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Editoriale: Con le pezze al culo ma griffati dalle ArchiStar

TTIP-Trojan-Horse lowres

di Vittorio Lovera

A grande richiesta torniamo ad esplorare il connubio, sempre più mefisticamente intrecciato, tra Finanza & Grandi Opere. Avevamo già dedicato un numero monografico (Granello di Sabbia N. 11 – Aprile 2014) a questo fenomeno: molte sono state le richieste giunte in Redazione di allargare ulteriormente l’orizzonte di analisi.

“Finanza & Grandi Opere 2.0” forse potevamo titolarlo anche “ Finanza & Grandi Opere 41 Bis”: di queste ore la notizia dei primi 10 arresti nel corso dell’indagine sulla corruttela all’Anas, un vero e proprio spoil system della corruzione, nel quale risulta coinvolto anche l’ex Sottosegretario prodiano alle Infrastrutture, Luigi Meduri (ex Presidente – anche se solo per un anno – della Regione Calabria).


Quando l’intreccio tra imprenditori, funzionari pubblici, faccendieri e politica diviene sempre più fitto (il procuratore capo Giuseppe Pignatone parla dell’esistenza di un “ufficio mazzette” e della “deprimente quotidianità delle mazzette”) allora non si tratta più di semplice corruttela ma entriamo nel campo dell’ associazione a delinquere di stampo mafioso: l’indagine “Mafia Capitale” ha il merito di aver dissipato anche quest’ultimo velo sull’evoluzione e la modernizzazione del sistema mafioso.

Invitiamo tutti a ricercare sul sito di Attac Italia (www.attac.it) il numero dell’Aprile 2014. Nell’ Editoriale di allora, “Grandi Opere: italico supplizio di Tantalo” ripercorremmo le tappe che, con la Legge Obiettivo (493 del 21.12.2001), consentirono a Silvio Berlusconi di introdurre la possibilità di assoluta deregulation nella cantierabilità delle Grandi Opere. Matteo il Giovane, in questi giorni di approvazione della Legge di Stabilità, si gonfia, borioso come un pavoncello, per rivendicare come Lui riesca a rendere operative tutte le intuizioni che Silvio il Vecchio ebbe ma non seppe far attuare.
Per attuare quella deregulation bipartisan serviva mettere a disposizione molti soldi pubblici: rileggete allora anche “Cassa Depositi e Prestiti al servizio delle Grandi Opere” di Marco Bersani.

Ancora due suggerimenti di rilettura di quel gran bel numero: l’articolo di Ivan Cicconi, Istituto per la trasparenza degli Appalti e la compatibilità ambientale, “le Grandi Opere sono il Totem dei Faccendieri delle grandi imprese post-fordiste, con cui apparecchiare la Tavola alla quale invitare i mariuoli dello stato post kenesyano” e quello dell’ urbanista Paolo Berdini “Consumo di suolo e interessi finanziari” dove si sostanzia con estrema chiarezza come malaffare e finanza speculativa sguazzino in business agevolati e remunerativi grazie ad una costante “rarefazione della struttura pubblica” scientificamente favorita dalla consorteria politica.
Il patto del Nazareno non è affatto morto: ora chi tira le fila di quegli accordi tra gli ex silvioti è Denis Verdini ex banchiere “plurisanzionato” che, guarda caso, oltre un maxi condono in Campania, chiede – per dare suo appoggio esterno all’Esecutivo – la ripresentazione del progetto del Ponte sullo Stretto.

In “Finanza & Grandi Opere 2.0” ragioniamo sulle ripercussioni che potrà avere lo Sblocca Italia (una “nuova” legge Obiettivo più determinata e incisiva della precedente versione) e in particolare gli effetti sociali-finanziari ed ambientali che avrà sull’ex area industriale di Bagnoli; esaminiamo la querelle del nuovo stadio in una Roma alle prese con Mafia Capitale, con un commissariamento tutto tondo ed un prossimo ritorno alle urne, con un Giubileo alle porte e una candidatura per le Olimpiadi del 2024; proviamo a tirare le somme dei trascorsi mondiali di calcio in Brasile e dei prossimi in Quatar, sul filone della corruzione nelle Grandi opere Sportive.

