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Facebook privatizza anche la moneta?

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di Marco Schiaffino

Se qualcuno pensava che la libera circolazione dei capitali avesse raggiunto il suo culmine grazie alle politiche ultra-liberiste degli ultimi 30 anni, sappia che si sbagliava di grosso. Quello a cui potremmo assistere nel prossimo futuro potrebbe essere una vera rivoluzione copernicana nel mondo finanziario. Si chiama Libra e nelle intenzioni dei suoi creatori (Mark Zuckerberg in primis) dovrebbe essere il primo passo verso la “Internet of money”. Per semplificare, Libra dovrebbe diventare lo strumento attraverso il quale i privati, capitanati da Facebook, arriverebbero a battere moneta. Una moneta che di “virtuale”, a quanto pare, avrebbe ben poco.

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La riappropriazione dei beni comuni urbani

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Maria Francesca De Tullio (Università degli Studi di Napoli Federico II - Universiteit Antwerpen)

I ‘beni comuni’ stanno diventando una questione politica perché si prestano a nominare un’istanza urgente, di autodeterminazione e accessibilità da parte di tutti e di tutte dei beni necessari ai diritti fondamentali.

Questo è stato chiaro per l’acqua, che ha un collegamento evidente con il diritto alla vita. Ma alcuni movimenti - come quello dei teatri occupati - hanno mostrato che un bene può essere necessario ai diritti non tanto per la propria natura, quanto per il modo in cui è amministrato. E, soprattutto, che uno stesso bene è tanto più indispensabile quanto più la persona è in stato di bisogno. E i teatri ne sono un esempio: essi possono restare vuoti, essere usati per l’industria dell’intrattenimento, aprirsi alla fruizione culturale libera, o ancora essere autogestiti come mezzo di produzione condiviso.

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Piattaforme e rendita fondiaria. Le mani (di Airbnb) sulla città

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di Gerardo Marletto (Università di Sassari)

La crescita esponenziale di Airbnb è forse uno dei tratti più distintivi di come è cambiato il turismo negli ultimi anni. Nata nel 2007, Airbnb negli ultimi cinque anni ha più che decuplicato il suo fatturato:  da “solo” 200 milioni di dollari nel 2013, a ben 2,8 miliardi nel 2017. Certo, molto meno rispetto agli oltre 10 miliardi di fatturato che hanno registrato – sempre nel 2017 – i due grandi gruppi delle piattaforme internet turistiche: Expedia e Booking.

Tab. 1 – Le principali piattaforme internet turistiche

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Città ricchezza collettiva - Per un'altra economia territoriale

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di Paolo Cacciari

Sappiamo di chi sono le nuove mani che si sono impadronite delle città. Le corporation globali degli investitori finanziari. Vorrei segnalare (per riuscire a replicare ovunque) una bella inchiesta del collettivo “Per un’altra città” di Firenze sulla proprietà immobiliare a Firenze.

Sappiamo anche come è avvenuta l’espropriazione del diritto degli abitanti a decidere sulle scelte d’uso delle loro città. Sono noti i processi globali di urbanizzazione selvaggia che hanno portato a livello mondiale il 50% della popolazione ad abitare nel 3% della superficie terrestre. La megapolizzazione dell’inurbamento  (leggi la serie di articoli di Ilaria Agostini, Dal villaggio a megalopoli, www.perunaltracitta.org/2019) ha comportato il capovolgimento di quella che una volta nelle facoltà di urbanistica ci insegnavano essere la “funzione civilizzatrice” della città moderna pre-industriale. Da strumento di inclusione e di progresso umano ad aggregazione informe e alienante.

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Gli effetti (devastanti) del decreto sicurezza: un primo bilancio

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di NAGA*

A 7 mesi dall’entrata in vigore del “decreto sicurezza” i numeri danno un’immagine del nuovo concetto di “accoglienza e integrazione”.

Fra i dati diffusi dal Viminale, contestualmente al crollo della protezione umanitaria, c’è l’aumento dei dinieghi, passati dal 57% (dati di un anno fa) all’attuale 78%, anche questo conseguenza delle modifiche apportate dalla legge. Restano invece stabili le concessioni per lo status di rifugiato (dall’8% al 9% del totale) e quelle per la protezione sussidiaria, altra forma di protezione non toccata dalla nuova legge (dal 5% al 6%).

Con l’abolizione della protezione umanitaria, a far data dal 5 ottobre 2018, le Commissioni Territoriali hanno continuato a stringere ulteriormente sulle concessioni, di fatto azzerandole, dando seguito a un comportamento già anticipato dalla direttiva del Ministero degli Interni del luglio 2018. 

A dicembre 2018 solo il 3% dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria, e il 2% nel mese di gennaio 2019 contro il 21% dell’anno 2018.

Recenti sentenze hanno ribadito che la protezione umanitaria è tuttavia attribuibile a chi abbia fatto richiesta di protezione prima dell’entrata in vigore del decreto, che non ha valore retroattivo: vedremo nei prossimi mesi se questa tendenza si invertirà.

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