell'integrazione europea. La disuguaglianza in Europa è in aumento, tra ricchi e poveri, nonché tra regioni e paesi. La prosperità, che un tempo l'Unione europea aveva promesso come base stessa della propria esistenza, è accessibile a un numero sempre minore di persone. Invece che fattore di integrazione, l'Unione europea è oggi soprattutto un motore di divisione.

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