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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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"Dieci anni dopo la crisi, riprendiamo il controllo della finanza": un libro per agire

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di Attac  (La traduzione in lingua italiana del libro e' di prossima pubblicazione)

La società è minacciata quando una delle sue componenti, divenuta egemonica, domina tutte le altre e le asserve, impone le proprie esigenze, e può subordinare tutto alla sua infinita espansione. La società attuale, per quanto si immagini democratica, sperimenta anche lei il giogo di un settore super potente, pronto a spingere il proprio tornaconto fino a dove parrà funzionale ai suoi interessi. Tale forza, che ignora i limiti, è quella della finanza globalizzata alla quale noi diamo il nome di “casinò” nel senso che gestione dei rischi e gioco d'azzardo hanno effettivamente qualche punto in comune.

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Non Una di Meno: Report dell’Assemblea Nazionale, Bologna 6-7 ottobre

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Non Una di Meno: Report dell’Assemblea Nazionale, Bologna 6-7 ottobre

Abbiamo dovuto fare un grande sforzo di sintesi e questo significa che forse sacrificheremo frasi cariche di potenza, riflessioni e proposte importanti che hanno animato questa due giorni ma certamente troveranno spazio nei report. Ma una sintesi è necessaria per trasformare tutto ciò che abbiamo condiviso in questi due giorni in un processo che sia all’altezza delle nostre aspettative.

Cominciamo dalle date, non perché siano la cosa più importante ma perché stabiliscono una scansione di passaggi, e abbiamo il compito di trasformare queste date in momenti propulsivi e non semplicemente in punti di arrivo. Abbiamo tracciato un percorso che comprende la proposta di un' iniziativa a Verona il 13 ottobre per l’aborto libero, sicuro e gratuito. Mobilitarsi a Verona risponde all’urgenza di intervenire là dove gli attacchi reazionari all’aborto si stanno manifestando in modo eclatante, sapendo che si tratta di una battaglia del femminismo globale. Il 10 novembre ci sarà un’iniziativa coordinata a livello territoriale contro il Ddl Pillon.

Avremo modo di discutere di come organizzarla sui territori, ma questo è un terreno prioritario di iniziativa per noi. Il 10 novembre deve essere catalizzatore verso il 24 novembre a Roma, in un processo in cui dobbiamo avere la capacità di mostrare che quel disegno di legge è una reazione alla nostra pretesa di libertà, di far vedere che è parte di un disegno patriarcale e razzista che fa della violenza una colonna portante della società.

Questo non lo possiamo accettare ed è per questo che la lotta contro il Ddl Pillon e il decreto del razzista Salvini sarà centrale per noi da qui in avanti. Alcune hanno osservato che il decreto Salvini è anche una risposta alla nostra iniziativa politica, vuole impedire le nostre lotte, vuole impedire che scendiamo in piazza, e questo significa che mai come ora, ostinatamente, saremo in piazza e non ci faremo fermare!

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Mutualismo conflittuale e movimento operaio

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di Salvatore Cannavò

A – Tre Premesse:

1. L’esaurimento del ciclo storico del movimento operaio.
Partito e sindacato hanno rappresentato i due corni distinti di una fiamma che ha crepitato per circa un secolo e che, spesso facendosi Stato o comunque dipendendo dallo Stato e integrandosi in esso, ha determinato una specifica fisionomia del movimento operaio.
Quella costruzione non esiste da tempo il che non significa che non esistano sindacati o lotte sindacali, ma che non esiste una costruzione politica, un insieme sinergico e quindi una soggettività della trasformazione che, almeno fino alla fine degli anni 60, era “LA” soggettività.

2. Necessità di ragionare in termini di ricostruzione dei due elementi portanti: la solidarietà materiale e un orizzonte ideale. La prima è talmente divelta che un partito “di sinistra” come il Pd italiano e un altro che incarna la sinistra del futuro, cioè Macron, sono arrivati al punto da coniare il reato di solidarietà, colpendo coloro che aiutano i migranti a non morire.

3. Recupero di piste di ricerca negli albori movimento operaio, un ritorno alle origini non come mito originario e purificatore, nemmeno come ricorso storico o teoria di una storia a cicli. La storia va avanti e deve conservare la memoria di tutto il passato, compresi gli errori.

L’idea di questa esposizione è che nelle storie dell’origine, nei canoni fondativi ci sia un Codice sorgente di percorsi utili alla teoria e all’azione politica e sociale. Del resto questo codice ha permeato gran parte della storia del movimento operaio del Novecento: case del popolo, solidarietà di classe, il “paese nel paese” di cui parlava Pasolini, la comunità popolare o operaia in certe zone ad alta concentrazione proletaria (si pensi ai libri di Alberto Prunetti che non a caso percorre il filo della narrativa working class).

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ll mondo dei robot non è come ce lo aspettiamo

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 di Marco Schiaffino

Quale sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro e sulla società? Qualche anno fa la domanda avrebbe potuto interessare al massimo qualche appassionato di fantascienza. Oggi, il tema comincia a guadagnare un suo spazio nel dibattito politico.

Inutile dirlo, la domanda di cui sopra ha risposte differenti a seconda di chi viene interpellato. I sindacati, i lavoratori e “l’uomo della strada” non nascondono (finalmente) la loro preoccupazione. L’idea che le macchine possano sostituire l’uomo fa (giustamente) paura e la rapidità con cui l’industria 4.0 sta prendendo piede. Velocità che spesso viene comunque sottovalutata, non aiuta a distendere gli animi.

Il tema principale è quello che conosciamo dai tempi di Watt e dell’invenzione della macchina a vapore, cioè l’aumento di produttività che si ripercuote, necessariamente, sull’occupazione. L’equazione è semplice: maggiore produttività, minore impiego di mano d’opera, diminuzione della domanda di lavoratori rispetto all’offerta, spirale al ribasso dei salari e aumento della disoccupazione.

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Come è cambiata la democrazia?

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di Stefano Risso

Fausto Gianelli, avvocato dei Giuristi Democratici, nel suo intervento all’Università Estiva ci ha illustrato con competenza e passione la differenza tra l'aspetto formale e quello sostanziale della Democrazia, ricordandoci la necessità della difesa della democrazia a partire dalla difesa della sostanza stessa della democrazia. Ora dobbiamo chiederci perché la Democrazia, dal punto di vista sostanziale, è in una crisi così profonda. Ci troviamo di fronte ad un processo di trasformazione della società di stampo decisamente oligarchico e forse dovremmo parlare di un autentico processo rivoluzionario purtroppo in senso oligarchico. Rivoluzionario e non reazionario, perché la creazione di un'oligarchia politica è stata preceduta dalla formazione di un'oligarchia economica e di conseguenza la sua presa del potere politico effettivo corrisponde al ruolo che, nella società, ha concretamente usurpato da tempo.

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