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Tor Sapienza: le sperimentazioni in atto ed il ruolo degli enti locali

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di Riccardo Troisi

Oggi Tor Sapienza la conoscono un po’ tutti, su quel pezzo di periferia romana si sono accesi di colpo i riflettori, ed il cono d’ombra prodotto dalle macerie di questa crisi, per un attimo ha messo in luce quello che stanno diventando tanti pezzi di periferia nel nostro paese: “savane urbane” dove si sta consumando un macello sociale senza tregua.

I fatti di Tor Sapienza hanno scosso l’intera comunità locale, in particolare, gli abitanti del complesso abitativo Morandi si sono ritrovati al centro della scena mediatica, rimanendo prigionieri dei suoi effetti superficiali. Chi lavora da anni sul territorio sa bene che quello che è accaduto è il risultato del profondo disagio sociale, alimentato da diverse forme di deprivazione. Una combinazione complessa e distruttiva di fattori territoriali negativi che sta colpendo molte periferie di Roma. La crisi economica ha accentuato le conflittualità e le risposte che occorre dare devono incidere in maniera strutturale sulle emergenze socio-economiche che stanno frammentando il tessuto sociale di questi territori marginali. Il Morandi, ed altre periferie a rischio, sono afflitte da una povertà urbana articolata, una povertà non solo economico-finanziaria, ma culturale e relazionale: comunità isolate con network sociali frammentati e frammentari. Per In tale scenario, occorre costruire progettualità concrete che nascono dalle realtà del territorio e che siano finalizzate a superare questo isolamento rispetto al resto della città.

Gli interventi organici di rigenerazione urbana dovrebbero essere il nuovo orizzonte d’azione politica, affinché vengano avviati progetti pluriennali e plurisettoriali orientati alla riconversione ecologica e sociale. Sebbene ancora in fieri, un tentativo in questa direzione è il Progetto Urban Re-Block di Tor Sapienza. Da circa due anni un gruppo di organizzazioni territoriali, assieme all’Università Roma Due di Tor Vergata, sta provando a elaborare un piano di azione locale di rigenerazione efficiente ed efficace degli insediamenti urbani attraverso pratiche di economia alternativa e solidale. L’area di riferimento è il complesso Morandi a Tor Sapienza, caratterizzata da un alta densità abitativa e dalla presenza di edifici di edilizia pubblica in forte stato di degrado. La scelta di operare nel Complesso Morandi raccoglie diverse sfide, tra cui quella di sperimentare una priorità centrale della periferia romana - l’inclusione sociale anche a fini occupazionali e di riqualificazione edilizia sostenibile -, affinché diventi un elemento sostanziale e distintivo della politica locale e nazionale in materia di investimenti urbani strategici integrati. L’azione ha come obiettivo il migliorando della qualità di vita dei residenti in questa area delle periferie romane con alta concentrazione di disagio sociale, attraverso l’attivazione di un processo partecipativo, che proponga progettualità di sostenibilità ambientale e sociale e riqualificazione del territorio, a partire da interventi sulle strutture abitative fino a la progettazione di alcuni interventi di riqualificazione socioeconomica con particolare attenzione al contesto di riferimento.

L’idea è quella di elaborare, attraverso percorsi partecipati, un nuovo patto locale che definisca piani di zona territoriali, fondati sulla riconversione ecologica e sociale ed in cui i valori che regolano la convivenza sociale vengano definiti dal basso. Tale obiettivo, però, è realizzabile solo se si inizia a ripensare anche l’idea di una nuova domanda e offerta per rigenerare l’economia.

Le problematiche territoriali affrontate da RE-Block sono comuni a molte periferie o insediamenti urbani, ad alta densità abitativa. In Italia sono stati mappati 167 aree simili a quella di Tor Sapienza.

Al gruppo di supporto locale hanno partecipato oltre trenta organizzazioni, a dimostrazione della ricchezza del tessuto associativo locale, che è stato poco valorizzato e sempre tenuto al margine dalla politica locale. In questi due anni, grazie ad un’analisi approfondita delle esigenze della comunità locale fondata su una metodologia partecipata, è stata ridata voce e dignità a quel fermento sociale. Sulla base di queste analisi, infatti, sono state proposte soluzioni e costruiti progetti. Questi ultimi fanno parte del Piano di Azione Locale Morandi-Tor Sapienza, cosi come richiesto dal programma URBACT, che è in fase avanzata d’attuazione.

