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Salvate il soldato Zuckerberg

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di Marco Schiaffino

Lo scorso 10 aprile, nella prestigiosa location del Senato degli Stati Uniti d’America, è andata in scena l’audizione di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, icona dell’imprenditoria 2.0 e… novello nemico della democrazia a stelle e strisce. Il giovane Mark (33 anni) ha interpretato il ruolo del capro espiatorio cospargendosi il capo di cenere di fronte alla platea mondiale (rigorosamente in streaming) per il caso Cambridge Analytica. Zuckerberg ha chiesto scusa, ha ammesso di aver sbagliato, ha promesso che si comporterà meglio.

Per i più distratti, riassumo i termini della questione: Cambridge Analytica è la società accusata di aver usato i dati di 87 milioni di utenti Facebook per mettere a punto e veicolare messaggi “mirati” che, nel corso delle elezioni presidenziali USA del 2016, avrebbero spostato l’ago della bilancia in favore del candidato Donald Trump. Per farlo, la società statunitense ha utilizzato le informazioni raccolte attraverso un’app chiamata “This Is Your Digital Life” e sviluppata da Aleksandr Kogan, un docente di psicologia dell’università di Cambridge.

L’app è stata presentata come uno dei tanti test idioti che compaiono sul social network e la raccolta dei dati come un progetto orientato a “scopi accademici”. Ad abboccare, 270.000 utenti Facebook. Ai tempi, però, Facebook consentiva una sorta di “permeabilità” tra le reti di amicizie di Facebook e il risultato è che l’app avrebbe raccolto informazioni riguardanti 87 milioni di utenti. Kogan avrebbe poi venduto le informazioni a Cambridge Analytica che le avrebbe usate per orchestrare la campagna elettorale in favore di Donald Trump e quella della Brexit, inviando a ogni singolo utente Facebook registrato il messaggio “giusto” per convincerlo. Il passaggio di informazioni da Kogan a Cambridge Analytica è emerso 3 anni fa (2015) quando Facebook ha accusato il ricercatore di aver violato le condizioni di utilizzo del social network fornendo a terzi le informazioni da lui raccolte. La vicenda, però, si era chiusa con qualche rassicurazione riguardo al fatto che i dati sarebbero stati “prontamente cancellati”. 

L’assurdo è che, in tutto questo, sembra che l’unico problema sia il fatto che Facebook non abbia impedito la raccolta dei dati. L’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata sul social network di Zuckerberg e nessuno (o quasi) ha sollevato altri problemi che sembrerebbe piuttosto ovvio affrontare. Per esempio: è normale (accettabile) che esista una società come Cambridge Analytica che offre un servizio in grado di “cambiare il comportamento dell’audience”?  È normale (accettabile) che un candidato alle presidenziali USA utilizzi un servizio del genere? Niente da fare: a finire in croce è stato il solo Zuckerberg, che non ha nessuna colpa se non quella di essere la (schifosa) espressione del suo tempo.

C’è però un passaggio in più. Se si scava un po’ si scopre che Cambridge Analytica non è altro che una succursale di un’azienda con sede in UK chiamata SLC Group, dedita (più o meno) allo stesso tipo di attività. A differenza di Cambridge Analytica, che descrive i suoi servizi in maniera abbastanza edulcorata, SLC Group è un po’ più diretta. Non parla solo di “Marketing e campagne politiche basate sui dati”, ma descrive i suoi servizi come una “fornitura di dati, analisi e strategie per governi e organizzazioni militari” e si vanta di essere attiva da 25 anni in “programmi di cambiamento di comportamenti”. In sostanza: SLC Group propone lo stesso identico servizio, fornendo a governi e organizzazioni militari gli strumenti per influenzare le elezioni in paesi terzi. Tra i suoi clienti (sono elencati nel sito Internet) ci sono NATO, Stati Uniti e Regno Unito.

Naturalmente in tutto questo Facebook non c’entra nulla. Stati Uniti e Regno Unito, infatti, non hanno alcun bisogno di Zuckerberg per ottenere i dati che gli servono per “pilotare” gli elettori. Li ottengono attraverso i vari programmi di spionaggio (per capirci quelli denunciati da Edward Snowden qualche anno fa) che registrano l’attività di chiunque abbia l’ardire di connettersi a Internet. Tutto questo è stato scritto nero su bianco da numerosi giornalisti (per esempio su The Guardian) il giorno stesso in cui è emerso il caso Cambridge Analytica. Per cancellarli dalle nostre coscienze, però, non c’è voluto molto. È bastato il sacrificio del soldato Zuckerberg.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 33 di Marzo - Aprile 2018: "Fuori dal mercato"

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