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Granello di sabbia

Il Granello di Sabbia è la rivista on line gratuita di Attac Italia, che esce con frequenza bimestrale.

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Ristrutturazione, audit, sospensione e annullamento del debito

Debito

CC - Titom

Che cosa si intende per «ristrutturazione del debito»? Intervista di Maud Bailly a Eric Toussaint (*)

In base ai termini stabiliti dal FMI[1] e dal Club di Parigi in una serie di documenti ufficiali, una ristrutturazione di debito sovrano implica uno scambio di debiti contro nuovi debiti nella maggioranza schiacciante dei casi, oppure contro liquidità in pochissimi casi. Generalmente, la ristrutturazione del debito passa per negoziati tra paesi debitori e varie categorie di creditori.
La ristrutturazione del debito sovrano può concretizzarsi in due forme principali[2]:

1. Il riscaglionamento del debito: abbassando il tasso per ridurre gli interessi e/o protraendo le scadenze dei rimborsi.
2. Questo può combinarsi con la riduzione del debito (riduzione dello stock debitorio per rinuncia a crediti dovuti). Perlopiù, questo passa per la sostituzione di vecchi titoli o vecchi contratti con nuovi titoli e contratti. La riduzione del debito può passare per l’estinzione di debiti contro liquidità.

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Pubblica amministrazione e partecipazione: l’esercizio della democrazia come questione organizzativa

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Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.
Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
Pino Cosentino

di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

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La custodia popolare di Mondeggi

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a cura del Comitato per la salvaguardia e il recupero della fattoria di Mondeggi - Bagno a Ripoli (FI)

Da circa tre anni qualche centinaio di persone presidia terreni e case di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, situati a Mondeggi nel comune di Bagno a Ripoli. In queste pagine le ragioni della lotta, la vita quotidiana e gli ideali dei contadini mondeggiardi. I nodi politici, ecologici ed alimentari della questione.

MONDEGGI BENE COMUNE – FATTORIA SENZA PADRONI
Il percorso fatto

La società agricola di Mondeggi-Lappeggi S.r.l. in liquidazione, di proprietà della Città Metropolitana di Firenze, gestiva una storica tenuta appartenuta a famiglie nobili quali i Bardi, i Portinai, i della Gherardesca. Tradizionalmente articolata in diversi poderi abitati da contadini, legati ad un'antica villa padronale, la fattoria comprendeva circa duecento ettari di terra, comprensivi di parco, vigneti, olivete, pascoli e seminativi. L'antica organizzazione poderale della fattoria, fu sostituita nel tempo da un'impostazione aziendale riconducibile al modello di impresa agricola moderna con coltivazioni estensive, massiccio ricorso alla meccanizzazione delle lavorazioni e impiego costante di trattamenti chimici convenzionali.

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Il girone infernale del popolo dei voucher

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di Roberto Ciccarelli 

Articolo tratto da il Manifesto del 6.10.2016 https://ilmanifesto.it/il-girone-infernale-del-popolo-dei-voucher/

Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sui voucher, e non avete mai osato chiedere,si trova oggi nella ricerca commissionata dall’Inps a Bruno Anastasia, Saverio Bombelli e Stefania Maschio «Il lavoro accessorio dal 2008 al 2015». 
Il paper, lanciato su twitter dal presidente dell’istituto previdenziale Tito Boeri, chiarisce che i buoni da 10 euro destinati al pagamento orario delle prestazioni occasionali non servono a fare emergere il lavoro nero e in molti casi rappresenta l’unica fonte di reddito a disposizione di chi non è mai entrato nell’«Olimpo» dei contratti stabili.

La maggioranza del milione e 380 mila percettori dei buoni lavoro nel 2015 opera in nero e, solo in parte, viene pagata con i voucher. I lavoratori maschi tra i 30 e i 50 anni che sono effettivamente emersi dal nero rappresentano una componente irrisoria e, tra l’altro, hanno un costo aziendale medio annuo tra i 6-700 euro ciascuno. In realtà, i voucher sono un «iceberg» e segnalano che il «nero» è in gran parte rimasto sott’acqua. Il lavoro a scontrino va piuttosto inteso come una prestazione associata molto spesso al lavoro part-time.

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La fuga dei precari

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di Raphael Pepe
Si sente spesso parlare negli ultimi dieci anni della cosiddetta “fuga dei cervelli”, di quei tanti giovani laureati o dottorati che scelgono di partire all’estero per lavorare, cercando migliori opportunità e soprattutto un riconoscimento delle loro capacità che spesso manca in Italia.

Sono tanti i dottorandi che si trovano a collaborare anni e anni con i nostri atenei, da lavoratori precari, facendo spesso da semplici assistenti ai cosiddetti baroni delle università, e guadagnando spesso meno di un operaio.
La tendenza della stampa italiana è di creare l' immaginario collettivo di giovani talenti che partono verso America, diventano grandi ricercatori e fanno scoperte di cui si parla a livello internazionale..

Questo fenomeno esiste, ma parlare di fuga dei cervelli è riduttivo. I dati parlano chiaro: se di fuga si tratta, è una fuga dei precari!

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