Qui riporto una breve sintesi delle proposte.

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Il percorso progettuale che si sta delineando insieme agli attori locali può diventare un esempio di come strutturare i percorsi di rigenerazione urbana a Roma. Infatti, il processo URBACT sperimentato nell’area Morandi-Tor Sapienza contiene degli elementi innovativi rispetto alle precedenti pratiche operate nei quartieri romani. Il percorso di Re-Block, sin dai primi passi, è stato basato su elementi concreti sotto diversi aspetti:

  • il partenariato: gli stakeholders individuati hanno memoria ed esperienza su ciò che è accaduto e accade nel quartiere, nonché un’effettiva capacità di comunicare ed intermediare con i cittadini

  • la giusta scala d’azione: individuare i progetti in base alle esigenze e capacità locali, non andare fuori target

  • la ricerca di un’integrazione degli attori istituzionali: saper indirizzare su aree specifiche diverse competenze e risorse

  • l’attenzione verso la programmazione Comunitaria

  • un approccio multi-tematico e multi-settoriale alla rigenerazione urbana che mette al centro le persone , in relazione alla dimensione ecologica e sociale della qualità del vivere ,

Il processo partecipativo attuato nel Morandi sta riscontrando un notevole apprezzamento a livello internazionale, è stato presentato anche in seminari internazionali come un percorso di definizione della progettualità locale avanzato e innovativo: sia nei contenuti proposti, sia nelle modalità gestionali. Mentre a Roma si fa fatica a trovare riscontri presso le istituzioni locali, nonostante siano state più volte sollecitate ad attivarsi e contribuire a queste progettualità mettendo a disposizioni risorse e competenze. Per questa ragione si stanno promuovendo diversi incontri con gli Assessorati competenti, cercando di mettere assieme una matrice di possibili risorse e progettualità da far confluire nel piano di azione locale.

Per ricucire le nostre periferie occorre uno slancio di tutti e di tutte, una vera riconversione delle politiche urbane. Questo terribile conflitto tra povertà e marginalità diverse potrà esser superato solo attraverso un riscatto sociale che sia in grado di ritessere una tela non più “surreale” ma fatta di pratiche del “ben vivere”, che ridiano linfa alle periferie cittadine come Tor Sapienza.

Mentre si prova a coinvolgere gli Enti Locali, sempre più atrofizzati dai pazzeschi vincoli del patto di stabilità, nella fattiva gestione dell'uscita dall'emergenza sociale nei quartieri a rischio, si cerca di sperimentare nuovi strumenti per dare le gambe a piccoli progetti che possano contribuire a “normalizzare” situazioni sempre più esplosive.

In quest’ottica, sempre più l' 8 per mille della Chiesa Valdese rappresenta uno strumento spesso sostitutivo dei fondi nazionali per il Welfare (un gran bel paradosso !!!!). Partendo dall'esperienza Re-Block, Attac Italia, Re-Orient ed il Laboratorio Urbano Reset infatti hanno presentato congiuntamente alla Tavola Valdese un progetto sociale per l' “Avvio della casa della Cooperazione Solidale nel Complesso Morandi a Tor Sapienza. Un progetto, basato sull'esperienza diretta maturata finora nel e con il quartiere, che prevede di coinvolgere almeno 200 giovani con 3 obiettivi principali:

- garantire welfare locale in un quartiere a rischio

- garantire possibili start-up per progetti di micro-economia locale e contrastare la dispersione scolastica

- provare a coinvolgere gli Enti Locali di prossimità per trasformare servizi sperimentali, funzionanti ed efficienti, in servizi permanenti

L' ultimo punto potrà essere però realizzato solo se un numero sempre più rilevante di Enti Locali sapranno alzare la testa e rigettare totalmente le politiche renziane che prevedono l'integrale smantellamento della loro funzione.

Articolo tratto dal Granello di sabbia di gennaio/febbraio 2015: "Enti locali: cronaca di una morte annunciata", scaricabile qui.

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