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L’ideologia del decoro urbano

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di Roberto Guaglianone

«Sicurezza» e «decoro (urbano)» sono termini sempre più ricorrenti nel dibattito pubblico. A questo ha certamente contribuito, nell’ultimo anno, l’emanazione governativa di un pacchetto di provvedimenti esplicitamente ad essi riferiti:

  • Decreto dignità
  • Decreto sicurezza e immigrazione
  • Reddito di cittadinanza

Il «combinato disposto» di questi tre strumenti permette di comprendere la natura escludente delle politiche messe in atto dall’attuale esecutivo:

  • Il «decreto dignità» non mette in discussione il Jobs Act, che abroga molti ammortizzatori sociali
  • Il «decreto sicurezza» è costruito per rendere impossibile non solo l’arrivo ma anche la vita delle persone che sono emigrate verso l’Italia
  • Il «reddito di cittadinanza» esclude dal suo godimento numerosi soggetti, non solo stranieri

Tornano in mente alcune affermazioni su uno dei principali teorici del neoliberismo, contenute in “Shock economy” di Naomi Klein, secondo cui “Friedman ha capito che, così come i prigionieri sono ammorbiditi  a causa dello shock della loro cattura, per l’interrogatorio, lo shock dei disastri potrebbe servire per ammorbidire la gente fino ad accettare la sua massiccia  radicale crociata per il libero mercato. Ha informato i politici che immediatamente dopo una crisi, loro dovrebbero spingere  attraverso una serie di azioni dolorose, intese come polizze contro la capacità di riacquistare lucidità, fiducia in se stessi da parte della gente.”

Come la “crisi economico-finanziaria” è servita al disciplinamento sociale delle popolazioni europee nell’accettazione delle politiche di austerità e degli strumenti del suo  mantenimento, come la trappola del debito, che sono le “polizze contro la capacità di riacquistare lucidità” dei cittadini. Così, in un modo molto simile,  la presunta “crisi dell’immigrazione” attraversata dall’Europa nel 2014-2016 (picco numerico degli arrivi di migranti sul fronte Sud), ha indotto molti governi a “spingere  attraverso una serie di azioni dolorose”: restrizione di diritti  internazionalmente sanciti, introduzione della “retorica della sicurezza e del decoro urbano”.

Le politiche migratorie, che dal 2000 sono gestite attraverso decretazioni di emergenza, ne sono state il veicolo principale:

  • 2009: il «pacchetto Maroni» introduce il «reato di clandestinità», ancora vigente
  • 2014: il governo Renzi chiude l’operazione di salvataggio «Mare Nostrum»
  • 2017-2018: il governo Gentiloni non approva l’introduzione della cittadinanza per «ius soli»

In questo senso, le forme di disciplinamento sociale “da shock” utilizzate per l’imposizione delle politiche economiche di austerità in ambito europeo non appaiono molto diverse da quelle usate da molti politici europei sul versante delle migrazioni. Anche in questo caso, senza distinzioni di “parte politica” tra centrodestra e centrosinistra. In Italia i decreti  portano il nome dei due Ministri dell’Interno.

Il «decreto Minniti-Orlando» del 2017 introduce per la prima volta l’abbinamento tra «sicurezza» e «decoro urbano».

Sono due le principali novità introdotte:

  • l’affiancamento, nelle politiche sanzionatorie, dei gravi emarginati nostrani a quelli immigrati
  • la connotazione «urbana» del tema del decoro, che non casualmente segue il decennio in cui le politiche avevano portato alla visibilità degli esclusi (dai CARA agli SPRAR per i migranti)

Il  «decreto Salvini» (negli articoli dall’1 al 16) accentua le spinte del suo predecessore sulla precarizzazione della vita dei migranti, sancita per legge da una serie di provvedimenti:

  • sul fronte degli approdi
  • sul fronte della permanenza regolare sul territorio nazionale, incrementando la «produzione di irregolari» già prevista dalla mai abrogata «Bossi-Fini» del 2002
  • peggiorare la qualità dell’accoglienza dei richiedenti asilo (obbligatoria per il recepimento di una direttiva UE), attraverso:
    • aumento dei casi di trattenimento coatto
    • invio dei richiedenti protezione ai soli Centri Governativi
  • aumentare le risposte negative alla richiesta di protezione internazionale, cancellando il “permesso di soggiorno per protezione umanitaria” e diminuendo la durata da 2 a 1 anno, più difficilmente rinnovabili) dei permessi sostitutivi, che ne riducono di molto la platea dei titolari.
  • il “combinato disposto” di questo decreto con la riduzione di un grado di giudizio (legislazione speciale) contro le decisioni negative sulla protezione internazionale già previsto da Minniti ridurrà le risposte positive in secondo grado, con l’effetto di creare più presenze irregolari sul territorio.
  • il presunto “giro di vite” (sempre dichiarato e mai attuato anche in passato) sulle espulsioni, con maggiori risorse finanziarie ad hoc, ma soprattutto con il raddoppio (da 90 a 180 giorni) dei tempi di possibile trattenimento dei cittadini irregolari nei discussi Centri per l’espulsione (CPR).
  • ridurre drasticamente il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, in capo a centinaia di Comuni italiani, escludendone i richiedenti asilo e i titolari dell’ex protezione umanitaria, che ad oggi ne costituiscono più dell’80% dei beneficiari.
  • sancire l’impossibilità per i richiedenti asilo di chiedere la residenza anagrafica nel territorio di accoglienza e di iscriversi al Servizio Sanitario nazionale.
  • aumentare le fattispecie di revoca del permesso di soggiorno per protezione internazionale.
  • creare maggiori difficoltà nell’ottenimento della cittadinanza italiana.

Crescono gli aspetti di repressione urbana, dato che è soprattutto nelle maggiori città che si andrà a concentrare la presenza di persone irregolari. Tra queste, peraltro, si andrà a sommare un sempre maggiore numero di cittadini italiani, oggetto dell’inasprimento dei provvedimenti noti come “DASPO urbano”, introdotti dai “decreti Minniti” (anch’essi collegati a quelli contro i migranti) e rafforzati dal “decreto Salvini” con il pretesto dell’antiterrorismo (art. 21: sperimentazione della pistola elettrica Taser alle Polizie Municipali) e del “decoro urbano” (art.23: DASPO urbano anche ai senza tetto, che spesso si rifugiano nei posti di pronto soccorso), avente a simbolo la riesumazione del reato di accattonaggio molesto.

In questi termini vanno lette – oltre al «DASPO urbano», cui si assomma una ripresa dell’uso di fogli di via e divieti di dimora – le fattispecie di:

  • blocco stradale (i giuristi rilevano come sia attagliato ai picchetti nella logistica, dove già si abusa di «violenza privata» e «resistenza»)
  • invasione di terreni ed edifici (CP 633), in cui viene aggravata la posizione dei «promotori», punibili per reati associativi (CP 416) anche senza «estorsione» (occupazioni sociali di case)

L’accanimento anti-immigrati del decreto-sicurezza ha portato con sé l’esclusione dalla platea del «reddito di cittadinanza» di tutti i non residenti, anche di nazionalità italiana.

Scrive Paolo Lambruschi, redattore  di Avvenire esperto sul tema, che «per come stanno le cose, il reddito di cittadinanza non andrà alle italianissime persone senza dimora». Con una sorta di «beffa» per gli stessi estensori, dato che una recente sentenza del Tribunale di Firenze stabilisce l’impossibilità di negare l’iscrizione anagrafica ai richiedenti protezione internazionale (tra cui molti «diniegati ricorrenti», presenti sul territorio nazionale da oltre due anni), lasciando fuori dall’elenco dei potenziali aventi diritto «solamente» le persone senza dimora di nazionalità italiana.

La realizzazione di «una città per tutti» viene resa sempre più difficile dall’attuazione di politiche che di precarizzazione spinta della vita di un numero crescente di persone, che si vorrebbero relegate nell’invisibilità alla pubblica amministrazione da provvedimenti – non sempre efficaci - di negazione del diritto all’iscrizione anagrafica e di quant’altre se ne sottraggono, rifiutando il modello dominante, con pratiche di organizzazione dal basso.

Oppure, anche fuori da città grandi e medio-grandi, nei cosiddetti «piccoli centri», riescono a trasformare le pratiche alternative dal basso in politiche locali di inclusione sociale, dando origine a forme di resistenza, ma anche di partecipazione di base e sperimentazione di nuove formule di convivenza pacifica e welfare comunitario. Ovvero, di «città per tutti».

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 40 di Maggio - Giugno 2019. "Una città per tutti"

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