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Flat tax: rubare ai poveri per dare ai ricchi

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di Marco Schiaffino

L’ultima trovata del governo italiano si chiama flat tax, un provvedimento allucinante che punta a “convincere” i ricconi stranieri a spostare la loro residenza in Italia. In cambio, il nostro paese gli garantisce la possibilità di eludere le tasse attraverso un prelievo fisso di 100.000 euro sui redditi prodotti all’estero. Per capirci, questo significa che una persona con un reddito di 10 milioni di euro (esistono) pagherebbe l’1% di imposte. Insomma: il governo italiano candida il nostro paese come paradiso fiscale per ricchi stranieri.

Il dato politico è che, con il suo ultimo atto in qualità di Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha confermato di ispirarsi a Superciuk, il super-eroe che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il segretario del PD interpreta il ruolo con irritante zelo fin dal suo insediamento, con la solita ricetta neo-liberista: da una parte tagli alla spesa sociale, al welfare e ai servizi pubblici, dall’altra contributi e sgravi fiscali alle aziende. L’ultima trovata della flat tax, però, le batte tutte. Certo, l’idea non è una prima assoluta e, per assurdo, una delle nazioni che l’ha interpretata con la maggiore disinvoltura è proprio quell’Inghilterra a cui l’Italia vorrebbe strappare i “Paperoni” in cerca di un paradisetto fiscale.

Il portato politico della vicenda, però, è di quelli pesanti. Prima di tutto per la classica interpretazione secondo “due pesi, due misure”. Qualcuno ricorda i commenti all’acido solforico nei confronti di Valentino Rossi quando emerse il fatto che aveva la residenza nel Regno Unito allo scopo (guarda un po’) di pagare meno tasse in patria? O gli strali lanciati nei confronti della Svizzera rea di attirare gli evasori fiscali di casa nostra? Beh, nella visione renziana l’etica è evidentemente un concetto a senso unico ed estremamente malleabile.

Mortificante, poi, constatare lo strabismo dei globalizzatori di casa nostra (ma anche di larga parte dell’opinione pubblica) che dal concetto di “integrazione globale” riescono a cogliere sempre e solo l’aspetto competitivo, senza mai tentare lo sforzo di ipotizzare (almeno a livello concettuale) un embrione di quello che potrebbe essere un aspetto sociale o solidale. In soldoni: chi ha votato quel provvedimento non considera (o preferisce non considerare) che l’offerta di “asilo fiscale” ha come conseguenza il fatto che milioni di persone verranno defraudate di quelle tasse che il riccone di turno dovrebbe pagare in patria.

Ed è questo il punto: Matteo Renzi e i suoi amici fanno finta di non sapere che, ogni volta che accolgono un riccone straniero, stanno praticamente rubando il posto letto in ospedale a un’anziana signora, cancellando l’insegnante di sostegno per un disabile o il sostegno economico per una famiglia indigente. Difficile capire come questo possa legarsi al concetto di “aiutare i più deboli” che l’ex presidente del consiglio sbandiera fino alla nausea in pubblico.

A coerenza, però, si sa che l’ex (e futuro?) segretario del PD non se la cava proprio benissimo. Giusto per il ribadire il concetto, riporto la trascrizione di un suo passaggio proprio al convegno del Lingotto che si è tenuto il 12 marzo, 4 giorni dopo che la flat tax è diventata operativa.

Dice Renzi: “l’Europa deve avere un sistema di pressione fiscale unico! Di regole fiscali unico! Perché non è corretto che ci sia la concorrenza sleale di chi, da Amsterdam o dal Lussemburgo o da Dublino crea una sorta di paradiso fiscale mentre le regole del budget sono le stesse per tutti. Se ci sono le stesse regole per il deficit bisogna che ci siano le stesse regole fiscali in Europa. Perché altrimenti va a finire che ci sono dei paradisi fiscali e dei luoghi che sono messi in difficoltà e questo è inaccettabile!”.

Già. È inaccettabile

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 28 di Marzo-Aprile 2017: "Dov'è finita la democrazia?

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