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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Termina la Cop 24, vincono ancora le lobby della grande industria

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di Riccardo Carraro (articolo pubblicato su dinamopress.it)

Era nei timori che la COP24 in Polonia non si sarebbe conclusa con un accordo a favore del clima e della difesa del pianeta e purtroppo i più foschi presagi si sono avverati.

Non è bastato il grave monito degli scienziati del IPCC (International Panel on Climate Change) dell’ONU che a ottobre avevano detto chiaramente che la situazione era grave ed era necessario velocizzare le misure per fermare il riscaldamento globale. Neppure sono servite le decine di report e notizie che testimoniano quotidianamente una situazione sempre più drammatica in vaste aree della terra. Recentemente, ad esempio, si è venuti a conoscenza, che parti rilevanti dei ghiacciai dell’Antartide Orientale si stanno staccando, con conseguenze che poi si riprodurranno a tutti i livelli: oceani, clima, fauna ecc.

Ancora una volta, in Polonia, invece, gli interessi del capitalismo mondiale che si fondono sulle energie fossili hanno sovradeterminato i negoziati. Sono in molti infatti a giudicare del tutto inadeguati i risultati finali della Conferenza di Katowice, ancora di più se posti in relazione con la complessità della sfida.

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Clima, la necessità di interrogare la natura

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di Giorgio Nebbia

“L’uomo ha perso la capacità di prevedere e prevenire; finirà per distruggere la Terra»: queste parole furono pronunciate da Albert Schweitzer, il grande pensatore premio Nobel per la pace, nel 1953, quando le bombe atomiche esplodevano nell’atmosfera.

Esplosioni che stavano diffondendo atomi radioattivi e cancerogeni su tutto il pianeta. Nei decenni successivi l’umanità ha conosciuto un aumento dei consumi e dell’uso dell’energia e delle risorse naturali, accompagnato da un corrispondente aumento della diffusione nel pianeta di rifiuti solidi e liquidi e di gas come anidride carbonica, metano, composti clorurati, eccetera, che stanno modificando la composizione chimica dell’atmosfera con conseguente aumento della temperatura media del pianeta.

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Un buco nel cervello

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di Guido Viale 

C’è, in tutti gli articoli, i commenti, le interviste e le analisi economiche pubblicate da giornali, riviste o reti, qualcosa che lascia una sensazione di estraneità, come se parlassero di un mondo chiuso in un comparto stagno che lo separa da tutto ciò che ci succede intorno; quasi che nel cervello degli economisti si fosse aperto un buco che impedisce loro di “guardar fuori”. Le cose che gli economisti non vedono sono tante, ma la principale è senz’altro il cambiamento climatico, ormai palesemente in corso. Alcuni economisti hanno inserito un po’ di ”ambiente” tra le variabili delle loro analisi, ma del riscaldamento globale non parla nessuno. E come si può pretendere che ne prenda coscienza il vasto pubblico se i sacerdoti del mondo contemporaneo, cioè del dio denaro, non ne parlano mai? E i politici, allora?

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Ci state rubando il futuro

 

Greta Thunberg*

Mi chiamo Greta Thunberg, ho 15 anni e vengo dalla Svezia. Parlo a nome di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo paese e non importa quello che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. E se alcuni bambini possono ottenere titoli di giornale in tutto il mondo solo non andando a scuola, allora immagina cosa potremmo fare tutti insieme se lo volessimo davvero.

Ma per farlo, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto possa essere scomodo.

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Europa e Migrazioni

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di Roberto Guaglianone

Uno dei migliori contributi per comprendere le politiche migratorie a livello europeo, senza mai perdere di vista la situazione italiana, è stato recentemente fornito dal libro “Alla deriva” del giornalista di “Altreconomia” Duccio Facchini (in libreria, 12 €, Milano 2018). Nella rubrica di questo numero ne citeremo alcuni stralci,  a partire dall’introduzione di Pietro Raitano, che di “Altreconomia” è il direttore responsabile.

Il capro espiatorio perfetto

 “Ora mettete insieme crisi economica, disagio della popolazione che vede ridursi il proprio benessere  - o almeno ha questa percezione – a fronte dell’1% della popolazione che detiene tanta ricchezza quanta ne ha il restante 99%, l’incapacità di comprendere il fenomeno migratorio in un mondo di 7 miliardi e mezzo di abitanti afflitto da non meno di 35 conflitti e dai cambiamenti climatici (e per l’Italia aggiungete una discreta dose di analfabetismo funzionale). E poi prendete una classe di politici alla ricerca del consenso, ovvero di voti, ovvero di potere. Il risultato è ovvio: serve un capro espiatorio. Qualcuno cui dare tutte le colpe. Un nemico creato ad arte. Soluzione facile a problema complesso: annienta il capro, risolverai tutti i problemi. Le soluzioni semplici pagano. Ecco, quel capro espiatorio sono proprio i migranti”.

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