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In questa sottocategoria sono pubblicati gli articoli del Granello di Sabbia

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Acqua Pubblica: la indicibile vergogna di un Paese che sbeffeggia la volontà popolare

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di Vittorio Lovera

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 12-13 Giugno 2011, quando oltre 27 milioni di cittadini italiani indicarono, attraverso un Referendum Popolare, la loro indiscutibile volontà: una gestione pubblica dell'acqua, monopolio naturale e diritto umano inalienabile che deve essere fuori da ogni logica di mercato, di un bene comune su cui non sia ammessa alcuna remunerazione del capitale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 2007, quando venne depositata una proposta di legge di iniziativa popolare, supportata da oltre 400 mila firme, per la completa ri-pubblicizzazione del sistema idrico nazionale: 12 anni!

La mancata applicazione dell'esito referendario ha leso profondamente il vincolo fiduciario tra la cittadinanza e la classe politica eletta per rappresentarne le volontà. Una classe politica che sbeffeggia da oltre 12 anni la volontà popolare non si può certo definire democratica.

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Non esistono poteri buoni

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di Marco Schiaffino

Se si immerge una rana nell’acqua bollente, salterà via. Se la si infila in una pentola di acqua fredda e la si scalda lentamente, la rana non si accorge del pericolo e finisce bollita. La storiella, piuttosto popolare nel mondo anglosassone, si adatta alla perfezione a ciò che sta succedendo intorno a noi. Nel mio personalissimo immaginario, un’eventuale svolta autoritaria in Italia avrebbe preso la forma di un classico colpo di stato hollywoodiano, con carri armati e squadracce sguinzagliate per i quartieri a fare piazza pulita delle possibili cellule resistenti. Quello a cui stiamo assistendo, invece, è un lento degrado che ricorda terribilmente la favoletta della rana bollita o “boiling frog”.

Il voto del Senato che ha sottratto Matteo Salvini al procedimento per l’accusa di sequestro di persona e abuso di potere nel caso Diciotti non può essere considerato il “solito” copione a cui abbiamo assistito tante volte. Al di là del blocco del procedimento, il voto di quei 237 senatori (il minuscolo è voluto) segna un precedente da far rabbrividire. La logica seguita nel giustificare l’operato del ministro, infatti, è allucinante: avrebbe agito nell’interesse dello stato perché lo ha fatto a nome del governo. Tradotto: il governo è al di sopra delle leggi. Tutta la vicenda, di suo, ha quindi toni già piuttosto cupi.

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Cinque anni fa il referendum. La democrazia, i cittadini e le nuove norme sui servizi idrici (2016)

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Articolo di Stefano Rodotà pubblicato su La Repubblica il 17 marzo 2016.

Quasi cinque anni fa, nel giugno 2011, ventisei milioni di italiani votarono sì in un referendum con il quale si stabiliva che l'acqua deve essere pubblica. Oggi, ma non è la prima volta, si cerca di cancellare quel risultato importantissimo, approvando norme che sostanzialmente consegnano ai privati la gestione dei servizi idrici. Non è una questione secondaria, perché si tratta di un bene della vita e perché viene messa in discussione la rilevanza di uno strumento essenziale per l'intervento diretto dei cittadini. Tutto questo avviene in un momento in cui si parla intensamente di referendum sì che, prima di approfondire la questione, conviene dire qualcosa sul contesto nel quale ci troviamo.

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Fuori il profitto dalla tariffa!

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di Gianni Sbrogiò per il Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova

Siamo convinti che per far uscire il privato dalla gestione del Servizio Idrico Integrato, si debba togliere il profitto dalla tariffa. In questa maniera si applicherebbe immediatamente il 2° quesito referendario e il 1° quesito andrebbe ad applicarsi di conseguenza per il fatto che nessun privato resterebbe all’interno delle società di gestione e nessuno si sognerebbe ad entrarci se il Metodo Tariffario fosse stabilito senza il profitto, ma solo con il recupero dei costi (una parte da tariffa a carico degli utenti e una parte a carico della fiscalità generale). Mentre ora vediamo come si continui a legiferare affinché le quote possedute dai comuni vengano cedute alle grosse multiutility quotate in borsa. Il capitale finanziario è sicuro che nessuna forza politica toglierà loro il profitto. Il percorso accidentato della legge sull’acqua che per ben la seconda volta è stata ripresentata, ne è purtroppo la prova. 

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Beni comuni fuori dal mercato

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di Marco Bersani*

L'evanescenza dell'antinomia fra Unione Europea e Stato nazionale è dimostrata dal progressivo affermarsi, nelle pratiche di lotta dei movimenti sociali e nella teorizzazione intellettuale alternativa, del paradigma dei beni comuni.

Se corrispondesse a realtà l'interpretazione di chi pensa che siamo di fronte ad un attacco ai diritti del lavoro, ai diritti sociali e ai servizi pubblici, portato avanti dal grande capitale finanziario e dall'oligarchia che governa l'Ue (parte vera), a cui si contrappongono gli Stati nazionali, quali luoghi di contrasto e garanti della protezione sociale (parte illusoria), non si comprenderebbe l'enfasi posta in modo sempre più marcato da parte dei movimenti sociali sul tema dei beni comuni.

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