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Il virus dei bimbiminkia ci porta verso un nuovo ‘900

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di Marco Schiaffino

Da Wikipedia: “Nel gergo di internet bimbominkia (a volte riportato con la grafia bimbominchia e abbreviato con le sigle BMK e BM) è un termine con connotazione negativa che indica un utente, spesso adolescente, di scarsa cultura e proprietà linguistiche. Si esprime con un linguaggio basato su errori sintattici e grammaticali, colmo di anglicismi spiccioli, frasi abbreviate da acronimi e decorate da emoticon e altri simboli virtuali. Si è inoltre soliti identificare come bimbominkia una persona dal carattere infantile, autoreferenziale, arrogante, eccessivamente attaccata alla tecnologia e abituata a pubblicare numerosi selfie sulle reti sociali”.

Difficile non individuare nella definizione qui sopra la perfetta rappresentazione dei viceministri del governo giallo-bruno attualmente al potere. Non tanto per la bulimia social (quello è frutto degli uffici stampa) quanto per il profilo caratteriale. In questi ultimi mesi Di Maio e Salvini hanno infatti interpretato il loro ruolo di governo come se stessero postando su un forum Internet. Ferma restando l’assenza di qualsiasi nostalgia per i governi passati, non risultano precedenti di un Ministro della Repubblica abbia direttamente attaccato un premier straniero o intere nazioni e istituzioni internazionali. Tantomeno si è mai visto che un leader politico (Di Maio formalmente lo è) abbia l’abitudine di sparare la prima idiozia che gli viene in mente su qualsiasi argomento, magari postando un video su Facebook mentre fa colazione.

Negli ultimi mesi, invece, ne abbiamo viste di tutti i colori. Annunci improvvisati, ordini “ufficiali” impartiti via Twitter, interpretazioni disinvolte (ed è un eufemismo) di legislazioni e competenze, violazioni delle più elementari regole alla base della divisione dei poteri. Si può archiviare tutto nella categoria del folkore, riderci sopra, sfruttarlo come materiale per qualche sfottò o meme su Internet. Di fronte all’inarrestabile ascesa dei bimbiminkia, però, qualche domanda sarebbe bene farsela. Perché la loro “normalità” rischia di avere qualche effetto, sia nel breve che nel lungo periodo.

Nel breve periodo, quello a cui stiamo assistendo è una novecentizzazione della nostra società. Anche se c’è chi lo ascrive alla categoria del sovranismo, la tendenza a banalizzare qualsiasi questione individuando un “nemico esterno” è piuttosto una sterzata a 180 gradi rispetto a quel poco di buono che la globalizzazione ha portato a livello culturale negli ultimi anni. Al concetto di “cittadinanza globale”, anche se spesso declinato più in funzione di individualizzazione che di internazionalismo, i bimbiminkia di casa nostra oppongono una visione in cui gli stati-nazione agiscono come entità autosufficienti. Ecco allora che le migrazioni “sono colpa della Francia” e del Franco CFA, oppure che di fronte ai naufraghi salvati dalla nave Sea Watch, che batte bandiera olandese, i bimbiminkia mettono in campo la chiamata in responsabilità del governo olandese. A livello di logica siamo all’assurdo, ma a livello di comunicazione il giochetto è tutt’altro che banale. L’obiettivo è sempre quello di scaricare la responsabilità, ma se i governi precedenti hanno tentato di farlo invocando un “ordine mondiale” indiscutibile e immodificabile, nel nuovo ordine si trona alla logica per cui un colpevole c’è e lo si può individuare attraverso meccanismi che anche un bambino può capire o, più realisticamente, che solo un bambino potrebbe prendere sul serio.

Nel lungo periodo, il rischio è decisamente più elevato e mette in gioco la tenuta di alcuni meccanismi democratici che, per quanto imperfetti e insufficienti, sono da sempre considerati un argine (quanto meno formale) alle pulsioni autoritarie. Quando il ministro degli interni si aggira per il parlamento indossando la divisa della polizia come se fosse Halloween, quando alle indagini della magistratura si oppone la “volontà popolare”, quando si minacciano epurazioni negli uffici pubblici adducendo come motivazione la presenza di “manine” in grado di sabotare l’azione di governo, in tutti questi casi si stanno mettendo in discussione linee e confini che sarebbe meglio rispettare. Linee e confini che i bimbiminkia sanno benissimo di non poter cancellare dalla sera alla mattina, ma che è piuttosto facile scolorire, sfumare, diluire.

Ciò che dovrebbe preoccupare davvero, però, è l’effetto contagio. Continuando ad alzare l’asticella, come sanno benissimo gli esperti di marketing, l’opinione pubblica tende ad adattarsi e a trovare “normale” ciò che fino a qualche tempo prima non era considerato tale. Il meccanismo che abbiamo di fronte, in questo senso, è cristallino, a partire dallo sdoganamento dell’arroganza giustificata dal potere e della violenza sottintesa (magari a suon di “bacioni” affidati a Twitter) che a ogni forzatura risulta sempre più accettabile e accettata anche da chi la vive con disagio. Al punto che, una mattina, potremmo svegliarci e scoprire di non avere più un governo di bimbiminkia, ma di vivere in un paese di bimbiminkia.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 38 di Gennaio - Febbraio 2019. "Il cambiamento del clima, il clima del cambiamento"

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