L’Expo si appresta a chiudere i battenti e con Mario Vitiello proponiamo delle prime articolate riflessioni, torniamo a ragionare sui costi dell’autostrada Brescia- Bergamo-Milano, proprio mentre si diffondono i rumors che la nuova Pedemontana lombarda diverrà, dopo la chiusura di Expo, la più cara autostrada d’Italia (per la grandeur renziana nel periodo di Expo, era gratuita), torniamo con due articoli a trattare della situazione in Val di Susa e ne approfittiamo per felicitarci con Erri De Luca (assolto dalla stolida accusa di incitamento al sabotaggio), dedichiamo un articolo al tema della trivellazione negli Appennini e della forsennata volontà di ricercare petrolio nell’Adriatico, e un altro pezzo, alla questione delle maxi navi da crociera a Venezia.

Chiudiamo con le Rubriche, dal caso Volkswagen alla questione del Debito, e due ulteriori e interessanti approfondimenti sulla questione della Democrazia partecipativa. Ma c’è un altro aspetto che, spesso sotto traccia, si dipana nel grande filone tra Finanza & Grandi Opere. E’ il ricorso selvaggio, da parte di Enti Locali all’intervento delle ArchiStar, per sbloccare progetti altrimenti difficilmente difendibili. Per avere grande disponibilità di risorse da spartirsi necessitanonomi evocativi, star internazionali che rendano “potabile” il dispendio di ingenti risorse pubbliche per opere assolutamente improponibili.
Ecco allora la comparsa delle Archistar, dei bandi di progettazione internazionale. In Italia l’ArchiStar più nota (e recidiva) è il valenciano Santiago Calatrava. Da anni, e in molti Paesi, le sue potenti e ardite realizzazioni sono oggetto di polemiche, querelle giudiziarie e richieste di risarcimento per il costante sforamento dei budget.

Cosa c’entra Calatrava con l’Italia?
Il Ponte della Costituzione a Venezia, inaugurato nel 2008 dal presidente Napolitano. Un ponte pedonale in vetro: preventivo di 6 milioni costato oltre 12 ma con oltre un milione di spese per l’ordinaria gestione nel primo quadriennio di esercizio, 5mila pratiche di risarcimento per le cadute causate dalla scivolosità del vetro e… 2 milioni per realizzare ex-post l’attraversamento disabili che non era stato previsto!

Bruscolini? Parliamo allora della Città dello Sport a Tor Vergata, Roma? Della piscina olimpionica che doveva essere pronta per i mondiali di nuoto (già svoltisi), con misura errata della vasca che non l’avrebbe resa omologabile? Preventivo ipotizzato 60 milioni: a marzo 2015 ne erano stati spesi, iva esclusa, oltre 200 e si dice che per completarla ne servano almeno altri 400! Nei progetti da Grande Abbuffata delle possibili Olimpiadi Romane del 2024, delle Vele (questa la forma reticolare alta 75 mt che si vede, abbandonata, transitando dall’Autostrada) non se ne fa menzione.

Non basta? Estrema periferia nordest di Reggio Emilia (la città dell’ ex sindaco Graziano Del Rio, ora Ministro alle Infrastrutture al posto di Maurizio Lupi, dimessosi dopo lo scandalo Incalza, guarda caso altro esempio di corruzione & Grandi Opere.
Serve una nuova stazione dell’Alta Velocità a Reggio Emilia. Boh, forse, mah! Ma l’AV ferma anche a Reggio Emilia? Mah. Boh. Forse. Costo stimato, prima del 2002, 15 milioni; delibera comunale dopo l’affido del progetto all’architetto Calatrava porta il massimo tetto di spesa 38,8 milioni (esclusi i lavori per i parcheggi); alla data dell’inaugurazione (8 giugno 2013) costo dell’opera, parcheggi esclusi, ben 79 milioni!

