attac italia

Dieci ragioni per dire No Tap!

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di Re:Common

Riportiamo le argomentazioni contro il Trans Adriatic Pipeline (TAP) -ennesima grande opera contro cui si stanno rivoltando le popolazioni coinvolte- espresse quattro anni fa da Re:Common e tuttora attuali.

1. NON SERVE né a noi né al resto d’Europa

In Europa di gasdotti ce ne sono in abbondanza. Tuttavia i consumi sono in costante diminuzione. I progetti di nuovi gasdotti rispondono quindi a ragioni economico-finanziarie e non alle “necessità” reali di chi vive in Italia o negli altri paesi. Costruire il TAP non servirà a rilanciare l’economia e a “uscire” dalla crisi economica che persiste. Non serve a chi ha perso il posto di lavoro, o a chi è stato costretto a chiudere la propria attività. Non serve neanche a chi vorrebbe emanciparsi dal gas russo, perché i russi sono parte del progetto con la loro azienda petrolifera Lukoil, impegnata nell’estrazione proprio del gas che dovrebbe essere trasportato dal TAP. Non serve a chi spera “che almeno porti soldi”, perché la società costruttrice (la Trans Adriatic Pipeline AG) è registrata a Baar, in Svizzera, e non pagherà mai le tasse in Italia.

2. DANNEGGIA IL TERRITORIO ben oltre la sua costruzione

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C’è vita oltre il debito?

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di Marco Bersani

Il debito pubblico mondiale ha superato i 50mila miliardi di dollari che, sommati agli oltre 180mila miliardi del debito privato (imprese e famiglie), trasforma il pianeta in un crac finanziario, nel quale il valore del debito è pari a quattro volte quello della capacità di produzione di ricchezza (Pil).Nel suo piccolo, il debito pubblico italiano - terzo in valore assoluto e settimo in rapporto al Pil - ammonta a oltre 2.260 miliardi di euro, pari al 131,8% del Pil.

Una morsa che viene quotidianamente sottolineata dai tecnocrati dell'Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, dalle lobbies bancarie e finanziarie e dai media mainstream.

Che si tratti di una narrazione ideologica, sapientemente costruita per poter permettere l'espropriazione di diritti sociali, beni comuni e democrazia, lo dimostra il fatto di come nessuno ricordi come su quel debito gli italiani, dal 1980 ad oggi, abbiano già pagato oltre 3.400 miliardi di interessi, senza minimamente intaccarlo.

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Commons: l’alternativa

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di Paolo Cacciari
La caratteristica fondamentale dei “beni comuni” (commons intesi come risorse, forze e sistemi sociali integrati) non è costituita solo dal loro grado di accessibilità e inclusività e nemmeno solo dalla loro inalienabilità, inappropriabilità e preservazione, ma attiene alle forme organizzative e alle modalità della loro gestione, che si presume debbano essere condivise, responsabili, pienamente partecipate e democratiche. L’idea che esistano dei beni e dei servizi, fisici o immateriali, naturali o sociali, concreti o cognitivi, situati o eterei, locali o globali…che appartengono alle comunità viventi  nei loro diversi insiemi è un concetto forte, decisamente controcorrente rispetto all’ordinamento socio-giuridico dominato dal pensiero liberista, borghese, sessista e specista. 

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La lezione del 4 marzo

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di Pino Cosentino

Si può capire meglio l'imponente spostamento negli umori e nelle scelte di voto di gran parte dell’elettorato italiano se confrontiamo i risultati delle tre ultime elezioni politiche: 2008, 2013 e 2018. 

Dal 1994, prima prova elettorale nazionale dopo Tangentopoli e con il nuovo sistema elettorale maggioritario, il panorama politico si presenta dominato da due poli, in ognuno dei quali un grande partito è stato il centro di attrazione e di regolazione attorno a cui, come in un piccolo sistema solare, ruotava fino a una dozzina di pianeti minori per massa e importanza. Nel 2008 i due poli contrapposti di centrodestra e centrosinistra attraevano a sé, complessivamente, quasi 31 milioni di voti su un totale di 36 milioni e mezzo, ossia l'84,36%. I due partiti maggiori, Partito Democratico (PD) e Popolo delle Libertà (PDL), raccoglievano insieme oltre 25,7 milioni di voti, pari al 70,56% dei voti validi. Dieci anni dopo, nel 2018, hanno raccolto insieme 10 milioni e mezzo di voti, pari al 32,75%.  Ben 15 milioni di voti, quasi la metà dei voti validi totali, hanno cambiato destinazione, al ritmo di un milione e mezzo all''anno (per inciso, i voti validi sono calati nel frattempo da 36,5 a 32,8 milioni). In contemporanea 13 milioni di voti si sono riversati, complessivamente, sul M5S e sulla Lega (ex Lega Nord).

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Anticipazioni del Granello di Sabbia n.33

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Anticipazione degli articoli in corso di pubblicazione nel n.33 - Marzo - Aprile 2018

 

C’è vita oltre il debito?

  di Marco Bersani

Commons: l’alternativa

  di Paolo Cacciari

Dieci ragioni per dire No Tap!

  di Re:Common

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Democrazia partecipativa

La lezione del 4 marzo

 a cura di Pino Cosentino

Il fatto del mese

Salvate il soldato Zuckerberg

 di Marco Schiaffino

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