Sostiene Ivan Cicconi “pare che a Reggio Emilia, per qualche congiunzione astrale favorevole, Santiago Calatrava abbia trovato l’Eldorado.” Potrei proseguire elencando una formazione di ArchiStar internazionali che neppure l’Inter del magnate Thohir potrebbe mettere in campo. Proviamo? Daniel Libeskind per Citylife a Milano, per alcuni “la peggior speculazione immobiliare italiana da Craxi in poi”; sempre a Milano il londinese David Chipperfild per il Museo delle Culture (15 anni di lavori, 30 milioni, 3 Sindaci, 4 Assessori ai Lavori Pubblici, 6 Assessori alla Cultura), Richard Meier per l’Ara Pacis romana e Zaha Hadid per il Maxxi. Firenze gioca con l’uscita degli Uffizi progettata – 3 lustri fa – dal giapponese Arata Isozaki (e non ancora realizzata) e affida a Norman Forster la stazione ipogea del TAV. Venezia non contenta dello scempio calatraviano (e dello scandalo del MOSE per rimanere sul filone Grandi Opere), affida all’olandese Rem Koolhass il rifacimento del rinascimentale Fondaco dei Tedeschi.

Stop? Scherziamo? Se Reggio ha avuto una stazione vuoi che Vincenzo De Luca non dia un moderno ed avveniristico waterfront a Salerno? Ecco allora il Crescent del catalano Ricardo Bofill, un casermone a forma di mezzaluna. E non basta. Stazione Marittima affidata alle chine di Zaha Hadid e, udite udite, la Marina di Arechi a... Santiago Calatrava!

E alle Archistar italiane, nulla? Fuksas potrebb3 apparire nome esotico, ma fa Massimiliano di nome, romano de Roma. Per molti è l’ Archistar di sinistra, ex rifondaiolo. Il Compagno Fuksas ha 22 milioni di parcella per la progettazione dei 42 piani del Palazzo delle Regioni a Torino, con una causa da 2,7 milioni per il riconoscimento anche della “supervisione artistica” (pare ritirata, per cercare una transazione complessiva). Torino ha perso la gara con Milano: il “celeste” Formigoni in soli 4 anni e per soli 400 milioni ha realizzato 43 piani su 161,3 metri per Il Palazzo della Regione Lombardia, affidando la progettazione agli americani Pei Cobb Freed & Partners. Anche Roma litiga con Fuksas, è proprio vero, nemo propheta in patria!
La Nuvola, il nuovo centro congressi dell’Eur è bloccato e indagano sia l’Autorità per la Vigilanza dei Contratti Pubblici (AVCP) sia la Corte dei Conti: dai 272 milioni previsti il costo è già lievitato a 415 e l’opera non è terminata (doveva essere consegnata nel 2010, pare servano almeno altri 100 milioni). Parcella di colui che disse “il mio cliente non è il Sindaco, è l’essere umano”? 19,5 milioni! Al genovese Renzo Piano, in Italia “solo” committenze private, dal “profano” grattacielo Intesa San Paolo nel quartiere Cit Turin (4 anni di lavoro, 167,25 mt, 38 piani esterni e 6 interrati al costo di 560 milioni) al “sacro” Santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Allo svizzero Mario Botta (nato a Mendrisio, 10 km da Como) solo il rifacimento a Milano dell’entrata del Teatro della Scala. Siamo un Paese che rischia ad ogni piè sospinto il tracollo, il default.
Per risanare i bilanci inventiamo draconiani tagli al welfare e al sociale. Insomma, abbiamo le pezze al culo. Ma i nostri Enti Locali sono tutti griffati dalle ArchiStar.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 21 di Settembre-Ottobre 2015 "Finanza & Grandi Opere 2.0", scaricabile qui. 

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